Archivio mensile:agosto 2011

cena ticinese, il menù

Stasera grande seratona! Cucinerò anzi, già sto cucinando, per i nostri vicini di casa… i primi ticinesi ad entrare e cenare a casa nostra! Siccome son vegetariani come noi ho un pò indagato se già conoscessero la carbonara veg, non l’avevano mai sentita nemmeno nominare… la carbonara intendo! Mah?! 🙂

Ecco dunque il menù di questa sera:

Antipastino raw (crudista) di carote e finocchi con hummus

Spaghetti alla carbonara vegetariana (non ho lafoto, è stata divorata troppo in fretta!) Comunque si fa con pancetta veg, uova, panna di soia, parmigiano, pepe, sale, olio evo… il tutto mescolato e gettato sugli spaghetti appena scolati e messi in padella a sfrigolare. Gnam! Non essendo una ricetta vegan, non ho dovuto fotografarla per Veganblog.it …. nel rispetto delle mie amiche vegan! 🙂

Pomodorini tondi ripieni di fette biscottate ai cereali ed erbe aromatiche con prezzemolo e aglio
Peperoni bianchi al forno con ripieno di patate croccanti al rosmarino

insalata mista Floweraw di Leonora, una grande!

Il gelato lo portano loro…
Buona giornata a tutti voi!
ciao!

il bel Paese disastrato e la Svizzera con le bolle grandi

Bello trovare vicini di casa mezzi svizzeri così affini a me. Vegeteriani da più di 10 anni, figli non vaccinati, emigranti come noi… Loro, dopo 6 anni, non sentono la nostalgia dell’Italia. Noi ancora si. Nonostante il disastro di Paese che è diventata l’Italia, o meglio, nonostante il mio legame di sangue con essa, mi manca ancora molto!
Mi mancano le agevolazioni date dalla presenza dei nonni e poco altro. Le amiche, certo.
Poco altro…. sicuramente la cultura, la nostra unica creatività, la nostra spontaneità e il nostro caffè miracoloso.
Il cappuccino, ecco cosa mi manca di più! Qui ti rifilano un cappuccio con la schiuma finta per la modica cifra di circa 4 CHF. Ma che hanno gli svizzeri contro la schiumina?! Qui esiste solo quella che fa affondare lo zucchero nel momento stesso che incontra le mega bolle d’aria e di latte. Bolle che in Italia sono così fitte e minuscole che hanno voglia di restare compatte e di abbracciare con calore lo zucchero fino a scioglierlo tutto ancora prima che tocchi il fondo della tazzina…. mmmmhhh! Peccato davvero!
Per non parlare del gelato…ma quella è un’altra storia. Dico solo che sia ad Empoli che a Pistoia abitavamo sopra alle migliori gelaterie della città! Vabbè… poi per 1 euro ti davano così tanto gelato da non poterlo nemmeno leccare in un solo giro di lingua! Qui ti rifilano gelato fatto con la polverina…. aiutoooooooooooooooooo!

quando fare tante cose vuol dire avere paura del vuoto

Mi rendo perfettamente conto che tenere la mente occupata è da codardi. Farlo intenzionalmente lo è ancora di più. Farlo senza poterne fare a meno è da disperati. Io, quindi, lo sono. Sto provando a capire perchè ho paura di affrontare tutta me stessa.
Oggi ci penserò sù e spero di potermi fornire al più presto una risposta risolutiva.
Non voglio più temporeggiare, i pensieri da fine dei tempi mi invadono ed un perchè ci sarà… Adesso, davvero, non è il caso di bighellonare con se stessi. Con me stessa e con le mie occupazioni immaginarie.

L’immagine della Medusa oggi si rifletterà dentro di me. I miei tormenti,  le mie abitudini, i miei rituali, me stessa – interamente – non dovranno essere più uno spavento. Non vorrò più chiudere gli occhi e posta davanti allo specchio dovrò sapermi conoscere, accettare e perdonare. Non diventare immobile come roccia ma fluida e mutevole come l’acqua. Vorrei trovare una bella haiku (poesia giapponese brevissima) che esprima questa fluidità alla quale tendo… ora la cerco. Matsuo Basho mi potrà aiutare…. 🙂

Ho trovato Battiato e la sua meravigliosa Haiku. Cito i versi:
Seduto sotto un albero a meditare
mi vedevo immobile danzare con il tempo
come un filo d’erba
che si inchina alla brezza di maggio
o alle sue intemperie.

Alla rugiada che si posa sui fiori
quando s’annuncia l’autunno
assomiglio
io che devo svanire
e vorrei
sospendermi nel nulla
ridurmi
e diventare nulla.

Medusa si farà compagnia insieme all’immagine di Perseo… (del Cellini), scultura che adoro e che rende Piazza della Signoria a Firenze un luogo adorabile. Perseo la vince, Perseo è un impavido. Perseo mi sembra anche un nome che darei a mio ipotetico (e lontnao) prossimo figlio. 🙂

Lasciano da parte le difficoltà del mio percorso interiore e spirituale, vorrei osservare come la tv svizzera abbia piena libertà di espressione mostrando documentari sovversivi, controccorente e non guidati dal Grande Gioco. Ad esempio ieri sera abbiamo visto (solo la parte finale purtroppo) un documentario di un regista dal nome italiano prodotto dalla tv svizzera…. Spero di trovarlo perchè parlava in modo inusuale della fine del mondo profetizzata dai Maya… a quanto pare non è vero. Non per loro!

Buona giornata a tutti, e che sia propizia. 🙂

schiacciata fiorentina

Vi ripropongo la schiacciata fiorentina che pubblicai l’anno scorso su Veganblog. Il profumo dell’uva fragola mi inebria ogni giorno quando vado all’asilo a prendere Diana…mi sa che oggi la compro e la faccio per tutti noi! 🙂

Il risultato di questa ricetta è molto soddisfacente anche se è meno unta per paragonarla a quella dei forni fiorentini! : )

Ingredienti:
200 gr di farina bianca bio
100 gr di zucchero bianco
50 gr di zucchero di canna
una busina di lievito
un bel grappolone di una fragola
acqua qb
50 gr di olio evo
limone bio, per chi lo vuole, da grattugiare nell’impasto
sale, un pizzico

Procedimento:
versare la farina, il lievito, lo zucchero bianco, un pò di scorzetta di limone, l’olio evo e il sale nel mixer.  Impastare versando l’acqua per pochi minuti fino ad ottenere un impasto denso.
Su un piano spolverato di farina formare due palline dall’impasto ottenuto. Fare due dischi di circa 20 cm di diametro e spessi 1 cm.
Spolverarli con zucchero di canna (e un pò di succo di limone, una mia variante) e farcirne uno con tanta uva fragola.
L’altro disco va poggiato sopra e va pressato bene in modo da sigillare l’uva all’intenro della schiacciata. Sopra aggiungere altra uva e pigiarla bene bene in modo che non si stacchi in cottura… fatela affondare nella pasta!
Prima di infornare a 180° per mezz’ora versare tanto zucchero di canna sopra tutta la schiacciata!!!
Speriamo che questa versione veloce e light vi piaccia!!! : )

Qui sotto la manine di Diana mentre prepara la sua piccola schiacciatina!!!

Buona giornata al profumo di uva fragola a tutti voi! 🙂

sul perchè mi “rinnovo” a… Delfi!

Lottare contro se stessi ha poco senso. E’ molto fatico e poco sensato. Spesso però non se ne può proprio fare a meno, perchè?!
All’entrata del Tempio di Delfi, sul frontone, c’era incisa la scritta: “Conosci te stesso”. Per me questa frase ha un immenso significato esoterico. Conoscersi, perdonarsi ed accettarsi (da intendersi in questa sequenza rigorosa) è un grande lavoro interiore, il più importante della vita.

A mio parere solo l’essere genitore compete con questo impegno. A conferma di ciò, è proprio solo quando si è genitori che si ha modo di capire a fondo le problematiche avute dai propri (genitori) e le connessioni tra noi e loro. Faticare a capirli ed accettarli può voler dire faticare a comprendere ed accettare se stessi. Per me è così, dannatamente così da quando ne ho coscienza. Riconosco molti lati del mio carattere in comune a loro, li tollero però a fatica pur sapendo che sono anche miei! Perchè? Perchè è così duro imparare ad amare fino in fondo? Perchè viviamo poggiando noi stessi su piedistalli immaginari che ci innalzano sopra tutti gli altri? Perchè ci giustifichiamo inconsciamente di questo atteggiamento egocentrico?! La natura umana è votata all’autoconservazione. Come per gli animali, così è per noi. Noi però abbiamo una piccola cosa in più, il prericordo. La voce di una piccola scintilla che pulsando nel cuore ci urla dentro e dice: “questa non è casa tua, ricordi da dove vieni?!”…. E qui, insieme al famoso libero arbitrio, inizia il vero gioco liberatorio dell’uomo. La sua possibilità speciale ed “extra-animale”.

Mi spiego: IO SONO e vivo qui per essere la più presente-forte-capace-perfetta-insostituibile e bella donna del mondo. Così come ogni leonessa cerca di cacciare al meglio per soppravvivere assecondando inevitabilmente la sua natura, il suo istinto. E il brutto è che fingiamo di ignorare che la perfezione in terra è tutt’altro che da queste parti. Il tutto unito al Tutto in modo perfetto, che è il solo TUTTO è proprio altrove. Lontano ma vicino: in noi ed oltre l’illusorio velo delle apparenze. L’Uno è dove smettiamo di imporre noi stessi, dove impariamo ad amare gli altri amando per primi noi stessi. Che senso ha quindi lottare per la conquista di tutto ciò che è (tanto poi alla fine marcisce) di questo mondo?!

Non è pessimismo cari, è la realtà dei fatti. Siamo come Icaro, sbagliamo direzione credendo che la Luce che ci debba appagare e nutrire sia una flebile e pericolosa luce solare, terrena. Se potessimo sgranare per benino gli occhi capiremmo, ascoltando il nostro cuore, che esite una Luce imperitura e mille volte più accecante del Sole! Icaro così non si sarebbe sciolto le ali, perchè si sarebbe semplicemente rivolto a se stesso, alla sua Luce impersonale dentro di sè.

Un’immagine che mi porto nel cuore per ricordarmi della mia natura duale è uno Schiavo (o Prigione) di Michelangelo. Per la precisione questa:

L’uomo è così. Imprigionato in un corpo perituro e corrotto. Vive in un mondo perituro e corrotto. E’ così da millenni. Ma è anche da centinaia di secoli che l’uomo ha intuito la sua vera natura. La sua dualità intrinseca. Lo ha potuto scoprire per intuizione, tramite l’osservazione dell’universo (micro/macrocosmo), con la meditazione, con lo studio, aprendo il suo cuore…. lo ha potuto capire in mille modi, consci o meno.
Vorrei arrivare brevemente al punto: se siamo duali, e che siamo terreni lo abbiamo appurato ammalandoci e uccidendoci a vicenda, perchè non riconosciamo anche che abbiamo una metà divina, non mortale. Vorrei dare spazio, ossigeno e libertà a questa mia parte divina. Non per l’immortalità della mia personalità (ah ah ah!, sarebbe come creddere che gli alchimisti fabbricano l’oro, il metallo) ma per poter IN VITA liberare la mia Anima e sposare con lo Spirito. Presente?! Si, questo è il significato delle Nozze Regali. Questo è fare l’oro. Questo è aver un abito di luce.

Se penso all’abito di luce non posso fare a meno di canticchiare questa canzone dei Radiohead: There there dove Tom Yorke indossa un cappotto luminoso e calza nuovi stivali sotto lo sguardo torvo di brutti corvi neri…. Chiaro, no?! 😉 E poi cosa fa? Scappa ed è inseguito dal volo perfido dei corvacci (figurati se il mondo ti lascia evadere, ricordate Truman, poverino dentro al suo-nostro show!)…che finiscono per ighiottirlo costriggendolo a trasformarsi in un albero del tetro bosco nero dal quale stava scappando. Viene imprigionato dalla natura, come la maggior parte di noi.
A conferma quest’intuizione ecco il ritornello della canzone: “Il paradiso ti ha mandato da me….noi siamo incidenti in attesa di verificarsi”.
Ci penso sù… magari ci sarà un seguito… ho troppo altro da dire su questi versi….. e il tempo stringe! 🙂

Ora devo scappare, stendere i panni e preparmarmi per il mio rinnovamento, direzione Tempio di Delfi (magari…).

Ciao a tutti e ricordatevi di guardare in sù! Come il Giovanni (San) di Leonardo.

ascensione

Anish Kapoor è in assoluto per ora il mio artista preferito.
Vive connesso con ciò a cui rivolgo l’anima. E lo sento. Profondamente.

Su Youtube si possono vedere molti video  della sua installazione site-specific Ascension, nella Basilica di San Giorgio di Venezia, evento collaterale della 54° Biennale. Questo video mi sembra il più suggestivo. Ma vi consiglio di guardare bene anche questo, ogni punto di vista regala un’emozione in più.

Le opere di Anish Kapoor sono dialogo perfetto tra materia e spirito. Sono spesso sculture dove prevale un gioco disarmante tra pieno e vuoto, esterno e interno, concavo e convesso, tensione ed equilibrio, presenza ed assenza. Il vuoto come metafora della creazione assume un ruolo fondamentale nel lavoro dell’artista. Mi viene in mente anche la bellissima ed unica galleria dagli spigoli arrotondati del mio lungimirante Yves Klein. Che mito, per me. 🙂 Ho fatto la tesi su di lui…. bè, in compagnia del suo connazionale Marcel Duchamp, ovvio! Chissà, magari un giorno ne pubblico un pezzetto! 😉

Qui Yves Klein il 28 aprile 1958 compie ciò che non era mai stato fatto prima. La galleria di Iris Clert a Parigi espone il suo mirabile vuoto! Gulp! Non vi sembra che sia sospeso?! Il senso di vuoto deve essergli piaciuto anche mentre volava così:

Che libertà! Mi sembra Bella Swan mentre si butta dalla scogliera…. tutto questo ragionamento di oggi è partito da quest’immagine! Che assurdo volo di pensieri! E’ quasi magico poter dar forma su questo blog alle mie fantasie inattese. Mischiare romanzi d’amore all’arte contemporanea mi rende felice?! Si! Mi diverto troppo! Hi hi! 🙂
Aggiungo anche un miracoloso aneddoto: si dice che quando Klein espose in Italia il suo International Klein Blue in una miriade di forme, Domenico Modugno ne rimase così colpito ed affascinato che compose folgorato in poche ore la sua celeberrima Volare, canzone feticcio che adoro e che esprime al massimo tutto quello che chi vola (e ama) può desiderare!!! Volare nel blu! 🙂

Qui sopra una meravigliosa Anthropometry di un corpo nell’atto di spiccare un volo…. non vi sembra calzante?! 🙂
Vi consiglio anche la consultazione di questo blog carinissimo dove si scrive molto bene di Klein e si possono vedere foto di come quel pazzo furente usasse le sua modelle! Curiosi?! 😉
Ciao a tutti voi!