sul perchè mi “rinnovo” a… Delfi!

Lottare contro se stessi ha poco senso. E’ molto fatico e poco sensato. Spesso però non se ne può proprio fare a meno, perchè?!
All’entrata del Tempio di Delfi, sul frontone, c’era incisa la scritta: “Conosci te stesso”. Per me questa frase ha un immenso significato esoterico. Conoscersi, perdonarsi ed accettarsi (da intendersi in questa sequenza rigorosa) è un grande lavoro interiore, il più importante della vita.

A mio parere solo l’essere genitore compete con questo impegno. A conferma di ciò, è proprio solo quando si è genitori che si ha modo di capire a fondo le problematiche avute dai propri (genitori) e le connessioni tra noi e loro. Faticare a capirli ed accettarli può voler dire faticare a comprendere ed accettare se stessi. Per me è così, dannatamente così da quando ne ho coscienza. Riconosco molti lati del mio carattere in comune a loro, li tollero però a fatica pur sapendo che sono anche miei! Perchè? Perchè è così duro imparare ad amare fino in fondo? Perchè viviamo poggiando noi stessi su piedistalli immaginari che ci innalzano sopra tutti gli altri? Perchè ci giustifichiamo inconsciamente di questo atteggiamento egocentrico?! La natura umana è votata all’autoconservazione. Come per gli animali, così è per noi. Noi però abbiamo una piccola cosa in più, il prericordo. La voce di una piccola scintilla che pulsando nel cuore ci urla dentro e dice: “questa non è casa tua, ricordi da dove vieni?!”…. E qui, insieme al famoso libero arbitrio, inizia il vero gioco liberatorio dell’uomo. La sua possibilità speciale ed “extra-animale”.

Mi spiego: IO SONO e vivo qui per essere la più presente-forte-capace-perfetta-insostituibile e bella donna del mondo. Così come ogni leonessa cerca di cacciare al meglio per soppravvivere assecondando inevitabilmente la sua natura, il suo istinto. E il brutto è che fingiamo di ignorare che la perfezione in terra è tutt’altro che da queste parti. Il tutto unito al Tutto in modo perfetto, che è il solo TUTTO è proprio altrove. Lontano ma vicino: in noi ed oltre l’illusorio velo delle apparenze. L’Uno è dove smettiamo di imporre noi stessi, dove impariamo ad amare gli altri amando per primi noi stessi. Che senso ha quindi lottare per la conquista di tutto ciò che è (tanto poi alla fine marcisce) di questo mondo?!

Non è pessimismo cari, è la realtà dei fatti. Siamo come Icaro, sbagliamo direzione credendo che la Luce che ci debba appagare e nutrire sia una flebile e pericolosa luce solare, terrena. Se potessimo sgranare per benino gli occhi capiremmo, ascoltando il nostro cuore, che esite una Luce imperitura e mille volte più accecante del Sole! Icaro così non si sarebbe sciolto le ali, perchè si sarebbe semplicemente rivolto a se stesso, alla sua Luce impersonale dentro di sè.

Un’immagine che mi porto nel cuore per ricordarmi della mia natura duale è uno Schiavo (o Prigione) di Michelangelo. Per la precisione questa:

L’uomo è così. Imprigionato in un corpo perituro e corrotto. Vive in un mondo perituro e corrotto. E’ così da millenni. Ma è anche da centinaia di secoli che l’uomo ha intuito la sua vera natura. La sua dualità intrinseca. Lo ha potuto scoprire per intuizione, tramite l’osservazione dell’universo (micro/macrocosmo), con la meditazione, con lo studio, aprendo il suo cuore…. lo ha potuto capire in mille modi, consci o meno.
Vorrei arrivare brevemente al punto: se siamo duali, e che siamo terreni lo abbiamo appurato ammalandoci e uccidendoci a vicenda, perchè non riconosciamo anche che abbiamo una metà divina, non mortale. Vorrei dare spazio, ossigeno e libertà a questa mia parte divina. Non per l’immortalità della mia personalità (ah ah ah!, sarebbe come creddere che gli alchimisti fabbricano l’oro, il metallo) ma per poter IN VITA liberare la mia Anima e sposare con lo Spirito. Presente?! Si, questo è il significato delle Nozze Regali. Questo è fare l’oro. Questo è aver un abito di luce.

Se penso all’abito di luce non posso fare a meno di canticchiare questa canzone dei Radiohead: There there dove Tom Yorke indossa un cappotto luminoso e calza nuovi stivali sotto lo sguardo torvo di brutti corvi neri…. Chiaro, no?! 😉 E poi cosa fa? Scappa ed è inseguito dal volo perfido dei corvacci (figurati se il mondo ti lascia evadere, ricordate Truman, poverino dentro al suo-nostro show!)…che finiscono per ighiottirlo costriggendolo a trasformarsi in un albero del tetro bosco nero dal quale stava scappando. Viene imprigionato dalla natura, come la maggior parte di noi.
A conferma quest’intuizione ecco il ritornello della canzone: “Il paradiso ti ha mandato da me….noi siamo incidenti in attesa di verificarsi”.
Ci penso sù… magari ci sarà un seguito… ho troppo altro da dire su questi versi….. e il tempo stringe! 🙂

Ora devo scappare, stendere i panni e preparmarmi per il mio rinnovamento, direzione Tempio di Delfi (magari…).

Ciao a tutti e ricordatevi di guardare in sù! Come il Giovanni (San) di Leonardo.

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