città di transizione, un sogno da verificare.

Non sai nulla delle città di transizione, comincia da qui.
Se vuoi un parere di qualità guarda questa puntata di Report.
Il movimento della Transizione, meglio conosciuto come movimento delle Transition Towns, è nato in Inghilterra nel 2006 nella città di Totnes dalle idee di Rob Hopkins. Proverò a spiegarvelo anche se ho già capito che la questione non è banale ma piuttosto complessa e dalle mille possibilità. Vi dico solo che in Italia esiste già una comunità-città di transizione ed è Monteveglio, vi apparirà il suo blog.
Vi parlo di questo non perchè ne conosca alla perfezione tutti i risvolti organizzativi o ideali ma perchè sento di voler tendere a soluzioni collettive, comunitarie e pro-natura. Vorrei avere la possibilità di abitare e vivere in una comunità semplice e basata sul baratto,sull’artigianato e sull’agricoltura biodinamica.
Purtroppo mi rendo conto che a parole questo sogno suona bene e sembra di immediata attuazione, ma nella realtà dis-umana dei fatti il baratto non mi sembra possibile, la dipendenza dalla moneta e mille altre questioni logistiche frenano il mio impeto ribelle….. ecco perchè prendere ispirazione da chi ha più o meno iniziato a vivere in modo autonomo dalla realtà socio-economica imperante. Sono all’inizio della ricerca, lo ammetto…. vi dico subito che aggiornerò il post di giorno in giorno, vorrei essere precisa e completa. 🙂 Mi sembra che ne valga la pena! 🙂

Ecco come si presenta la città di Monteveglio:
Siamo ora nella primissima fase di un processo che cercherà di immaginare e creare una comunità in grado di superare felicemente la sfida e i rischi connessi ai fenomeni combinati del Riscaldamento Globale e del Picco del Petrolio.
Il movimento di Transizione crede che solo con il coinvolgimento diretto di ogni comunità in tutte le sue componenti, cittadini, attività commerciali e produttive, amministrazione locale, associazioni, scuole si possano fare emergere le soluzioni più innovative ed efficaci per rispondere alle difficili sfide dei prossimi anni.
Ma soprattutto crediamo che riorganizzando il nostro modo di vivere in forme più sostenibili, solidali, responsabili e in armonia con la natura produrremo prospettive di ricchezza e benessere davvero desiderabili da tutti.
Il nostro lavoro è appena cominciato, ma ci confortano i risultati già raggiunti da chi è partito prima di noi. In questo blog raccoglieremo il diario di questa avventura, sperando che molte altre comunità italiane possano seguirci al più presto. Per saperne di più sul movimento di Transizione vi consiglio una visita al blog di Transition Italia.

Cercando e ricercando nel web ho scoperto che pure ad Imola esiste un GAS che si occupa di mercati con baratto e di moltre altre iniziative di transizione! Evviva, bravi imolesi!!! 😉


I 7 principi della Transizione

1. Avere una visione positiva
Le iniziative di Transizione sono basate sull’impegno a creare una visione tangibile, chiaramente espressa e pratica di come vivranno le nostre comunità una volta superata l’odierna dipendenza dai combustibili fossili. Il nostro obiettivo non è lanciare una campagna contro qualcosa, ma è piuttosto focalizzare l’attenzione sul potenziale positivo, sulle nuove opportunità. Per lo sviluppo di questa visione è fondamentale la creazione di nuove storie e nuovi miti.

2. Aiutare le persone ad accedere a buone fonti di informazione, e supportale affinché possano prendere buone decisioni
Le iniziative di Transizione si impegnano, in tutti gli aspetti del loro lavoro, ad accrescere la consapevolezza nei confronti del picco del petrolio, dei cambiamenti climatici e di argomenti ad essi collegati, come la critica della crescita economica. In questo ambito, riconoscono le loro responsabilità nel presentare queste informazioni in modi giocosi, articolati, accessibili, accattivanti, che favoriscano atteggiamenti di entusiasmo e collaborazione piuttosto che diffondere una sensazione di impotenza.

• Le iniziative di Transizione lavorano per diffondere in buona fede la versione più vicina alla verità in una situazione in cui le informazioni disponibili sono altamente contraddittorie.
• I messaggi diffusi non devono mai essere autoritari: confidiamo nella capacità di ciascuno di elaborare una risposta appropriata alla propria situazione

Ai più curiosi ecco il pdf Chi siamo e cosa facciamo di Rob Hopkins e Peter Lipman. Da qui ho copiato i due punti sopra, vi consiglio la lettura di tutti e 7 i principi secondo cui si basanno queste città di transizione.

A me piace molto la Resilienza (punto 5)

5. Creare Resilienza
• Questo punto evidenzia l’importanza fondamentale del creare resilienza, ovvero la capacità delle nostre attività, comunità ed insediamenti di rispondere al meglio ai cambiamenti repentini. Le iniziative di Transizione si impegnano a creare resilienza in diverse aree (alimentazione, economia, energia, ecc) e su diverse scale (dal locale al nazionale) – a seconda del caso. Si impegnano inoltre a inserire i loro sforzi all’interno di un processo generale teso ad aumentare la resilienza ambientale a livello globale.

Condivido pure tutto il punto 6

6. La Transizione è dentro e fuori di noi
• Le sfide che stiamo affrontando non sono causate semplicemente da un errore tecnologico: sono, piuttosto, la conseguenza diretta della nostra attuale visione del mondo e del nostro attuale sistema di valori. Ottenere informazioni a proposito delle condizioni in cui versa il nostro pianeta può generare paura e tristezza – potrebbe essere proprio questa la causa della tendenza diffusa a negare l’esistenza del problema. Esistono paradigmi psicologici che possono aiutarci a capire cosa stia realmente accadendo, e ad evitare il processo inconscio che sabota i cambiamenti – per esempio, le teorie della dipendenza ed i modelli per il cambiamento comportamentale. Questo principio inoltre si basa sul fatto che la Transizione prospera perché permette alle persone di lavorare su ciò che le appassiona, di seguire la propria vocazione.

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4 pensieri su “città di transizione, un sogno da verificare.

  1. Marina

    Che bello! Condivido il fatto che si debba muovere una comunità intera e spero che questa idea meravigliosa e rivoluzionaria si diffonda rapidamente. Sono consapevole che il processo è lungo e difficile ma è confortante che qualcosa si muova in modo concreto; basta parole, bisogna passare ai fatti, solo con risultati tangibili si può tentare di convincere tutti coloro che, per paura o per cristallizzazione del pensiero, cercano di nascondere il problema. Quando saremo in tanti potremo vincere anche le resistenze dei soliti gruppi di potere che vogliono mantenerci in questa situazione. Non dimentichiamo però che per cambiare la Terra bisogna cambiare prima noi stessi, dunque ognuno faccia tutto quel che può!

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