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freccia scoccata

Sono una donna arciere, o meglio lo sono stata in adolescenza. L’età in cui ci si scopre individui. L’età in cui ci si ribella contro la famiglia e i propri legami. Forse è per questo che lo son diventata… oltre per causa del caso. Causalità casuale!!! 🙂 Comunque sia oggi vi racconto questa storia perchè mi manca mio padre e perchè sento la nostalgia della presenza di mia mamma… entrambi lontani da noi, ad Imola.

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Ero in seconda media, ribelle convinta ci andavo (in bici) solamente per i temi di italiano, i bei ragazzi del Geometra e le lezioni di Educazione artistica, dove ad ogni compito prendevo 10. La ribellione era (fondamentalmente) un’inconscia richiesta di attenzioni. Ne ho sempre volute parecchie, da brava figlia unica quale sono. In aggiunta alla casualità della nascita solitaria vi dico con amarezza che entrambi i miei genitori (artigiani) lavoravano 8 ore o più ogni giorno: a 10 anni avevo le chiavi di casa…. troppo per me, forse ingiusto per chiunque. (Sull’ingiustizia di questa schiavitù dell’uomo farò un post entro breve, è un tema sentito).

Quell’anno di II° media, prima dei Giochi della Gioventù, alla mia professoressa viene in mente di inserire il tiro con l’arco tra gli sport da scegliere. La sconvolgimento della mia vita inizia da qui. Vi dico subito che mio padre (il Grizzly di qualche post fa) era l’uomo di riferimento, l’arciere misterioso che gestiva la Scuola imolese di tiro con l’arco. Morsa dalla paura di un confronto diretto tra la mia vita dentro e fuori casa, lì per lì mi rifiutai categoricamente di andare al pomeriggio di prova con tutti i compagni. La volta sucessiva mio padre insisteva, tutti premevano… “su Claudia, dai facci vedere se sei brava come tuo babbo!!!”.
A nulla valsero i miei sforzi, il caso e la professoressa troppo testona si coalizzarono facendo planare bruscamente la mia freccia fino al giallissimo centro del tondo bersaglio.

Spam! – stok! – giallooooo! Che bel suono, violentissimo.

Sudavo. Le palle di tutti i paia di occhi che mi fissavano mi facevan ribollire il sangue. Perchè questa fortuna???Non avevo vie di fuga, il mio destino era troppo evidente ai miei occhi. Mi faceva male la chiarezza del mio futuro. Ormai ero una ragazzina votata al tiro con l’arco. Come tutti volevano.
Così iniziai seriamente, controvoglia all’inizio e con serietà alternata se vincevo gare…. e ne vincevo tante! Provinciali-regionali-nazionali-meeting nazionali-impegni sempre più serie e duraturi-aiutoooooooooooooo! Mollai, sul più bello e con mille sensi di colpa.
La primissima GRANDE delusione che diedi a mio padre, la prima di una serie.

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Oggi vi racconto di questa mia lotta famigliare perchè ha molto valore. Come tutte le storie intime vi piacerà e son sicura che potrà essere di ispirazione a noi genitori e a chi per ora è figlio e basta.

Lottare con i propri parenti stretti è cosa sciocca ma spesso inevitabile per similarità di sangue. Io, ad esempio, odiavo tutto quello che di mio vedevo in mio padre. MA NON LO SAPEVO!!! Credevo davvero che fosse l’unico sulla faccia della terra ad essere scorbutico, silenzioso, poco intimo, poco affettuoso… sempre incazzato e guastafeste.

Col tempo, con tanto lavoro interiore e SOLO DOPO essere divenuta mamma, ho avuto modo di comprendere il fondamento del rapporto con i propri genitori. Tardi ma (teoricamente) l’ho capito! Il mio compito per ora è quello di applicare, nella vita con loro, questo fondamento che ora vi spiego: tra figli e genitori non c’è solo un rapporto inevitabile di parentela da gestire reciprocamente in senso univoco ma, soprattutto, ci deve essere RELAZIONE RECIPROCA.

La difficoltà magari non sarà comune a noi tutti, ma sono sicura che la gestione dei rapporti in famiglia è spesso in salita e molti di voi non sanno perchè!!! Difficile da spiegare a parole, spigandolo a molti amici ho sempre fatto l’esempio che ognuno di noi dovrebbe considerare i propri genitori prima di tutto PERSONE e solo dopo anche genitori

Il passo sui Figli di Gibran è meglio di mille parole scandite e rende Il profeta un libro degno di essere letto e riletto mille volte.

I vostri figli non sono figli vostri.
Sono i figli e le figlie della brama che la vita ha di se stessa.
Essi vengono attraverso voi ma non da voi,
e sebbene siano con voi non vi appartengono.
Potete donare loro il vostro amore ma non i vostri pensieri…
poiche’ hanno pensieri loro propri.
Potete dare rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime.
Giacche’ le loro anime albergano nella casa di domani 
che voi non potete visitare neppure in sogno.
Potete tentare d’essere come loro,ma non di renderli come voi siete.
Giacche’ la vita non indietreggia ne’ s’attarda sul passato.
Voi siete gli archi dai quali i figli vostri,
viventi frecce, sono scoccati innanzi.
L’Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell’infinito,
e vi tende con la sua potenza
affinche’ le sue frecce possano andare veloci e lontano.
Sia gioioso il vostro tendervi nella mano dell’Arciere;
poiche’ se ama il dardo sfrecciante,
cosi’ ama l’arco che saldo rimane.
Kahlil Gibran

 
Si dovrebbe imparare ad amare tutti così (sempre secondo Gibran): leggetevi anche l’Amore.

Se si amano i propri figli in modo saggio gli si deve dare libertà di esperire la vità senza sfiducia e limitazioni, essendo certi di essere poi ripagati con la conquista della stessa libertà che Dio ha chiamato vero Amore.

Concludo salutandovi e ricordandomi che nulla viene per caso…
Mi dispiace tantissimo che mio padre non possa leggere queste righe, spero che tramite un giro di amici tutto questo possa arrivare a lui.

Renato, ti voglio bene e mi scuso con te per le mille cazzate che ho fatto.
Donatella, forza so quanto sei forteeeeeeeeeeeeeeeeee!
Genitori: vi aspetto quassù!

coppia sconvolgente

Amo il Giappone, ho una carpa tatuata sul braccio destro (saggezza, forza e longevità), amo tanto tanto le stampe di Hokusai e non solo, amo la tempura (gnam gnam), amo la quiete di questo popolo, la loro saggezza e tendo/tenderi volentieri allo zen se mi riuscisse! Vivo con un amante del tè e sto imparando a fare pure il sushi vegetariano….. leggo gli haiku e ora ve ne dedico uno speciale:

“al suo termine, la strada
si avvicina al profumo
biancospini in fiore”

Yosa Buson

Oggi però vi parlo di Bjork che con il Giappone non ha nulla a che fare se non per un meraviglioso suo punto di vista. Eccolo.

Da Wikipedia, cos’è Drawing Restraint 9?

E’ un album di Björk del 2005. E’ la colonna sonora di Drawing Restraint 9, film sperimentale, ambientato in Giappone, del regista Matthew Barney (ricordato in particolare per il fortunato ciclo “Cremaster”). La colonna sonora è affidata da Matthew alla sua compagna, la cantante islandese Björk (il mio amore canterino), che presta la sua collaborazione anche come interprete del film… qui sotto è una bellissima sposa giapponese.

Questa colonna sonora risulta il lavoro più impersonale della discografia di Björk (è anche il suo primo album il cui titolo è composto da più di una parola): la cantante islandese presta la voce, fondamentale negli altri album, in soli tre brani (Bath, Storm e Cetacea). In veste di produttrice del disco collabora però a tutte le canzoni, addirittura scrivendo lei stessa la musica per lo strumento caratteristico dell’album, lo Sho, particolarissimo strumento dalle sole tre note, suonato da Mayumi Miyata. È proprio lo sho che la stessa Björk sceglie come simbolo della sua opera, poiché questo strumento è tradizionalmente giapponese, ma non certo famoso quanto altre caratteristiche del Giappone, largamente pubblicizzate e sfruttate a fini commerciali: Drawing Restraint 9 vuole mostrare il lato più profondo, sconosciuto alle masse, del Giappone, filtrato attraverso occhi ovviamente criticabili (ricordiamo fra tutti il pezzo di teatro Nō di nove minuti costituito da Holographic Entrypoint)…. vedi sotto l’immagine…

In Drawing Restraint 9 Björk sembra quindi riportare in musica non le sue emozioni, bensì quelle del compagno e del suo film. Queste emozioni, nel 2005, data di uscita sia del film che della musica, sono state spesso criticate fortemente, definite indecifrabili, tanto da apparire anche ad attente analisi senza senso.Altri, invece, hanno accolto con sufficienza o poco più questi sperimentali lavori. Altri infine hanno acclamato quest’ultimo lavoro di Björk come il continuo della via intrapresa con Medúlla (album precedente a questo, nel quale gli strumenti vengono quasi del tutto omessi) per le atmosfere cupe ed eteree, vedendovi però anche una svolta: il ritorno agli strumenti (vi sono brani completamente strumentali: Ambergris March, il trio Hunter Vessel, Shimenawa, Vessel Shimenawa e Antarctic Return).

C’è anche tantissima poesia, come in questa scena del pacco regalo…. Part I: Petrolatum. Ringrazio Alice Ginaldi per averla condivisa su Facebook… oggi ho creato questo post per merito suo! Grazie per l’ispirazione! 🙂

Se volete approfondire l’argomento vi consiglio questo post in inglese, dal bolg Culiblog.org, dove culi sta per culinario e non sederi… e dal quale cito: “the film is exemplary of food-related film in the culiblog sense of the word; food, food culture, food as culture and the culture that grows our food”.


Lo Sho (笙) è uno strumento a fiato ad ancia libera (rappresenta l’equivalente giapponese dello sheng cinese, dal quale deriva), ed è composto da 17 canne di bambù di lunghezza diversa, con le quali si possono ottenere suoni di varie altezze. Appartiene alla famiglia degli organi a bocca. La lunghezza delle varie canne non è legata a ragioni di praticità, bensì di estetica: lo strumento ha infatti un aspetto simmetrico definito “simile alle ali di una fenice”. Simili organi a bocca vengono utilizzato in molti paesi dell’Asia orientale e del Sud-est asiatico al fine di creare melodie; solo in Giappone esso viene utilizzato invece per produrre accordi. Lo sho è oggetto di interesse di diversi compositori contemporanei: ad esempio Toru Takemitsu lo ha impiegato nella sua musica. L’organo a bocca giapponese appare anche nella colonna sonora di “Drawing Restraint 9”, film di Matthew Barney, composta da Björk, nel quale lo sho rappresenta lo strumento caratteristico….

Per ora vi saluto, a presto un aggiornamento del post con qualche spunto per approfondire M. B., il maritino pazzo della dolce Bjork!
Buona giornata e buona settimana a tutti gli amanti dell’arte. Sensata e non.

 

Labirinto

Labirinto  

Il labirinto è un simbolo arcaico che suscita, in ognuno di noi, un sentimento di mistero e rispetto, una eco tangibile che proviene da una dimensione differente da quella alla quale siamo abituati. L’origine della parola labirinto proviene probabilmente dall’insieme di costruzioni presenti sull’isola di Cnosso al cui centro si trova il Minotauro, mostruosa creatura metà uomo e metà toro.

Per labirinto si intende generalmente un percorso con una sola entrata ed un solo punto di arrivo: il centro. La parola labirinto viene spesso usata erroneamente per indicare anche un complesso intricato di vie e strade nel quale ci si smarrisce perdendo l’orientamento: il dedalo.

Il dedalo è l’immagine del nostro stato di vita attuale perchè è determinato dai nostri desideri e dalle nostre passioni. Forze reali con cui ci identifichiamo; forze che producono una personale visione del reale e come tale illusoria. Un dedalo irreale con muri, svolte obbligate e bivi che sono solo fantasmi creati dal nostro inconscio che ci trascina in una danza macabra piena di smarrimento e angoscia.

Queste forze creatrici, da noi stessi evocate, ci fanno errare finchè lacrime e dolori non ci portano alla domanda fondamentale: dove stiamo andando?

Solo allora il cercatore della Verità, Teseo, potrà scorgere la porta del labirinto scolpita nel suo petto, smettendo di errare nell’esteriore potrà rivolgersi in se stesso: un’unica entrata, un unico centro. 

Il labirinto è il cammino interiore (labor intus), il centro di se stessi, luogo dove splende la Gerusalemme celeste sorvegliato dall’orribile Minotauro.

Solo se saremo armati di ferrea volontà per continuare nel labirinto, senza dar ascolto ai nostri sensi che sussurrano dubbi e paure al superbo intelletto, potremmo arrivare al centro.

Per far questo, la nostra limitata ragione deve arrendersi ad un percorso che non comprende ed aver fede in un cammino che si avvicina e si allontana dal suo centro con una logica assurda, deve seguire la colomba come fece Cristiano Rosacroce nel suo pellegrinaggio verso le nozze alchemiche.

Solo se avremo conosciuto e amato Arianna (la nuova anima) e grazie al suo dono (la spada avvelenata) alla fine del percorso potremmo fronteggiare e sconfiggere l’io nella sua completezza, il Minotauro.

Così avremo finalmente accesso alla Gerusalemme celeste, al di là dello spazio e del tempo, si potranno celebrare le nozze alchemiche: la trasfigurazione del nostro intero essere. Così potremo uscire dal labirinto e non trovarci più in un dedalo ma troveremo un mondo da poter ascoltare, a cui prestare soccorso.

“Io sono la porta;
se uno entra per mezzo di me sarà salvato; entrerà, uscirà e troverà pascolo”.

(
Giovanni 10_9)

Ringrazio tantissimo Cristiano Roselli che mi ha concesso di pubblicare questo breve testo da lui scritto nell’agosto 2010.
Ancora grazie!

it’s time for me, oooohhhhhh yeah!

Dopo una giornata di Carnevale tra cuochine e meccanici (all’asilo) e Cenerentola con fatine (in Centro storico), tra musica scadente altissima e mille coriandoli da schivare, merande doppie farcite di sfrappole zuccherose, ecco che mi si presenta una serata in libertà! 😉

Passo primo, riempo il bollitore e scelgo la tisana perfetta: questa sera miscela acido/basica.

Step 2: accedo al blog e mi guardo i commenti, passo da FB ma nulla di chè.

3. Prendo una sciarpa di lana anti spifferi.

4. Controllo la posta, ne ho varia!

Punto 5 che solitamente è lo step 2: accendo iTunes e scelgo Adore Vocal Jazz (playing the best in vocal Jazz, www.1.fm), ora passa Over the rainbow cantata da Melody Gardot… una favola!!!! (L’originale ve la ricordate? Eccola: Judy Garland – Over The Rainbow).


6. sto ferma sul divano ad ascoltare… per non più di 15 minuti, figuratevi se riesco a star ferma!

7. bevo la tisana bollente perchè lo stomaco è ancora sotto sopra, maledetto virus.

8. penso a quando mia mamma mi faceva la borsa dell’acqua calda… e mi mancano entrambe.

9-10-11 penso a quando una bella vacanza, Giselle, beata lei!

12. Penso a quando le mie/nostre due ore di terme

13. Torno qui al pc e mi chiedo perchè a Bellinzona il Carnevale è così sentito…. bo?! Apro la finestra e ci sono dentro. Alla festa, al casino e alla musicaccia da due lire. Due euro, un franco e mezzo! Mi chiedo a proposito perchè il babbo (Roman) della Sofia (amica di Diana) non faccia il Dj qui in centro?!! Ho visto il suo sito e mi piace cosa suona, eccolo Romandj.ch! Groovy e non solo, oooooohhhhh yeah! 🙂 🙂

Che voglia matta di festa, di libertààààààààààààààààààà!

Mi rendo comunque conto che poi alla fine mi basta quel che ho ora qui, nel presente, adesso, ora, qui, ora , adesso, ora qui (lo ripeto per rafforzarne l’effetto di presa di coscienza): tisana, ottima musica e le bimbe che dormono! E ne son felice.
Faccio finta di non sentirmi vecchia. Si, fingo con me stessa, e chi non lo fa?!

14. cerco le immagini per questo post e penso già di andarmene a leggere il mio libro, quello attuale: La storia infinita, libro del cuore da rileggere spesso. A letto, magari!

15. Merda! Suonano la Cuccarini, ma si potrà?!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!  Vola. Credevo fosse reato passare sta canzone °_° Forse qui devono ancora votare al referendum per deciderne il destino! Se potessi votare qui in Ticino mi alzerei alle 6 di mattina per andare alle urne!


Voto: NO NO NO, la Cuccarini proprio no!!!!

15. Automaticamente penso a quel musica sceglierei per una festa estrosa e amalgamante come deve essere il Cernevale e penso a questo video postato su FB da Jerko: Primus – The Devil Went Down To Georgia. Geniale, saltereccia e buona! E poi perchè ci sta bene insieme (sempre grazie Jerko) ecco cos’altro: John Zorn – Lilin. Un pò da tarda serata ma davvero di qualità, altro che anni ’80! 🙂 Poi per far festa ben benino perchè non lui? Saturnino, Blame It On The BassLine.

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Ecco invece cosa ascolto adesso mentre vi scrivo: Chromatics, Lady. Mi piace!!! L’ho scoperta da poco….. è da sera, accompagna la mia solitudine… è perfetta! Poi ancora: Under Your Spell. Love this song!  Clap clap clap! 🙂

Notte notte a tutti con questo bel pezzo di blues, un sogno!

Mo’ Better Blues è un gran film con Denzel Washington e Wesley Snipes, è di Spike Lee (sound track nomination Oscar Grammy Awards 1990 original score Bill Lee). Da sentire e da vedere! 😉

ps
La sapete una cosa?! Non gli è bastata la Cuccarini, ora c’è la (ancora di più) terribile tunz-tunz!!!! °_°

A Daniele, mio eroe nostalgico.

Ieri sera ho cercato tra le pieghe delle mia stanchezza un pò di compassione per Daniele. Nella vacuità imperante della mia mente ho trovato solamente questa agghiacciante freddura:
“Deve essere brutto sapere che l’unico motivo per ridere (al lavoro) sei tu”.

Povero, mi spiace. L’animo gaudente, grezzo e toscano di Daniele soffre tanto qui in Ticino dove tutti son moderati, seri, lenti perchè molto precisi e tendenzialmente scassaballe.
Con questo post vorrei dirgli di farsi forza e di avere tanta tantissima pazienza! A lui e a tuti voi regalo attimi di ilarità geniale: le supercazzole di Tognazzi (Amici miei, forever!!!). E per chi è strong ecco una delle mie preferita: lo scherzo al cimitero! Scherzo peso, arrogante, sfrontato ma geniale!!! Da non rifare!!!

A Daniele dico un’altra cosa:  goditi l’inno del corpo sciolto 🙂


Ti amo e grazie per farmi ridere anche nella disperazione e nella stanchezza più avvilente.
Grazie per mille altre cose che ti dirò stasera, tra un attimo, adesso praticamente! 🙂
Evviva il Favonio, evviva Ces! Ah ah ah! 🙂
Notte, tua cla

la mia colf si chiama Signorina di Stok. (Toscana mi manchi)

Forse sarò volgare, forse e per fortuna mi capiranno solo gli amici toscani ma me ne frego. Ecco il punto.
Sono corsa a scrivere questo post ridendo perchè nella solitissima routine serale: gestione bizze-cucinare-apparecchiare-imboccare-mangiare-bere-dar da bere a tutti-sparecchiare-infilare i piatti nella lavastoviglie-spazzare ecc. – mi è venuta fuori una battuta da morir dal ridere. Bè le risate erano tra di noi…. a voi qui sotto le spiegazioni non troppo dettagliate della gag, vista la stanchezza questo sarà il mio meglio….

Eccola: “Anch’io ho la colf e… sai come si chiama? Si chiama Signorina di Stok”.
Dove Stok sta per sto ca&&o!!!!

Mi scuso, davvero…. °___° Specifico anche che la frase è uscita dalla mia bocca solo per poter citare quel toscanaccio di Daniele!

Siccome questo blog nasce dalla mia voglia di condividere con voi le mie gioie e miei dolori, oggi arrivano anche i miei lamenti! Sempre e comunque con il personale intento di osservarmi con attenzione, grazie! Ebbene:
in Svizzera ci sto bene, benino. Ho pure un lavoretto che ancor prima di essere iniziato già mi tiene occupata con cose creative da fare, e mi piace. MA, MA, MA… tutto questo non mi basta. Per ripagarmi di tutta la mostruosa fatica che faccio il Ticino deve far di più! Molto molto di più. E’ da un anno che fatichiamo, lavoriamo sodo per poi sopravvivere appena; qui mi sento quotidianamente come Cenerentola:

tutti si divertono ed io sto a a casa piegata tra lacrime e molti sogni irrealizzati… Tra l’altro anch’io guardo sognatrice il mio castello per davvero, ogni giorno e senza posa!!!
Stasera sarà la stanchezza, saranno le mille cose che devo fare (extra-ordinarie) condividendo spazii e tempo con due bimbe da monitorare, sarà che Daniele è tornato a casa un’ora dopo, sarà che qui inizia il Carnevale ed io son troppo vecchia/triste/stanca/mamma per festeggiare… sarà! Ma voglio volare via, voglio piangere sulla mia panchina di pietra fredda ed aspettare la mia fata smemorina. Se piango forte arriverà?! La zucca è pronta da tempo, ho un gatto al posto del cane… insomma che mi manca, forse non sono buona come Cenerentola??? Uffa!

Purtroppo da maggio 2011 nessun parente ci viene in aiuto e l’unica cosa che posso fare è resistere. Magari potrei andare a letto prima e vincere me stessa rinunciando ad internet. Duro, no?! Sarebbe un pò come morire!!! Sarebbe come ascoltare 24/24 Battisti e la sua Il tempo di morire. Il mio cammino gnostico me lo richiede, però! Si, si, siiiiiiiiiiiiiiiiiiiii! Vorrei abbandonare tutto, fuori e dentro me stessa.

E’ così difficile capire i propri vincoli e non riuscire a liberarsene. Catene pesantissime eppure così irresistibili ed invitanti!

A proposito di principesse cadute, illuse e tristi ecco le foto di Dina Goldstein. Ha ritratto le principesse delle favole calate nella vita di oggi, dopo il lieto fine che le ha viste congiungersi finalmente con l’amato principe azzurro.

Il risultato è Cenerentola che beve per dimenticare, Raperonzolo in chemioterapia, Biancaneve in versione casalinga disperata, Belle sotto i ferri di un chiururgo estetico e così via.. che tristezza!!! Ecco qui le foto.
Pensando al tema delle icone cadute nel mondo reale mi è venuta in mente anche questa immagine che ha fatto la storia, eccola:

D&G confermarono Madonna come testimonial per la collezione autunno-inverno 2010-2011. La cantante veste i panni di una sensuale casalinga impegnata a lavare il pavimento con straccio e guanti. Poverina!!! Povera, povera, povera! Ma sexy!!! Ah ah…. allora sei a posto!!!

Non vorrei lasciarvi con l’amaro in bocca, solitamente opto per l’ironia e la positività. Ma non ho parole tenere questa sera….

La voce del silenzio, che bella! Se non la conoscete guardate ed ascoltate Mina che qui è favolosa, riempe dentro e riscalda le anime più assopite…. “Ci sono cose nel silenzio che non mi aspettavo mai”…

Ecco cosa mi ci vorrebbe, tanto silenzio. Come sempre dentro e fuori di me!

the versatile blogger (confessione)

Ricevo l’invito da Nadir, solitamente non rispondo alle catene ma questa è sicuramente un modo carino per raccontare cose di me in modo veloce e divertente!
Lo scopo non è altro che raccontare sette cose che, in una qualche maniera, mi caratterizzano e che, però, non sono mai emerse dal blog. Grazie Nadir per l’invito, sarà per me divertente, l’ennesima occasione per vedermi allo specchio! 🙂

1 Sono istintiva, forse troppo

Mi rendo conto che il mio istinto mi guida velocemente e in modo efficace. Ad un primo incontro con uno sconosciuti, già dalla prima stretta di mano capisco tutto. Recentemente ho subito uno “strattone” di presentazione ed ho subito capito che no-no…. non ci siamo! 🙂 Ammetto anche che spesso mi sbaglio, riconosco dunque il limite dell’istinto in questo caso.

2 Amo le cose belle

Subisco dannatamente tanto il fascino della bellezza.
Della natura, nelle persone e dell’arte. Da essa mi faccio rapire ancora volentieri.
Ammetto che come una adolescente mi guardo e riguardo il bel Robert Pattinson come se fosse un dio greco da venerare. Non mi pento, aspetto che passi….

3 Ascolto musica, buona.
Che per me vuol dire Radiohead, Portishead, Bjork ecc. Amo trovare i video delle canzoni: se l’immagine bella è legata ad un buon sound io sono a posto!
Ecco l’esempio, The Rip dei Portishead. Adoro le versioni acusiche come questa The Rip Tom Yorke che suona i Portishead. 🙂

4 Odio la televisione e guardo mal volentieri solo il Tg di Mentana.
Credo di conoscere a fondo il sistema di gestione delle masse. Non voglio far parte di esse. Voglio pensare con la mia testa e perseguo i miei ideali personali e religiosi in modo autonomo emancipandomi dai burattinai….

5 Non sopporto i cori russi, la musica finto rock, la new wave itliana, il free jazz punk inglese, neanche la nera Africa!
Centro un Centro di gravità permanente che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose e sulla gente….
🙂 … Over and over again!

Amo Battiato. La citazione è da Centro di Gravità permanente.

6 Amo stare con le mie bimbe

Amo troppo il concetto di famiglia unita. Fortunatamente per ora la mia lo è.

7 Non amo chi non mi rispetta e credo di subire ingiustizie
Devo ancora conquistare la piena consapevolezza che tutti siamo un’unica cosa guidata da un destino già scritto. E che nulla avviene per caso…. Torti, frasi offensive ecc. sono spesso il riflesso di noi stessi nell’atro….

“Dà fuoco al fuoco / acqua all’acqua / e ciò ti basti”

Come promesso eccovi il testo presentato durante l’happening
“Dà fuoco al fuoco / acqua all’acqua / e ciò ti basti”
Durante la giornata trascorsa dentro il Palazzo Ducale in occasione di Geode (qui una recensione con foto), mostra/evento di Laura Santamaria, ho potuto rivedere Laura, Jerko e Vanja amici di Brera e persone legate a bellissimi momenti di libertà!
Alla Sala della Dogana hanno fatto capolino anche due cari amici, Alessandra e Alejandro, salutandoli e ringraziandoli ringrazio anche Marcello che ha posticipato il suo pranzo per aiutarmi al volo! Grazie amici, grazie per aver condiviso questo bel pomeriggio!
Grazie soprattutto a Laura per aver pensato a me al momento giusto, per la sua bellissima installazione e per aver creato una giornata così intensa e rara. Ecco i suoi lavori:

Hipnero, installazione site specific

Laura al lavoro con pigmenti e minerali polverizzati….

Senza titolo, gesso e piombo 90×90 cm

Alfin (Alfin t’ho scorto), videoclip + installazione con piante ed infuso di elleboro.

Grazie a Jerko che è stato un ottimo compagno di viaggio: paziente, calmo e dai nervi saldi anche sul manto ghiacciato! Ringrazio Rudy per la sua generosità e per la sua entrata usb perfetta ospitante della mini-chiavetta di Jerko: ottima musica Jerk! ;)Unica pecca della giornata: l’aver trascorso 7 ore sotto terra senza vedere il porto di Genova, che adoro.

Ve le ricordate le foto meravigliose di Jerko?!
Eccovi, per chi se lo era perso, il post aggiornato 
(I momenti di Jerko Macura) a lui dedicato, tra l’altro è uno dei post più letti! 🙂

Vi lascio alla lettura, vi ringrazio in anticipo per la pazienza… il testo è lunghino… 😉 ma pieno di speranza! 😉

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L’ARTISTA TESSITORE

Per capire l’alchimia è necessario tuffarsi interamente nella moltitudine delle sue immagini. Se riuscissimo a superare le contraddizioni apparenti, se non usassimo l’intelletto per carpirne i segreti e se, sopratutto, applicassimo su noi stessi quel che intuiamo con il cuore… allora troveremmo le chiavi giuste per aprire le stanze delle nozze d’oro. Improvvisamente riceveremmo un prezioso regalo: gli esseri umani, il cosmo, l’universo – e tutto ciò che vi si trova – costituiscono un tutto vivente sulla base delle leggi comuni e dell’interdipendenza.

Occorre imparare ad orientarsi verso l’essenziale, oltre la forma esteriore o la composizione materiale. Osservare come tutto si compie su tutti i piani dell’esistenza secondo il principio ermetico “Cio che è in basso è come ciò che è in alto“.

La Genesi, lo sviluppo del Cosmo e lo sviluppo dell’essere umano non possono essere separati; macro e microcosmo: scopriamo di essere parti della creazione divina.
Un punto di vista non banale rafforzato fin dai tempi antichi, greci ad esempio, in cui il processo cosmogonico assume l’aspetto di una genealogia in cui Oceano (un fiume possente entro uno spazio ancora amorfo, vivo e dal principio maschile) e Teti (una massa d’acqua anch’essa animata e dotata di una natura femminile) figliano innumerevoli discendeti.

Parlare di Genesi è dar voce all’idea del creare, l’artista dunque è qui invitato a considerarsi possibile creatore, certa parte divina.

Cosa può dunque fare un uomo-artista per operare in armonia con il Tutto e come potrebbe esprimersi nel migliore dei modi? Percorrendo la strada indicata dal suo cuore! Agendo con coscienza e consapevolezza non può fare altro che esprimersi al meglio, la sua vita sarà lo specchio della sua arte e viceversa.

Potrà indugiare sui particolari, ampliare lo sguardo, essere superficiale, essere pittore, scultore, fotografo, scrittore, cineasta, poeta… ma potrà esserlo in modo giusto solo se saprà accordarsi con le parole segrete della Natura. Se saprà riconoscere la voce delle stelle fuori e dentro di se.

Come contributo per questa giornata parlerò del fuoco e dell’acqua alchemici perchè da qui tutto nasce. Per farlo prenderò ispirazione da un articolo della rivista Pentagramma (numero 2 del 2009; edizione Lectorium Rosicrucianum).

La rivista non ha l’abitudine di pubblicare i nomi degli autori, ringrazio dunque chi mi ha permesso di usare liberamente parte di questo testo a me molto affine.

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L’ACQUA CHE LIBERA

L’essere autoreferenziale ormai, come blogger, mi viene spontaneo. Mi auguro che questa scelta possa essere non fraintesa, anzi, spero che sia motivo di maggior coinvolgimento da parte di voi tutti.

Il parlare di esperienza vissute rende tutto più concreto e possibile, cosa auspicabile visto il tema realmente ermetico e sconosciuto.

Mi interessano poche cose ormai e non sono molto diplomatica nelle relazioni in genere ma una cosa posso dire: di avere delle doti intuitive. Mi riferisco al linguaggio dell’alchimia, al suo messaggio udibile solo dalle orecchie ben attente. Siccome questo è un messaggio di liberazione che vale per tutti è a tutti che dedico questo scritto. Lo faccio con la positività che solo la consapevolezza di prospettive migliori può darmi.

Il periodo da “fine dei tempi” è iniziato ed è pesante, la mia prospettiva è però felice perchè provo una fiducia sincera verso questo punto di vista millenario: conoscendo e liberando noi stessi salviamo il mondo e l’umanità.

Cercando di recuperare un antico compito dell’arte, mi piacerebbe infondere tra di noi un sentimento di curiosità e di apertura verso l’eterna musa che l’arte nei millenni ha ispirato: la Natura e le sue silenziose parole.

Sono una persona amante della natura e la rispetto nel migliore dei modi, cerco di non violentarla. Alle mie bimbe insegno che tutto è manifestazione del Creatore e che tutto avviene per un disegno preciso e divinamente giusto. Parlerò di alchimia perchè mi è affine e perchè questo senso di corrispondenza ed unione con il Macrocosmo si possa infondere profondamente nei nostri cuori maltrattati dagli eventi da cambio di era. Il passaggio all’acqua che ci chiede Laura è per me quasi ovvio: dai Pesci all’Acquario… ecco la nuova era che tutto trasforma, nel bene e nel male. Con delicatezza ed irruenza, come solo l’acqua sa fare, appunto. I fatti novembrini di Genova sono drammatici, la Natura ci parla e con urgenza dobbiamo imparare a comprenderla.

L’uomo è stato definito il dominatore del mondo, in realtà – sotto piu’ aspetti – è proprio dalle forze del mondo che esso è dominato. I campi sottili che ci circondano sono sporchi e con frequenze basse quanto lo stato delle coscienza di chi ha il mondo tra le mani. Tralasciando tutto ciò che si allontana dal mio ragionamento, aggiungo solo che se avete a cuore questo pianeta e i suoi abitanti è meglio lasciare da parte la ribellione fine a se stessa. Nel futuro prossimo (i tempi stringono, dicono) la comunicazione (e dunque anche l’arte) dovrà fondarsi sullo scambio pragmatico di esperienze edificate sul vero progresso interiore. Concetto lontanissimo da noi proprio per cause naturali. Mi spiego. In natura il progresso dà il ritmo alla vita, la sua ciclicità non degenera, è un armonico ciclo di sviluppo che porta tutto alla perfezione del suo massimo compimento. La nostra società, invece, manifesta da sempre una fase di progresso alternata da una di declino, dunque all’uomo non può appartenere un vero progresso. Dal progresso l’uomo ha solamento ottenuto eccessi con i quali ha abusato di ciò che la Natura ci ha regalato. Purtroppo all’uomo mancherà sempre qualcosa che lo completi. Anche nella sua maturità non conoscerà mai con certezza il suo posto nel mondo, non si conoscerà mai a fondo, non saprà quale sia la sua vera Patria. Il suo cuore cercherà una risposta a queste domande fin sul punto di morte. E’ soltanto permettendo alla nostra parte divina di manifestarsi che accederemo all’essenza del progresso, alla vera crescita-creazione.

Una tangente reale per liberarsi è il percorrere la Via che tutte le Sacre Scritture – nelle loro fasi d’origine – ci svelano: praticare attivamente la conoscenza di se. Questa Via non è istintiva, è contro (la) natura (caduta); va imparata e coltivata con determinazione. Da sempre ha un accesso stretto, ma è reale per tutti noi ed ha avuto molti nomi: l’Unica Via, la Via Regale, la Via delle Rose, la via del Tao (Taoismo). Molte metafore l’hanno descritta: il cammino verso la Montagna (Sufismo, Cristianesimo), per Dante si percorre discendendo nel proprio Inferno ecc.

In alchimia si dice che il neofita imparerà a tessere il proprio abito di luce, la Nuova Anima. Il creare è dunque intrinseco in questo cammino che distrugge il vecchio per far posto al nuovo. Le proprie tenebre sub-conscie, grazie ad un lavoro liberatore su se stessi, si evolveranno in atteggiamenti sempre più manifesti e l’essere intero imparerà a donare un Amore impersonale a tutto e a tutti. Il processo di liberazione è dunque la costruzione della Nuova Anima, è il processo per ottenere l’Oro alchemico, l’Immortalità.

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IL FUOCO E L’ACQUA ALCHEMICI

(estratto dalla rivista trimestrale Pentagramma, n°2 anno 2009)

Secondo l’insegnamento universale, fin dai tempi più remoti, l’alchimia veniva praticata attivamente come una scienza e come un’arte: la scienza della trasformazione e della liberazione. Tutto l’impegno dei cercatori alchimisti – arabi e occidentali – del Medio Evo per ritrovare e ricostruire la chiave di queste scienze perdute, comportava soprattutto dei processi interiori. Si sono conservati fino a noi alcuni scritti che sono splendide testimonianze.

L’alchimia, nel corso dei tempi, non ebbe più la possibilità di svilupparsi sotto forma di scienza riconosciuta della trasmutazione o della trasfigurazione. Ne derivò che questa scienza interiore di purificazione e di trasmutazione dall’inferiore al superiore sfociò – spontaneamente e naturalmente – nella chimica, nella scienza della distillazione o scomposizione delle materie naturali, perdendo così ogni possibilità di aprire agli esseri umani la Via Regale della trasfigurazione.

Le scienze originali, di cui fa parte l’alchimia, diventano di nuovo accessibili quando ne scopriamo il fondamento spirituale, cioè una vivificazione assolutamente nuova, in armonia con l’universo: un atteggiamento volto alla continua ricerca del bene di tutti, quindi senza danni al prossimo e al pianeta. Raggiunto il punto più basso del materialismo, si annuncia attualmente un totale rivolgimento del nostro modo di vivere, dall’esteriore verso l’interiore, e diventerà senza dubbio possibile comprendere diversamente l’antico linguaggio alchemico.

LA CREAZIONE CON IL FUOCO E CON L’ACQUA

Qui si fondono religione e alchimia. Le religioni monoteiste, quelle che contano il maggior numero di seguaci oggi nel mondo, si basano sul principio che Dio, l’Unico ed Eterno, creò il cielo, la terra, l’essere umano e tutte le altre creature. Nel racconto biblico della creazione (Genesi), si parla delle acque primordiali su cui aleggiava lo spirito di Dio. Poi, dopo l’apparizione della luce e la successiva separazione dalle tenebre, comparve il mondo, diviso tra cielo e terra. In seguito, fu creato l’uomo a immagine di Dio, uomo e donna in un unico essere. Questo racconto della creazione rappresenta un’idea fondamentale molto importante, comprensibile soltanto in modo astratto. Dio, l’Uno, si manifesta perché pensa se stesso, perché forma un’immagine di se stesso; in seguito, dall’Uno appare immediatamente il due: il Dio nascosto e la sua manifestazione divina, il creatore e il creato, l’attivo e il passivo.

Questi, nell’alchimia, sono i principi simbolici del
fuoco (lo Spirito) e dell’acqua (la materia). Questi due elementi, provenienti da Dio, non sono distinti da Dio. Così, Egli racchiude in se stesso i principi contrari: maschile e femminile, creatore e ricettore, fuoco e acqua.

Soltanto nella seconda parte della creazione (secondo capitolo di Genesi) avviene la separazione tra uomo e donna, la separazione della donna dalla costola dell’uomo. Questa separazione produce la loro caduta ed essi sono cacciati dal paradiso. Per gli Gnostici, questo rappresenta la caduta dell’essere umano nelle tenebre.

Il serpente avrebbe suggerito a Eva di mangiare il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male: perciò, la nostra mente è stata educata, da secoli, a considerare questo comportamento moralmente errato. Invece, al contrario, potremmo considerare questo episodio come indicativo della nostra incompletezza, della nostra mancanza di unità e di perfezione, stato verso il quale possediamo un profondo anelito. È anche possibile un’interpretazione scevra da riflessioni morali. Gli esseri umani, in quanto immagine riflessa di Dio, devono attraversare una nuova fase evolutiva: passati dall’unità alla dualità, possono ottenere la comprensione e, in modo cosciente e consapevole, ritornare all’unità. Ecco l’alchimia.

Molte rappresentazioni e racconti narrano di uomo e donna e delle diverse fasi della loro ri-unione. L’alchimia allude a ciò usando i simboli dell’acqua e del fuoco, del mercurio e dello zolfo, del sole e della luna. I saggi del Medio Evo e dell’antichità erano universalisti e conoscevano numerose discipline. Le grandiose intuizioni che consentirono di aprire nuove vie furono appannaggio di scienziati in grado di fare ricerche, secondo il linguaggio moderno, sulla natura e sulla spiritualità: a volte astronomi, altre matematici, (al)chimici o filosofi. La scarna conoscenza accademica della natura non esisteva ancora: tutto veniva osservato e studiato come appartenente al tutto.

Chi esplorava la profondità della natura traeva anche conoscenze sulla propria anima. Chi vedeva la coerenza tra l’essere umano e la natura percepiva anche come si può trascendere la materia.

Oggi, si tende a disprezzare le visioni oscure del Medio Evo e a ritenere il pensiero moderno più libero e più autonomo; manca, però, la visione globale degli eruditi di quell’epoca. Le conoscenze attuali rappresentano la somma di numerosi elementi tra loro scollegati.

Nell’alchimia, come nelle dottrine gnostiche e nella filosofia ermetica, la comprensione è considerata in maniera completamente diversa: si tratta di un pensiero intuitivo, collegato con l’universalità, con la coscienza dell’anima divina. In tutti i suoi aspetti, tale conoscenza proviene dalla vita interiore vivente e vibrante che – quando è attivata – manifesta i suoi effetti sull’essere umano.

Molte idee religiose e filosofiche sono oggi obsolete, ne troviamo alcune tracce negli antichi codici; però, chi accetta il rischio di aprire i propri pensieri alla comprensione universale può godere di questa ricca eredità di manoscritti. Si tratta di una conoscenza antica e atemporale, presente in tutte le forme dei diversi linguaggi: per esempio, nel linguaggio religioso, filosofico e alchemico. Con il termine comprensione universale si intende la possibilità di tradurre le idee alchemiche nel linguaggio della filosofia ermetica o in quello religioso e viceversa.

Se traduciamo il racconto biblico della creazione nel linguaggio alchemico, otteniamo più o meno la seguente immagine: la materia prima, la sostanza primordiale costituente l’universo, è un tutto: un cerchio, il caos indistinto, la possibilità indifferenziata. Il Tutto è anche rappresentato dall’uovo perché contiene la possibilità di uno sviluppo e di una manifestazione. Dorme nelle profondità di ogni essere e si dispiega… nelle forme caotiche presenti nello spazio e nel tempo di questo mondo. La materia prima è il principio ricettore, l’acqua – resa vitale dal fuoco spirituale divino – prende forma e si stabilizza. Da qui il simbolo del cerchio con un punto al centro, il Sole, l’Oro. È l’acqua misteriosa, l’acqua viva – o acqua eterna – corrispondente al mercurio alchemico. Per questo si chiama anche acqua mercuriale. Il simbolo precedente è dunque la rappresentazione dell’inizio e della fine delle trasformazioni alchemiche.

Nel XVII secolo, Robert Fludd – alchimista vicino agli ambienti rosacrociani (1574 – 1637) – dichiarò: «Tutto ciò che è velato si vuole manifestare e l’apparizione incomincia con un punto luminoso. Prima che questo punto luminoso sorga e appaia, l’infinito (l’ein-sof dei cabalisti) è completamente nascosto e non emana alcuna luce

Quando Dio disse: «Sia la luce!» (Gen 1:3), lo spirito, il fuoco, infiammò l’acqua primordiale. L’acqua infiammata è spirito o acqua di luce. Allora appaiono le forme originali, da cui l’universo viene formato.

IL MERCURIO E LO ZOLFO NELL’ORDINE DEL DUALISMO

Quando dalla materia prima apparve una forma differenziata, infiammata dal fuoco, si innescò in questa natura il dualismo degli elementi fuoco e acqua, cioè maschile e femminile. Il cerchio ancora indifferenziato, il caos ricettore – passivo, formativo, femminile – si collega all’organizzazione vivente del cosmo attraverso il principio creatore – attivo, impulsivo, maschile – rappresentato dal punto nel cerchio.

Grazie all’azione del fuoco sull’acqua primordiale, apparve l’essere umano a immagine di Dio, un microcosmo dove il maschile e il femminile sono ancora uniti. Questi due principi si manifestarono separatamente soltanto dopo la caduta e ciò si può constatare nel mondo in cui viviamo. Per indicare la differenza tra il mercurio infiammato originariamente e il mercurio inferiore del nostro piano di vita, l’alchimia impiega due simboli: Questo simbolo del mercurio – molto noto – è costituito, dal basso verso alto, dalla croce dei quattro elementi, +, seguita dal cerchio sovrastato dalla mezzaluna crescente. Però, esiste anche un simbolo del mercurio in cui, al posto della luna, si trovano le corna dell’ariete; infatti, questo animale è un simbolo millenario della forza del fuoco, maschile, attiva e impulsiva. In questo simbolo, l’alchimista vede la forza del fuoco e dell’acqua originali della manifestazione primordiale divina. La mezzaluna crescente simboleggia il mercurio dopo la separazione, dunque il mercurio nel dualismo cosmico. La luna di questo simbolo è quella che riceve e riflette la luce del sole. Così, essa dirige la vita terrestre e viene assimilata all’acqua d’argento, al mercurio; invece, il sole all’oro fiammeggiante. Nel misticismo, la luna è la beneamata del sole e – analogamente – l’anima umana può essere lo specchio puro dello Spirito, fino a quando non sarà possibile la loro unione.
L’elevazione dell’anima fino a Dio, la trasmutazione alchemica del vile metallo in oro purissimo, può avvenire solo quando l’acqua ricettiva e il sole vitalizzante siano divenuti puri. L’alchimista deve essere maestro dell’acqua e del fuoco, del mercurio e dello zolfo, per far agire tali elementi nella giusta proporzione. Qui sotto è rappresentato il simbolo dello zolfo, il fuoco. Il segno dello zolfo, nell’ordine della dualità, è composto dalla croce dei quattro elementi + su cui è collocato il segno del fuoco , il triangolo orientato verso l’alto. Lo zolfo puro della manifestazione originale divina, per l’alchimista, è però simboleggiato dalle corna dell’ariete. Questo zolfo superiore è lo zolfo spirituale, detto anche zolfo non infiammabile.

ACQUA GHIACCIATA E ACQUA CORRENTE

L’alchimia si basa sull’idea, condivisa dai più grandi insegnamenti religiosi, che la doppia unità non sia più quella originaria. L’alchimista non si interessa al motivo per cui ciò sia avvenuto; egli percorre la via che – dal dualismo – conduce all’unità, all’unione dei contrari. Per esprimere quale di questi principi, nel dualismo, è sempre dominante, gli alchimisti distinguono due stati: l’acqua ghiacciata e l’acqua corrente.

L’acqua corrente simboleggia il dominio della luna, l’effimero e il divenire, dunque il mercurio inferiore. La natura in cui viviamo si spiega attraverso l’attività dell’acqua corrente: le forze lunari che ci influenzano. Nella trasmutazione alchemica, queste forze sono utilizzate nel processo della dissoluzione (solve), seguito dalla ricostituzione (coagula). Nelle parole di Jacob Bohme quest’ultimo fenomeno è paragonabile all’inverno, allorché un freddo intenso trasforma l’acqua in ghiaccio. Sotto questo aspetto, gli alchimisti parlano del fuoco gelido oppure del freddo ardente. Quando agisce una sola di queste forze, appare una frattura, un cambiamento: per esempio, una dissoluzione o una ossificazione.

IL TRIONFO DELLA NATURA SULLA NATURA

Solo quando queste due forze si riuniscono, l’essere umano ridiventa un’immagine di Dio. Nel linguaggio religioso, troviamo questa formula nel Vangelo di Tomaso (logion 22 e 11): Gesù disse loro: «Quando farete dei due uno, e quando farete l’interno come l’esterno e l’esterno come l’interno, e il sopra come il sotto, e quando farete di uomo e donna una cosa sola, così che l’uomo non sia uomo e la donna non sia donna […] allora entrerete nel Regno.» (logion 22) Gesù disse: «Questo cielo scomparirà, e quello sopra pure scomparirà […] Un giorno eravate uno, e diventaste due. Ma quando diventerete due, cosa farete?».

L’alchimia dà esattamente la stessa definizione della trasformazione della natura. La formula secondo cui la natura gode della natura; la natura trionfa sulla natura; la natura domina la natura viene attribuita a Ostanes.
La natura gode della natura è lo stato in cui la forza cieca del mercurio spinge l’essere umano ad assecondare i propri istinti e i propri desideri, dunque la materia lo domina. Questo è comprensibile, se si pensa che il mercurio non stabilizzato, senza il centro, agisce nella natura inferiore come un impulso cieco, sotto forma di sete ardente, di desiderio, di fame o di edonismo cieco. L’espressione secondo cui la natura trionfa sulla natura significa che non c’è alcuna divinità superiore in grado di abilitare l’evoluzione e la trasformazione dell’essere naturale; tutto il necessario per unire i contrari è nascosto nella sua stessa natura. Secondo le regole dell’Arte, c’è un vero cambiamento quando il piombo della natura mortale diventa l’oro dello spirito. Quando si raggiunge tale terzo stato, la natura domina la natura e il cerchio acquista un centro , immagine di un essere di acqua e di fuoco; in un tale essere, materia e spirito sono stati uniti dall’acqua fiammeggiante dell’anima.

UROBORO, IL SERPENTE DEL MONDO

I medesimi rapporti sono rappresentati nell’alchimia. Il cerchio del mercurio non è diverso dall’uroboro, il serpente che si morde la coda.

In molte rappresentazioni gnostiche, esso circonda il mondo della creazione, come presso gli gnostici Ofiti. Il termine greco ophis significa serpente. Il mistico Jacob Bohme descrive come il diavolo abbia sedotto l’anima incatenandola alla ruota infuocata del fondamento della natura. Questa ruota ardente dei desideri è un’immagine del diavolo che dice all’anima: «Anche tu sei un tale mercurio infuocato se ti dedichi a quest’arte. Ma devi mangiare il frutto in cui i quattro elementi regnano gli uni sugli altri, ciascuno per sé e sono dunque in conflitto» Allora, in quest’anima si destano tutte le caratteristiche della natura, in modo che le bramosie e i desideri più sfrenati le diventino familiari. In senso alchemico, è lo stato espresso dalla formula: la natura gode della natura. Il microcosmo umano finisce dunque con il subire l’influenza del mercurio instabile. Le parole di Jacob Bohme sopra citate evocano la relazione tra i principi dell’alchimia e la biblica espulsione dal paradiso terrestre. Nella Bibbia, si racconta anche del serpente che seduce Eva. Quando Jacob Bohme parla del mercurio di fuoco, mostra il suo effetto sull’essere umano. Per lui, il mercurio è l’acqua bruciante che, nel suo aspetto inferiore, rappresenta il fuoco astrale del desiderio. Occorre imparare a dominare questa forza e a trasformarla nel mercurio superiore. Se l’acqua mercuriale non è stabilizzata, l’essere umano rischia ancora di subire la forza fatale della caduta. Questo corrisponde al triangolo in cui uno degli angoli è orientato verso il basso, il simbolo dell’acqua in alchimia. L’energia dissolvente agisce in modo indiscriminato e caotico su quanto è stabile: per questo, il serpente si morde la coda. L’alchimista, se sa dirigerla, può utilizzare questa attività dissolvente nel proprio processo di trasmutazione. Il processo inizia sempre con la dissoluzione, seguito dalla coagulazione: solve et coagula. Molti antichi miti raccontano simbolicamente la forza incontrollabile di mercurio che deve essere superata, affinché non possa più causare danni. Dunque, il serpente corrisponde al drago che deve essere combattuto. Il drago e il toro sono figure ermetiche, rappresentazioni di eroi fondamentalmente ribelli come Mithra, Giasone, Apollo, Horus e altri guerrieri.

I draghi vengono considerati verdi e senza direzione dagli alchimisti, perché non sono ancora passati attraverso il processo di maturazione, cioè non sono ancora soggetti alla forza della trasformazione che li porterà a raggiungere un ordine superiore. In molte illustrazioni, il cerchio è costituito da due serpenti o draghi che si mordono la coda. Uno dei due possiede le ali. Il celebre alchimista Nicolas Flamel (1330 – 1418) scrisse al riguardo: «Osservate bene questi due draghi, essi rappresentano l’autentico inizio della filosofia; ai saggi non fu concesso di rivelarlo ai propri figli. Quello in basso, senza ali, rappresenta ciò che è fisso e stabile: quello si chiama uomo. Il serpente di sopra rappresenta la donna, oscura, tenebrosa e volubile. Il primo è lo zolfo, oppure il caldo e il secco; l’altro è l’argento vivo (mercurio), oppure il freddo e l’umido. Quando i due si uniscono trasformandosi nella quintessenza, sono capaci di vincere tutto ciò che è duro, solido e metallico.»

IL SERPENTE SULLA CROCE

Nicolas Flamel, nelle sue illustrazioni, mostra un serpente su una croce per esprimere che il mercurio instabile deve essere vinto. La croce dai quattro bracci si riferisce ai quattro elementi di cui è composto il mondo. Nel loro punto di intersezione si trova il quinto elemento, la quintessenza. Chi inchioda il serpente sulla croce ha stabilizzato il mercurio. Questi simboli richiamano il caduceo di mercurio in cui i due serpenti, strisciando verso l’alto, si intrecciano. Si tratta di un riferimento all’unione dei contrari. L’asse verticale che si trova tra di loro è il simbolo del fuoco del serpente, l’aspetto spirituale della colonna vertebrale. Chi, grazie alle numerose illustrazioni e simboli, comprende i concetti fondamentali del fuoco e dell’acqua nella creazione, dispone di uno strumento importante. Allora, poco importa che si parli del mercurio, dell’acqua, della luna o dell’argento; oppure che si parli del fuoco, dello zolfo, del sole o dell’oro. Tutti questi termini enigmatici hanno un proprio significato e fanno intuire l’essenziale. Ne deriva un pensiero che non considera più le rigide forme apparenti, ma il movimento delle energie, un’ideazione che abbraccia la coerenza della creazione intera.

Il serpente crocifisso, il mercurio fissato (cfr. pg.37). In primo piano un fiore appassisce mentre, in secondo piano, un altro fiorisce. Abraham Eleazar, Uraltes chymisches Werck, 1735. In alchimia, il serpente è il mercurio volatile, i desideri umani che l’alchimista deve fissare, crocifiggere.

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