Archivio mensile:febbraio 2012

freccia scoccata

Sono una donna arciere, o meglio lo sono stata in adolescenza. L’età in cui ci si scopre individui. L’età in cui ci si ribella contro la famiglia e i propri legami. Forse è per questo che lo son diventata… oltre per causa del caso. Causalità casuale!!! 🙂 Comunque sia oggi vi racconto questa storia perchè mi manca mio padre e perchè sento la nostalgia della presenza di mia mamma… entrambi lontani da noi, ad Imola.

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Ero in seconda media, ribelle convinta ci andavo (in bici) solamente per i temi di italiano, i bei ragazzi del Geometra e le lezioni di Educazione artistica, dove ad ogni compito prendevo 10. La ribellione era (fondamentalmente) un’inconscia richiesta di attenzioni. Ne ho sempre volute parecchie, da brava figlia unica quale sono. In aggiunta alla casualità della nascita solitaria vi dico con amarezza che entrambi i miei genitori (artigiani) lavoravano 8 ore o più ogni giorno: a 10 anni avevo le chiavi di casa…. troppo per me, forse ingiusto per chiunque. (Sull’ingiustizia di questa schiavitù dell’uomo farò un post entro breve, è un tema sentito).

Quell’anno di II° media, prima dei Giochi della Gioventù, alla mia professoressa viene in mente di inserire il tiro con l’arco tra gli sport da scegliere. La sconvolgimento della mia vita inizia da qui. Vi dico subito che mio padre (il Grizzly di qualche post fa) era l’uomo di riferimento, l’arciere misterioso che gestiva la Scuola imolese di tiro con l’arco. Morsa dalla paura di un confronto diretto tra la mia vita dentro e fuori casa, lì per lì mi rifiutai categoricamente di andare al pomeriggio di prova con tutti i compagni. La volta sucessiva mio padre insisteva, tutti premevano… “su Claudia, dai facci vedere se sei brava come tuo babbo!!!”.
A nulla valsero i miei sforzi, il caso e la professoressa troppo testona si coalizzarono facendo planare bruscamente la mia freccia fino al giallissimo centro del tondo bersaglio.

Spam! – stok! – giallooooo! Che bel suono, violentissimo.

Sudavo. Le palle di tutti i paia di occhi che mi fissavano mi facevan ribollire il sangue. Perchè questa fortuna???Non avevo vie di fuga, il mio destino era troppo evidente ai miei occhi. Mi faceva male la chiarezza del mio futuro. Ormai ero una ragazzina votata al tiro con l’arco. Come tutti volevano.
Così iniziai seriamente, controvoglia all’inizio e con serietà alternata se vincevo gare…. e ne vincevo tante! Provinciali-regionali-nazionali-meeting nazionali-impegni sempre più serie e duraturi-aiutoooooooooooooo! Mollai, sul più bello e con mille sensi di colpa.
La primissima GRANDE delusione che diedi a mio padre, la prima di una serie.

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Oggi vi racconto di questa mia lotta famigliare perchè ha molto valore. Come tutte le storie intime vi piacerà e son sicura che potrà essere di ispirazione a noi genitori e a chi per ora è figlio e basta.

Lottare con i propri parenti stretti è cosa sciocca ma spesso inevitabile per similarità di sangue. Io, ad esempio, odiavo tutto quello che di mio vedevo in mio padre. MA NON LO SAPEVO!!! Credevo davvero che fosse l’unico sulla faccia della terra ad essere scorbutico, silenzioso, poco intimo, poco affettuoso… sempre incazzato e guastafeste.

Col tempo, con tanto lavoro interiore e SOLO DOPO essere divenuta mamma, ho avuto modo di comprendere il fondamento del rapporto con i propri genitori. Tardi ma (teoricamente) l’ho capito! Il mio compito per ora è quello di applicare, nella vita con loro, questo fondamento che ora vi spiego: tra figli e genitori non c’è solo un rapporto inevitabile di parentela da gestire reciprocamente in senso univoco ma, soprattutto, ci deve essere RELAZIONE RECIPROCA.

La difficoltà magari non sarà comune a noi tutti, ma sono sicura che la gestione dei rapporti in famiglia è spesso in salita e molti di voi non sanno perchè!!! Difficile da spiegare a parole, spigandolo a molti amici ho sempre fatto l’esempio che ognuno di noi dovrebbe considerare i propri genitori prima di tutto PERSONE e solo dopo anche genitori

Il passo sui Figli di Gibran è meglio di mille parole scandite e rende Il profeta un libro degno di essere letto e riletto mille volte.

I vostri figli non sono figli vostri.
Sono i figli e le figlie della brama che la vita ha di se stessa.
Essi vengono attraverso voi ma non da voi,
e sebbene siano con voi non vi appartengono.
Potete donare loro il vostro amore ma non i vostri pensieri…
poiche’ hanno pensieri loro propri.
Potete dare rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime.
Giacche’ le loro anime albergano nella casa di domani 
che voi non potete visitare neppure in sogno.
Potete tentare d’essere come loro,ma non di renderli come voi siete.
Giacche’ la vita non indietreggia ne’ s’attarda sul passato.
Voi siete gli archi dai quali i figli vostri,
viventi frecce, sono scoccati innanzi.
L’Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell’infinito,
e vi tende con la sua potenza
affinche’ le sue frecce possano andare veloci e lontano.
Sia gioioso il vostro tendervi nella mano dell’Arciere;
poiche’ se ama il dardo sfrecciante,
cosi’ ama l’arco che saldo rimane.
Kahlil Gibran

 
Si dovrebbe imparare ad amare tutti così (sempre secondo Gibran): leggetevi anche l’Amore.

Se si amano i propri figli in modo saggio gli si deve dare libertà di esperire la vità senza sfiducia e limitazioni, essendo certi di essere poi ripagati con la conquista della stessa libertà che Dio ha chiamato vero Amore.

Concludo salutandovi e ricordandomi che nulla viene per caso…
Mi dispiace tantissimo che mio padre non possa leggere queste righe, spero che tramite un giro di amici tutto questo possa arrivare a lui.

Renato, ti voglio bene e mi scuso con te per le mille cazzate che ho fatto.
Donatella, forza so quanto sei forteeeeeeeeeeeeeeeeee!
Genitori: vi aspetto quassù!

coppia sconvolgente

Amo il Giappone, ho una carpa tatuata sul braccio destro (saggezza, forza e longevità), amo tanto tanto le stampe di Hokusai e non solo, amo la tempura (gnam gnam), amo la quiete di questo popolo, la loro saggezza e tendo/tenderi volentieri allo zen se mi riuscisse! Vivo con un amante del tè e sto imparando a fare pure il sushi vegetariano….. leggo gli haiku e ora ve ne dedico uno speciale:

“al suo termine, la strada
si avvicina al profumo
biancospini in fiore”

Yosa Buson

Oggi però vi parlo di Bjork che con il Giappone non ha nulla a che fare se non per un meraviglioso suo punto di vista. Eccolo.

Da Wikipedia, cos’è Drawing Restraint 9?

E’ un album di Björk del 2005. E’ la colonna sonora di Drawing Restraint 9, film sperimentale, ambientato in Giappone, del regista Matthew Barney (ricordato in particolare per il fortunato ciclo “Cremaster”). La colonna sonora è affidata da Matthew alla sua compagna, la cantante islandese Björk (il mio amore canterino), che presta la sua collaborazione anche come interprete del film… qui sotto è una bellissima sposa giapponese.

Questa colonna sonora risulta il lavoro più impersonale della discografia di Björk (è anche il suo primo album il cui titolo è composto da più di una parola): la cantante islandese presta la voce, fondamentale negli altri album, in soli tre brani (Bath, Storm e Cetacea). In veste di produttrice del disco collabora però a tutte le canzoni, addirittura scrivendo lei stessa la musica per lo strumento caratteristico dell’album, lo Sho, particolarissimo strumento dalle sole tre note, suonato da Mayumi Miyata. È proprio lo sho che la stessa Björk sceglie come simbolo della sua opera, poiché questo strumento è tradizionalmente giapponese, ma non certo famoso quanto altre caratteristiche del Giappone, largamente pubblicizzate e sfruttate a fini commerciali: Drawing Restraint 9 vuole mostrare il lato più profondo, sconosciuto alle masse, del Giappone, filtrato attraverso occhi ovviamente criticabili (ricordiamo fra tutti il pezzo di teatro Nō di nove minuti costituito da Holographic Entrypoint)…. vedi sotto l’immagine…

In Drawing Restraint 9 Björk sembra quindi riportare in musica non le sue emozioni, bensì quelle del compagno e del suo film. Queste emozioni, nel 2005, data di uscita sia del film che della musica, sono state spesso criticate fortemente, definite indecifrabili, tanto da apparire anche ad attente analisi senza senso.Altri, invece, hanno accolto con sufficienza o poco più questi sperimentali lavori. Altri infine hanno acclamato quest’ultimo lavoro di Björk come il continuo della via intrapresa con Medúlla (album precedente a questo, nel quale gli strumenti vengono quasi del tutto omessi) per le atmosfere cupe ed eteree, vedendovi però anche una svolta: il ritorno agli strumenti (vi sono brani completamente strumentali: Ambergris March, il trio Hunter Vessel, Shimenawa, Vessel Shimenawa e Antarctic Return).

C’è anche tantissima poesia, come in questa scena del pacco regalo…. Part I: Petrolatum. Ringrazio Alice Ginaldi per averla condivisa su Facebook… oggi ho creato questo post per merito suo! Grazie per l’ispirazione! 🙂

Se volete approfondire l’argomento vi consiglio questo post in inglese, dal bolg Culiblog.org, dove culi sta per culinario e non sederi… e dal quale cito: “the film is exemplary of food-related film in the culiblog sense of the word; food, food culture, food as culture and the culture that grows our food”.


Lo Sho (笙) è uno strumento a fiato ad ancia libera (rappresenta l’equivalente giapponese dello sheng cinese, dal quale deriva), ed è composto da 17 canne di bambù di lunghezza diversa, con le quali si possono ottenere suoni di varie altezze. Appartiene alla famiglia degli organi a bocca. La lunghezza delle varie canne non è legata a ragioni di praticità, bensì di estetica: lo strumento ha infatti un aspetto simmetrico definito “simile alle ali di una fenice”. Simili organi a bocca vengono utilizzato in molti paesi dell’Asia orientale e del Sud-est asiatico al fine di creare melodie; solo in Giappone esso viene utilizzato invece per produrre accordi. Lo sho è oggetto di interesse di diversi compositori contemporanei: ad esempio Toru Takemitsu lo ha impiegato nella sua musica. L’organo a bocca giapponese appare anche nella colonna sonora di “Drawing Restraint 9”, film di Matthew Barney, composta da Björk, nel quale lo sho rappresenta lo strumento caratteristico….

Per ora vi saluto, a presto un aggiornamento del post con qualche spunto per approfondire M. B., il maritino pazzo della dolce Bjork!
Buona giornata e buona settimana a tutti gli amanti dell’arte. Sensata e non.

 

Labirinto

Labirinto  

Il labirinto è un simbolo arcaico che suscita, in ognuno di noi, un sentimento di mistero e rispetto, una eco tangibile che proviene da una dimensione differente da quella alla quale siamo abituati. L’origine della parola labirinto proviene probabilmente dall’insieme di costruzioni presenti sull’isola di Cnosso al cui centro si trova il Minotauro, mostruosa creatura metà uomo e metà toro.

Per labirinto si intende generalmente un percorso con una sola entrata ed un solo punto di arrivo: il centro. La parola labirinto viene spesso usata erroneamente per indicare anche un complesso intricato di vie e strade nel quale ci si smarrisce perdendo l’orientamento: il dedalo.

Il dedalo è l’immagine del nostro stato di vita attuale perchè è determinato dai nostri desideri e dalle nostre passioni. Forze reali con cui ci identifichiamo; forze che producono una personale visione del reale e come tale illusoria. Un dedalo irreale con muri, svolte obbligate e bivi che sono solo fantasmi creati dal nostro inconscio che ci trascina in una danza macabra piena di smarrimento e angoscia.

Queste forze creatrici, da noi stessi evocate, ci fanno errare finchè lacrime e dolori non ci portano alla domanda fondamentale: dove stiamo andando?

Solo allora il cercatore della Verità, Teseo, potrà scorgere la porta del labirinto scolpita nel suo petto, smettendo di errare nell’esteriore potrà rivolgersi in se stesso: un’unica entrata, un unico centro. 

Il labirinto è il cammino interiore (labor intus), il centro di se stessi, luogo dove splende la Gerusalemme celeste sorvegliato dall’orribile Minotauro.

Solo se saremo armati di ferrea volontà per continuare nel labirinto, senza dar ascolto ai nostri sensi che sussurrano dubbi e paure al superbo intelletto, potremmo arrivare al centro.

Per far questo, la nostra limitata ragione deve arrendersi ad un percorso che non comprende ed aver fede in un cammino che si avvicina e si allontana dal suo centro con una logica assurda, deve seguire la colomba come fece Cristiano Rosacroce nel suo pellegrinaggio verso le nozze alchemiche.

Solo se avremo conosciuto e amato Arianna (la nuova anima) e grazie al suo dono (la spada avvelenata) alla fine del percorso potremmo fronteggiare e sconfiggere l’io nella sua completezza, il Minotauro.

Così avremo finalmente accesso alla Gerusalemme celeste, al di là dello spazio e del tempo, si potranno celebrare le nozze alchemiche: la trasfigurazione del nostro intero essere. Così potremo uscire dal labirinto e non trovarci più in un dedalo ma troveremo un mondo da poter ascoltare, a cui prestare soccorso.

“Io sono la porta;
se uno entra per mezzo di me sarà salvato; entrerà, uscirà e troverà pascolo”.

(
Giovanni 10_9)

Ringrazio tantissimo Cristiano Roselli che mi ha concesso di pubblicare questo breve testo da lui scritto nell’agosto 2010.
Ancora grazie!

it’s time for me, oooohhhhhh yeah!

Dopo una giornata di Carnevale tra cuochine e meccanici (all’asilo) e Cenerentola con fatine (in Centro storico), tra musica scadente altissima e mille coriandoli da schivare, merande doppie farcite di sfrappole zuccherose, ecco che mi si presenta una serata in libertà! 😉

Passo primo, riempo il bollitore e scelgo la tisana perfetta: questa sera miscela acido/basica.

Step 2: accedo al blog e mi guardo i commenti, passo da FB ma nulla di chè.

3. Prendo una sciarpa di lana anti spifferi.

4. Controllo la posta, ne ho varia!

Punto 5 che solitamente è lo step 2: accendo iTunes e scelgo Adore Vocal Jazz (playing the best in vocal Jazz, www.1.fm), ora passa Over the rainbow cantata da Melody Gardot… una favola!!!! (L’originale ve la ricordate? Eccola: Judy Garland – Over The Rainbow).


6. sto ferma sul divano ad ascoltare… per non più di 15 minuti, figuratevi se riesco a star ferma!

7. bevo la tisana bollente perchè lo stomaco è ancora sotto sopra, maledetto virus.

8. penso a quando mia mamma mi faceva la borsa dell’acqua calda… e mi mancano entrambe.

9-10-11 penso a quando una bella vacanza, Giselle, beata lei!

12. Penso a quando le mie/nostre due ore di terme

13. Torno qui al pc e mi chiedo perchè a Bellinzona il Carnevale è così sentito…. bo?! Apro la finestra e ci sono dentro. Alla festa, al casino e alla musicaccia da due lire. Due euro, un franco e mezzo! Mi chiedo a proposito perchè il babbo (Roman) della Sofia (amica di Diana) non faccia il Dj qui in centro?!! Ho visto il suo sito e mi piace cosa suona, eccolo Romandj.ch! Groovy e non solo, oooooohhhhh yeah! 🙂 🙂

Che voglia matta di festa, di libertààààààààààààààààààà!

Mi rendo comunque conto che poi alla fine mi basta quel che ho ora qui, nel presente, adesso, ora, qui, ora , adesso, ora qui (lo ripeto per rafforzarne l’effetto di presa di coscienza): tisana, ottima musica e le bimbe che dormono! E ne son felice.
Faccio finta di non sentirmi vecchia. Si, fingo con me stessa, e chi non lo fa?!

14. cerco le immagini per questo post e penso già di andarmene a leggere il mio libro, quello attuale: La storia infinita, libro del cuore da rileggere spesso. A letto, magari!

15. Merda! Suonano la Cuccarini, ma si potrà?!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!  Vola. Credevo fosse reato passare sta canzone °_° Forse qui devono ancora votare al referendum per deciderne il destino! Se potessi votare qui in Ticino mi alzerei alle 6 di mattina per andare alle urne!


Voto: NO NO NO, la Cuccarini proprio no!!!!

15. Automaticamente penso a quel musica sceglierei per una festa estrosa e amalgamante come deve essere il Cernevale e penso a questo video postato su FB da Jerko: Primus – The Devil Went Down To Georgia. Geniale, saltereccia e buona! E poi perchè ci sta bene insieme (sempre grazie Jerko) ecco cos’altro: John Zorn – Lilin. Un pò da tarda serata ma davvero di qualità, altro che anni ’80! 🙂 Poi per far festa ben benino perchè non lui? Saturnino, Blame It On The BassLine.

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Ecco invece cosa ascolto adesso mentre vi scrivo: Chromatics, Lady. Mi piace!!! L’ho scoperta da poco….. è da sera, accompagna la mia solitudine… è perfetta! Poi ancora: Under Your Spell. Love this song!  Clap clap clap! 🙂

Notte notte a tutti con questo bel pezzo di blues, un sogno!

Mo’ Better Blues è un gran film con Denzel Washington e Wesley Snipes, è di Spike Lee (sound track nomination Oscar Grammy Awards 1990 original score Bill Lee). Da sentire e da vedere! 😉

ps
La sapete una cosa?! Non gli è bastata la Cuccarini, ora c’è la (ancora di più) terribile tunz-tunz!!!! °_°

A Daniele, mio eroe nostalgico.

Ieri sera ho cercato tra le pieghe delle mia stanchezza un pò di compassione per Daniele. Nella vacuità imperante della mia mente ho trovato solamente questa agghiacciante freddura:
“Deve essere brutto sapere che l’unico motivo per ridere (al lavoro) sei tu”.

Povero, mi spiace. L’animo gaudente, grezzo e toscano di Daniele soffre tanto qui in Ticino dove tutti son moderati, seri, lenti perchè molto precisi e tendenzialmente scassaballe.
Con questo post vorrei dirgli di farsi forza e di avere tanta tantissima pazienza! A lui e a tuti voi regalo attimi di ilarità geniale: le supercazzole di Tognazzi (Amici miei, forever!!!). E per chi è strong ecco una delle mie preferita: lo scherzo al cimitero! Scherzo peso, arrogante, sfrontato ma geniale!!! Da non rifare!!!

A Daniele dico un’altra cosa:  goditi l’inno del corpo sciolto 🙂


Ti amo e grazie per farmi ridere anche nella disperazione e nella stanchezza più avvilente.
Grazie per mille altre cose che ti dirò stasera, tra un attimo, adesso praticamente! 🙂
Evviva il Favonio, evviva Ces! Ah ah ah! 🙂
Notte, tua cla

la mia colf si chiama Signorina di Stok. (Toscana mi manchi)

Forse sarò volgare, forse e per fortuna mi capiranno solo gli amici toscani ma me ne frego. Ecco il punto.
Sono corsa a scrivere questo post ridendo perchè nella solitissima routine serale: gestione bizze-cucinare-apparecchiare-imboccare-mangiare-bere-dar da bere a tutti-sparecchiare-infilare i piatti nella lavastoviglie-spazzare ecc. – mi è venuta fuori una battuta da morir dal ridere. Bè le risate erano tra di noi…. a voi qui sotto le spiegazioni non troppo dettagliate della gag, vista la stanchezza questo sarà il mio meglio….

Eccola: “Anch’io ho la colf e… sai come si chiama? Si chiama Signorina di Stok”.
Dove Stok sta per sto ca&&o!!!!

Mi scuso, davvero…. °___° Specifico anche che la frase è uscita dalla mia bocca solo per poter citare quel toscanaccio di Daniele!

Siccome questo blog nasce dalla mia voglia di condividere con voi le mie gioie e miei dolori, oggi arrivano anche i miei lamenti! Sempre e comunque con il personale intento di osservarmi con attenzione, grazie! Ebbene:
in Svizzera ci sto bene, benino. Ho pure un lavoretto che ancor prima di essere iniziato già mi tiene occupata con cose creative da fare, e mi piace. MA, MA, MA… tutto questo non mi basta. Per ripagarmi di tutta la mostruosa fatica che faccio il Ticino deve far di più! Molto molto di più. E’ da un anno che fatichiamo, lavoriamo sodo per poi sopravvivere appena; qui mi sento quotidianamente come Cenerentola:

tutti si divertono ed io sto a a casa piegata tra lacrime e molti sogni irrealizzati… Tra l’altro anch’io guardo sognatrice il mio castello per davvero, ogni giorno e senza posa!!!
Stasera sarà la stanchezza, saranno le mille cose che devo fare (extra-ordinarie) condividendo spazii e tempo con due bimbe da monitorare, sarà che Daniele è tornato a casa un’ora dopo, sarà che qui inizia il Carnevale ed io son troppo vecchia/triste/stanca/mamma per festeggiare… sarà! Ma voglio volare via, voglio piangere sulla mia panchina di pietra fredda ed aspettare la mia fata smemorina. Se piango forte arriverà?! La zucca è pronta da tempo, ho un gatto al posto del cane… insomma che mi manca, forse non sono buona come Cenerentola??? Uffa!

Purtroppo da maggio 2011 nessun parente ci viene in aiuto e l’unica cosa che posso fare è resistere. Magari potrei andare a letto prima e vincere me stessa rinunciando ad internet. Duro, no?! Sarebbe un pò come morire!!! Sarebbe come ascoltare 24/24 Battisti e la sua Il tempo di morire. Il mio cammino gnostico me lo richiede, però! Si, si, siiiiiiiiiiiiiiiiiiiii! Vorrei abbandonare tutto, fuori e dentro me stessa.

E’ così difficile capire i propri vincoli e non riuscire a liberarsene. Catene pesantissime eppure così irresistibili ed invitanti!

A proposito di principesse cadute, illuse e tristi ecco le foto di Dina Goldstein. Ha ritratto le principesse delle favole calate nella vita di oggi, dopo il lieto fine che le ha viste congiungersi finalmente con l’amato principe azzurro.

Il risultato è Cenerentola che beve per dimenticare, Raperonzolo in chemioterapia, Biancaneve in versione casalinga disperata, Belle sotto i ferri di un chiururgo estetico e così via.. che tristezza!!! Ecco qui le foto.
Pensando al tema delle icone cadute nel mondo reale mi è venuta in mente anche questa immagine che ha fatto la storia, eccola:

D&G confermarono Madonna come testimonial per la collezione autunno-inverno 2010-2011. La cantante veste i panni di una sensuale casalinga impegnata a lavare il pavimento con straccio e guanti. Poverina!!! Povera, povera, povera! Ma sexy!!! Ah ah…. allora sei a posto!!!

Non vorrei lasciarvi con l’amaro in bocca, solitamente opto per l’ironia e la positività. Ma non ho parole tenere questa sera….

La voce del silenzio, che bella! Se non la conoscete guardate ed ascoltate Mina che qui è favolosa, riempe dentro e riscalda le anime più assopite…. “Ci sono cose nel silenzio che non mi aspettavo mai”…

Ecco cosa mi ci vorrebbe, tanto silenzio. Come sempre dentro e fuori di me!

the versatile blogger (confessione)

Ricevo l’invito da Nadir, solitamente non rispondo alle catene ma questa è sicuramente un modo carino per raccontare cose di me in modo veloce e divertente!
Lo scopo non è altro che raccontare sette cose che, in una qualche maniera, mi caratterizzano e che, però, non sono mai emerse dal blog. Grazie Nadir per l’invito, sarà per me divertente, l’ennesima occasione per vedermi allo specchio! 🙂

1 Sono istintiva, forse troppo

Mi rendo conto che il mio istinto mi guida velocemente e in modo efficace. Ad un primo incontro con uno sconosciuti, già dalla prima stretta di mano capisco tutto. Recentemente ho subito uno “strattone” di presentazione ed ho subito capito che no-no…. non ci siamo! 🙂 Ammetto anche che spesso mi sbaglio, riconosco dunque il limite dell’istinto in questo caso.

2 Amo le cose belle

Subisco dannatamente tanto il fascino della bellezza.
Della natura, nelle persone e dell’arte. Da essa mi faccio rapire ancora volentieri.
Ammetto che come una adolescente mi guardo e riguardo il bel Robert Pattinson come se fosse un dio greco da venerare. Non mi pento, aspetto che passi….

3 Ascolto musica, buona.
Che per me vuol dire Radiohead, Portishead, Bjork ecc. Amo trovare i video delle canzoni: se l’immagine bella è legata ad un buon sound io sono a posto!
Ecco l’esempio, The Rip dei Portishead. Adoro le versioni acusiche come questa The Rip Tom Yorke che suona i Portishead. 🙂

4 Odio la televisione e guardo mal volentieri solo il Tg di Mentana.
Credo di conoscere a fondo il sistema di gestione delle masse. Non voglio far parte di esse. Voglio pensare con la mia testa e perseguo i miei ideali personali e religiosi in modo autonomo emancipandomi dai burattinai….

5 Non sopporto i cori russi, la musica finto rock, la new wave itliana, il free jazz punk inglese, neanche la nera Africa!
Centro un Centro di gravità permanente che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose e sulla gente….
🙂 … Over and over again!

Amo Battiato. La citazione è da Centro di Gravità permanente.

6 Amo stare con le mie bimbe

Amo troppo il concetto di famiglia unita. Fortunatamente per ora la mia lo è.

7 Non amo chi non mi rispetta e credo di subire ingiustizie
Devo ancora conquistare la piena consapevolezza che tutti siamo un’unica cosa guidata da un destino già scritto. E che nulla avviene per caso…. Torti, frasi offensive ecc. sono spesso il riflesso di noi stessi nell’atro….