Labirinto

Labirinto  

Il labirinto è un simbolo arcaico che suscita, in ognuno di noi, un sentimento di mistero e rispetto, una eco tangibile che proviene da una dimensione differente da quella alla quale siamo abituati. L’origine della parola labirinto proviene probabilmente dall’insieme di costruzioni presenti sull’isola di Cnosso al cui centro si trova il Minotauro, mostruosa creatura metà uomo e metà toro.

Per labirinto si intende generalmente un percorso con una sola entrata ed un solo punto di arrivo: il centro. La parola labirinto viene spesso usata erroneamente per indicare anche un complesso intricato di vie e strade nel quale ci si smarrisce perdendo l’orientamento: il dedalo.

Il dedalo è l’immagine del nostro stato di vita attuale perchè è determinato dai nostri desideri e dalle nostre passioni. Forze reali con cui ci identifichiamo; forze che producono una personale visione del reale e come tale illusoria. Un dedalo irreale con muri, svolte obbligate e bivi che sono solo fantasmi creati dal nostro inconscio che ci trascina in una danza macabra piena di smarrimento e angoscia.

Queste forze creatrici, da noi stessi evocate, ci fanno errare finchè lacrime e dolori non ci portano alla domanda fondamentale: dove stiamo andando?

Solo allora il cercatore della Verità, Teseo, potrà scorgere la porta del labirinto scolpita nel suo petto, smettendo di errare nell’esteriore potrà rivolgersi in se stesso: un’unica entrata, un unico centro. 

Il labirinto è il cammino interiore (labor intus), il centro di se stessi, luogo dove splende la Gerusalemme celeste sorvegliato dall’orribile Minotauro.

Solo se saremo armati di ferrea volontà per continuare nel labirinto, senza dar ascolto ai nostri sensi che sussurrano dubbi e paure al superbo intelletto, potremmo arrivare al centro.

Per far questo, la nostra limitata ragione deve arrendersi ad un percorso che non comprende ed aver fede in un cammino che si avvicina e si allontana dal suo centro con una logica assurda, deve seguire la colomba come fece Cristiano Rosacroce nel suo pellegrinaggio verso le nozze alchemiche.

Solo se avremo conosciuto e amato Arianna (la nuova anima) e grazie al suo dono (la spada avvelenata) alla fine del percorso potremmo fronteggiare e sconfiggere l’io nella sua completezza, il Minotauro.

Così avremo finalmente accesso alla Gerusalemme celeste, al di là dello spazio e del tempo, si potranno celebrare le nozze alchemiche: la trasfigurazione del nostro intero essere. Così potremo uscire dal labirinto e non trovarci più in un dedalo ma troveremo un mondo da poter ascoltare, a cui prestare soccorso.

“Io sono la porta;
se uno entra per mezzo di me sarà salvato; entrerà, uscirà e troverà pascolo”.

(
Giovanni 10_9)

Ringrazio tantissimo Cristiano Roselli che mi ha concesso di pubblicare questo breve testo da lui scritto nell’agosto 2010.
Ancora grazie!

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2 pensieri su “Labirinto

  1. Marina

    Non ci posso credere! Stasera ho Christine che dorme a casa mia, perchè siamo appena tornate da Pistoia: Servizio di meditazione, Servizio straordinario sulla musica nel tempio, lauto rinfresco cena, dialogo. Deve fare un lavoro per la scuola dove insegna sul labirinto e le ho appena dato un vecchio pentagramma del 1998, dedicato a questo argomento. Ce lo hanno regalato ad una conferenza a Lucca, dove si parlava dei simboli. Sincronia! Bacio

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