Archivio mensile:marzo 2012

The White stripes

Ci sono pezzi che valgono. Questo vale parecchio!!! The White Stripes… due fratelli…. lei batterista… poco altro…. chitarrina giusta… dura…. r’n’r semplice!!!!!
Eccoli qui: Seven nation army!

Mi fanno vibrare tutta e in modo violento.
Loro li amo, da tempo non li ascoltavo…. peccatooooo!
Rimediare a queste dimenticanze è d’obbligo in giorni duri come questi!
Sento ancora tantissimo il bisogno di riempire un vuoto che vuoto non può essere MAI!

Tristezza atavica. Costante.
Un abbraccio al mio lontanissimo Daniele.
Vaffanculo agli USA… White Stripes, il coast to coast e l’Oceano esclusi.
Scusatemi, notte a tutti noi… ribelli ma paurosi del vuoto…

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l’altro comportamento (work in progress)

Attuare un nuovo comportamento di vita.
Oggi affronterò il tema cardine della mia vita intima e coraggiosa.

Iniziare questo post pensando a quello che vi vorrei dire è complicato oggi come non mai.
La questione è complessa perchè non tutti possono capire questo concetto, nè vogliono sentirlo ripetere o amano poterlo far proprio. L’esperienza mi ha insegnato che per davvero ci sono orecchie acerbe, inadatte o proprio sorde ma, e per questo insisto, esistono molte orecchie capaci di sentire anche i piccoli sussurri di libertà!!!

Oggi sussurerò una (mia) verità che è compresa, tra le altre forme, in questa frase di Krishnamurti:
«La rivoluzione interiore va fatta da sé per sé, nessun maestro o guru può insegnarti come fare»

Come tutte le cose scritte in questo mondo, anche questo discorso potrà avere per voi mille sfacettature ed interpretazioni, potrà valere il suo opposto o essere addirittura negato. Solo nell’unità con l’Uno le opposizioni e la dualità sparisce… in armonia con Lui la Verità è unica e non interpretabile. Spero dunque di essere chiara, semplice ed immediata. Spero di essere rispettata e compresa.
Ecco il concetto:


L’immagine dell’intarsio qui sopra, un bel serprentone che fogocita un uomo rosso nel pavimento del Duomo di Lucca, è l’immagine che mi turba di più! Che dramma, che potenza!!!

E’ il sacrificio del proprio Sè ma anche le nostre passioni nell’atto di divorarci!
Leggetela come preferite, a me oggi piace parlare di cose positive e dunque preferirò scegliere l’atto di sacrificio che tutti i testi sacri ci chiedono!!!

“In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio…. In verità, in verità io vi dico che se uno non è nato d’acqua e dallo Spirito, non può entrare nel regno di Dio”
Giov anni 3, 3-5

Questo si traduce nella rinascita nello Spirito, il risveglio della Coscienza, il risveglio della kundalini o la costruzione dell’Abito di Nozze d’oro.  Difatti Paolo aggiunge a proposito della rinascita: ” Non ogni carne è la medesima carne; altra è la carne di uomini e altra quella di animali; altra quella di uccelli e altra quella di pesci. Vi sono corpi celesti e corpi terrestri, ma altro è lo splendore dei corpi celesti, e altro quello dei corpi terrestri “ (1 Cor 15,39-40).

La Morte è la morte mistica, il “morire in sé stessi” che significa l’annullamento progressivo della propria personalità conquistata attraverso il lavoro interiore. In pratica ci si  “scompone” imparando ad osservarsi attentamente durante la giornata, come si fosse degli spettatori esterni delle proprie azioni e dei propri pensieri. Si scende sempre più nel proprio subconscio quotidiano con un lavoro psicologico avvalorato da azioni rinnovate ed attente. Come dice Battiato si impara a trovare il proprio “Ccntro di gravità permanente”, nulla più ci distrae e ci fa cambiare idea… Morire in se stessi è dar forza alla parte spirituale in noi. E’ far vivere la Nuova Anima!!!!

Ed infine il Sacrificio. Il Sacrificio è sacrificio per l’umanità, aiutare gli altri, vivere la compassione buddhista prima su stessi e poi verso gli altri. Il sacrificio è un atto d’amore, ed è indispensabile per vivere la Gnosi. Senza amore non c’è Gnosi. Si dice che le iniziazioni, mete del percorso alla conoscenza, proseguano con i meriti del cuore. Chi non ama, mai potrà conoscere. Chi non ama non perdona nemmeno se stesso, non comprende l’altro e non lo tollera. Sacrificare se stessi è amare l’umanità spinti dalla voglia di riunirsi a Dio!


” Quando cerchi Iddio, cerchi la bellezza. Una sola è la via che vi ci conduce: la pietà unita alla Gnosi ”
Ermete Trismegisto, Il Pimandro

Per chiarire questi concetti vorrei citarvi anche Krishnamurti che ci chiede:
«Il vostro spirito può smettere di pensare a ciò che è stato e a ciò che sarà anche se le aspettative future sono basate sul passato? Il vostro spirito può liberarsi dalle abitudini e non generare più abitudini? Se approfondite questo argomento, potrete rispondere affermativamente. Quando lo spirito rinnova se stesso, cessando di dar vita a nuove abitudini, rimane fresco, tenero e giovane; allora, diviene capace di una illimitata e profonda comprensione.
La morte non esiste per questo spirito, poiché non si verifica più un processo di acquisizione di conoscenze, causa di abitudini e di imitazioni. L’accumulo di conoscenze porta lo spirito incontro alla morte e alla corruzione. Invece, per lo spirito che non raccoglie, non accumula e muore quotidianamente – a ogni istante – la morte non esiste; esso diviene senza confini.
Lo spirito deve rinunciare a ciò che ha acquisito: a tutte le abitudini e a quanto si è affidato per sentirsi al sicuro; sfugge, così, alla rete dei propri pensieri.
Lo spirito è rigenerato dalla rinuncia, continuamente rinnovata, al passato; in questo modo, non si corrompe e non scatena le correnti delle tenebre.»  http://www.rosacroce.info/Approfondimenti/Letture/krishnamurti.html


Ed ancora Jiddu Krishnamurti:
“…per poter sperimentare la morte mentre siamo ancora vivi, dobbiamo abbandonare ogni sotterfugio mentale, ovvero tutto ciò che ci impedisce un’esperienza diretta.. Siamo plasmati dal passato, dalle abitudini, dalla tradizione, dagli schemi di vita; siamo invidia, gioia, angoscia, zelo, godimento; ognuno di noi è questo, ovvero il processo di continuità….ognuno è attaccato alle proprie opinioni, al proprio modo di pensare, ed ha paura che senza i suoi attaccamenti non sarebbe nulla; allora si identifica con la casa, la famiglia, il lavoro, gli ideali… ma quanti sono quelli capaci di porre fine a tale attaccamento e realizzare il distacco?

E’ necessario comprendere i processi del pensiero, poiché la comprensione di ciò che chiamiamo pensiero è la cessazione del tempo.. il pensiero, tramite un processo psicologico, crea il tempo; il tempo poi controlla e configura il nostro pensiero.. ..il senso di continuità è stato edificato dalla mente, quella mente che guida se stessa per mezzo di precisi schemi e che ha il potere di creare ogni sorta di illusione, lasciarsi intrappolare da tutto ciò mi sembra una scelta tanto inutile quanto priva di maturità..

..Non sappiamo neppure cos’è vivere, come potremo mai sapere cos’è la morte?

Vivere e morire potrebbero essere la stessa cosa, e il fatto che le abbiamo separate potrebbe essere fonte di grande sofferenza.. Abbiamo separato la morte trattandola come un evento che accadrà alla fine della vita, tuttavia è sempre presente.. Avendo paura di quella cosa che chiamiamo morte l’abbiamo separata dalla vita, relegandole entrambi in compartimenti stagni, separati l’uno dall’altro da spazi immensi.. ..Una mente imprigionata in tale processo non riuscirà mai a comprendere, comprendere è libertà; ma tra noi sono ben pochi coloro che vogliono essere liberi

L’io esiste solo a causa dell’identificazione con la proprietà, con un nome, una famiglia, con successi e fallimenti, con tutto ciò che siamo stati e vogliamo essere. Siamo ciò con cui ci siamo identificati: è di questo che siamo fatti, e senza di questo non siamo. Vogliamo che tale identificazionecon gli altri, con le cosa e le idee non abbia fine, persino dopo la morte; ma si tratta davvero di qualcosa di vivo? Oppure non è nient’altro che una massa di desideri contraddittori, di progetti, di successi, di frustrazioni, un groviglio in cui il dolore supera la gioia?

Meglio il conosciuto che il non conosciuto vero? Eppure il conosciuto è talmente piccolo, insignificante, limitante; il conosciuto è dolore, eppure si desidera che continui.. …Ci affanniamo molto per sapere, quando cessa ogni tentativo di sapere, c’è ancora qualcosa che la mente non è riuscita ad afferrare e a far quadrare. Il non conosciuto è infinitamente più grande del conosciuto: il conosciuto non è che un’imbarcazione in mezzo al mare del non conosciuto.. …lasciamo che tutto scorra naturalmente… la Verità è assai strana: più la inseguiamo più ci sfugge. Non possiamo afferrarla in nessun modo, per efficace e astuto che sia; non possiamo imprigionarla nella rete del nostro pensiero.

Comprendetelo a fondo e lasciate andare tutto. Nel cammino della vita e della morte dobbiamo camminare da soli; è un viaggio durante il quale conoscenza, esperienza e memoria non possono offrire alcun conforto. La mente deve essere ripulita da tutto ciò che ha afferrato nel suo bisogno di trovare certezze; i suoi dèi e le sue virtù devono essere restituiti alle società che li hanno generati. Occorre raggiungere una solitudine completa e incontaminata…”
( Jiddu Krishnamurti – frammenti liberamente estrapolati da: “On living and dying”)

Ed ancora sull’abbandono del proprio Sè….
Arjuna:
Se pensi che l’atteggiamento della mente sia più importante dell’azione, perché mi imponi questa terribile guerra? La mia mente è confusa, perché vedo una contraddizione nelle tue parole. Dimmi dunque chiaramente qual è il cammino che dovrò percorrere per incontrare il Supremo?”Krishna:
Come ti ho già detto, o eroe senza macchia, in questo mondo le vie che si possono percorrere sono due: la disciplina della conoscenza mediante la ragione e la disciplina dell’azione mediante lo Yoga.Non è astenendosi dall’azione che l’uomo conquista la libertà dell’atto; e non basta la rinuncia per raggiungere la perfezione.Perché, in effetti, un uomo non può restare nemmeno un istante senza compiere un’azione; volenti o nolenti, gli esseri umani sono per natura, costretti all’azione.

Colui che si astiene dall’agire ma, nel suo cuore evoca i piaceri legati all’azione stessa, sperimenta delusione ed è un falso seguace della Via.

Grande è colui che, libero da ogni attaccamento, con la mente controlla armonicamente le proprie facoltà, percorre la via dello Yoga dell’Azione.

L’azione è superiore all’inazione: esegui dunque il tuo compito nella vita. Senza azione, anche la tua esistenza fisica non potrebbe riprodursi.

Salvo le azioni sacrificali, tutte le azioni dell’uomo lo legano a questo mondo. Fa in modo che le tue azioni siano pure, disinteressate e libere dal desiderio”.

Io sono l’usignolo invisibile…

Chi sono?
C’è mai stato al mondo qualcuno che abbia saputo dare la risposta giusta a questa domanda?
Io sono l’usignolo invisibile che canta nella sua gabbia.
Ma non tutte le sue sbarre vibrano al suo canto.
Quante volte ho cercato di farti sentire la mia canzone e tu eri sordo.
Eppure in tutto l’universo niente più di me ti era così vicino e così tuo.

E mi chiedi ancora chi sono?
Molti vivono senza conoscere la loro anima e quando arriva il momento di guardarla ne sono colpiti a morte.
Non la riconoscono, vi leggono solo le azioni malvagie che hanno commesso e temono di averla macchiata per sempre.
Ma la mia canzone puoi sentirla solo se la canti con me, poiché chi è sordo è anche muto.
Colpevole è colui che non ascolta la voce della sua anima, colpevole verso la vita, gli altri e se stesso.
Veramente innocente è solo chi ascolta la canzone dell’usignolo, avesse anche ammazzato il padre e la madre”…

La notte di Valpurga, Gustav Meyrink

sul conoscersi in silenzio

Ascoltando Waters of march (Stacey Kent con Suzanne Vega), vi scrivo pensando in profondità e strappando le mie ragnatele più polverose….

Quando le persone accanto a noi diventano capri espiatori, quando riversiamo sul prossimo accuse e giudizi, quando non stiamo davanti allo specchio nella stanza del nostro tribunale interiore… ecco che qualcosa non va. Il sentimento di inadeguatezza pervade gli animi sensibili ed il senso di colpa, anche se profondamente nascosto nel nostro subconscio, ci fa nauseare di noi stessi.
Quando il senso di disgusto dei propri atteggiamenti appare è un bene, che sia chiaro! Un disagio interiore che rivela sensazioni di ingiustizia (la colpa è sempre esterna) ma dal valore sensoriale che, se coltivato ed allenato, può divenire strumento positivo di liberazione. Dunque il disgusto di se è liberatorio.
La difficoltà di questo allenamento sta nel riconoscere (con enorme FEDE) che se si perdona se stessi si è pronti a commiserare e comprendere anche l’altro, l’amico nel quale ci riflettiamo. Comprendere a pieno che tutto si sviluppa secondo un disegno perfetto divino scioglie quell’intrigo di inutili giudizi che ci opprime e ci distrae. Se alimentassi regolarmente i miei pensieri  con giudizi e malignità sarei costantemente vittima di queste stesse immagini abbruttenti che, come già sosteneva Platone, hanno diverso spessore e valore a seconda di quanto noi le avvaloriamo. Liberarci dai pensieri ossessivi, dalle abitudini e ritornare candidi come bambini è la chiave del cambiamento. Platone ci può aiutare ad approfondire.

Da un articolo di Michele Stanco (La cera e il calco. Forma e formazione del Sè nel personaggio Shakespeariano)
http://books.google.it/books?id=vxza0CiMUcQC&pg=PA329&lpg=PA329&dq=platone+pensieri+immagini+ricorrenti&source=bl&ots=dd0P3lfqLA&sig=954YhQqyggahSyrjmsf2ZSvsAqY&hl=it&sa=X&ei=DbRdT93BE4qXOsPPhfcM#v=onepage&q=platone%20pensieri%20immagini%20ricorrenti&f=false

Per Platone la psiche è paragonabile al una lastra di cera nella quale si imprimono – a seconda dei diversi gradi di conoscenza – le ombre degli oggetti, o le loro immagini oppure le loro forme ideali. La metafora della cera impressionabile vuole sottolineare la plasmabilità della materia nell’accogliere le immagini o le forme (pensiero). 
Eredità di questo concetto è la famosa tabula rasa che indica ogni condizione in cui la coscienza sia priva di qualsivoglia conoscenza innata, comunemente a un foglio bianco che attende di essere ricoperto da segni. Il termine Tabula rasa verrà riproposto da Locke per indicare, nell’empirismo, la condizione che vuole la coscienza dei neonati priva di qualsiasi concetto innato, concetti che verranno appresi solamente in forza dei dati dell’esperienza che giungeranno alla mente nel corso dello sviluppo.

Ad esempio di questo posso riportare la mia esperienza con Diana, la mia bimba grande che ha quasi 5 anni (li compie a luglio) e come ogni bambino ama i giochi e i cartoni animati. Ebbene, lei dovrebbe avere una mente libera da preconcetti o da desideri imposti.
Il classico foglio bianco. Eppure qualcosa la domina già, è già vittima di un sentimento di possesso, ha già una sua indole ribelle e ama già collezzionare piccole cose. Perchè?!
Ho riflettutto molto su questo, a parte la questione del carattere con il quale è nata, sento che qualcosa già gira e rigira attorno a lei!!! Vorrei preservarla dal consumismo, dai giochi di plastica…. ma ne è completamente vittima. Se guarda un cartone (ora è tempo della Bella e le Bestia) pensa solo a quello e in modo ripetuto i suoi pensieri volano sulle scene che più l’hanno colpita. Ancora: Daniele di ritorno da un viaggio le ha regalato (ahimè!) una piccola Cenerentola di gomma… in 3/4 giorni lei ne è già succube!!! Deve averla in mano sempre, la guarda e ci gioca un sacco… se non la trova è persa: nè è completamente vittima!!! Mi chiedo come infonderle sicurezza, come farle capire che non si ha bisogno di cose per essere felici…
Tutti noi abbiamo pensieri che ruotano attorno a noi, che siano abituali, ossessivi, violenti, critici, fantiasiosi o istantanei son comunque nostri e da noi alimentati. L’osservazione dei pensieri è una possibile chiave per non agire come marionette. I fili spazzati dall’osservazione costante dei  nostri desideri o pensieri ci renderanno felici di agire in consapevolezza. In Libertà e senza paure.

Il tema della critica (e del giudizio) è fondamentale e vorrò ritonarci sopra, con più calma.
L’importante è capire come si agisce: se in libertà o soggiogati da pensieri abitudinari o imposti.

La meta di questi sforzi???? Il silenzio della mente!!!!

A proposito vi consiglio di leggere una bella riflessione su Jhon Cage, il silenzio e lo zen, di Gianfranco Bertagni.
Chi è Jhon Cage è importante, eccolo qui e qui.

Dal sito neural.it:
John Cage ha collocato la sua ricerca rivoluzionaria non tanto sul livello dell’innovazione linguistica ma, più a fondo, sulle basi antropologiche della pratica musicale e, più in generale, dell’arte. Mentre le avanguardie musicali consumavano nel secondo dopoguerra una necessaria, quanto però priva di sbocchi, rincorsa autoreferenziale alla dissoluzione di ogni convenzione linguistica fino ad una Babele di ‘grammatiche’ private, Cage si interrogava sul significato stesso del fare musica in un mondo profondamente cambiato rispetto a quello ottocentesco che aveva plasmato la forma-concerto come principale medium musicale. Ed è sul profondo contrasto fra le abitudini consolidate della forma concerto e le profonde trasformazioni della prassi musicale e della vita nel secolo scorso che Cage opera, avendo come bussola una ‘poetica della prassi’ (Sanguineti) che mira a scuotere pubblici cloroformizzati e musicisti succubi di antichi e nuovi rituali ed a valorizzare l’esperienza, intesa come continua apertura al mondo nella forma di un ascolto attivo di nuovo tipo e di una mobilitazione permanente dei sensi e dell’intelletto che incrina le distinzioni rigide fra compositore, esecutore e fruitore. L’ascolto non è più mirato alla ‘storia dei suoni’, cioè ad un percorso di aspettative del ‘pubblico’ confermate o disattese dal compositore, ma al suono stesso, a ‘questo’ suono che stiamo ascoltando, qui ed ora. L’azione dell’ascolto cosciente, l’apertura di finestre sul divenire continuo del paesaggio sonoro è la chiave per comprendere il percorso cageano: tutti gli eventi sonori che accadono, nell’ambito delle finestre che soggettivamente apriamo sull’ascoltabile, sono accomunati da una caratteristica, la durata. In questo modo cade l’antica distinzione tra suono e rumore, poiché qualsiasi fenomeno sonoro, essendo una presenza nel tempo, può essere assunto nella musica, che è quella che ascoltiamo nel recinto delle sale da concerto ma anche quella che possiamo procurarci aprendo le finestre di casa.
4’33”, il famoso pezzo silenzioso è, in questo senso e a detta del compositore stesso, l’opera più importante di Cage. Tutto ciò non può non avere conseguenze per l’attività’ dei compositori e degli esecutori stessi: tutte le tecniche cageane – legate all’uso del caso nella composizione, all’esecuzione indeterminata (la delega all’esecutore di alcune scelte musicali) o all’esecuzione indeterminata in quanto tale (il fornire schemi operativi che possono portare a risultati imprevedibili anche per l’interprete) – puntano a consentire a compositori ed esecutori una liberazione da abitudini e sedimentazioni linguistiche secolari verso la sorpresa di sempre nuovi ascolti. Ogni suono è sempre nuovo se ascoltato con mente libera”.

Il significato del silenzio è la rinuncia a qualsiasi intenzione. La rinuncia alla centralità dell’uomo. Il silenzio non esiste, c’è sempre il suono.
Il suono del proprio corpo, i suoni dell’ambiente circostante, i rumori interni ed esterni alla sala da concerto, il mormorio del pubblico se ci si trova in un teatro, il fruscio degli alberi se si è in aperta campagna, il rumore delle auto in mezzo al traffico. Cage vuole condurre all’ascolto dell’ambiente in cui si vive, all’ascolto del mondo. È un’apertura totale nei confronti del sonoro. Una rivoluzione estetica: è la dimostrazione che ogni suono può essere musica. Io decido che ciò che ascolto è musica. È l’intenzione di ascolto che può conferire a qualsiasi cosa il valore di opera. Cage ha rivoluzionato il concetto di ascolto musicale, ha cambiato l’atteggiamento nei confronti del sonoro, ha messo in discussione i fondamenti della percezione. (fonte Wikipedia)

Buon ascolto a tutti voi! 😉

change the world!

Oggi cambio atteggiamento: sarò floreale, solare, sempre positiva e sprizzante energia. Spero!
Da domani sarò una commessa, sempre sorridente e con i bimbi negli occhi e nel cuore!

Per incoronare questo nuovo entusiasmo, cambio pure lo sfondo e agghindo il mio blog col profumo di primavera. Spero davvero che l’ottimismo e la pazienza che dovrò recuperare possa essere trasportato anche in casa, luogo di sfoghi emotivi e momenti anche abbruttenti.

Grazie ai bellissimi fiori e ghirigori di Yellena, che trovate qui nel suo shop, su Etsy.com.

Origini del Lectorium Rosicrucianum

Alcuni amici hanno realizzato questo bel video di presentazione della nostra Scuola Spirituale che, come tutti ormai sapete, è il Lectorium Roscicrucianum. Eccolo: Scuole Spirituali d’Occidente, meraviglioso lavoro pubblicato su Vimeo.com.
Qui sotto riporto alcune frasi dal video:

” ..la possibilità di riportare il compagno interiore, l’Altro in noi- l’Anima immortale, alla vita!”

” …e così ci sarà spiegata la storia della nostra origine sviluppando una nuova percezione secondo la Legge del: Conosci te stesso”

“… alla luce di questa coscienza sarà chiaro comprendere come ogni forma di vita ha un suo proposito e un suo significato..”

Il Lectorium Rosicrucianum si basa sull’antica tradizione delle Scuole dei Misteri.

La sua storia e il suo sviluppo mostrano che la Scuola della Rosacroce d’Oro è stata generata da impulsi di spiritualità antichi, come quelli degli Gnostici Cristiani, dei Manichei, dei Catari e dei Rosacroce classici del XVII secolo. Essa presenta tuttavia un messaggio adattato alla coscienza fortemente individualizzata dell’uomo moderno.

A chi ama gli approndimenti rivolgo l’invito di vistare la pagina del Lectorium Rosicrucianum (nuovissima) su Wikipedia. Ecco alcuni punti:

Trasfigurismo 
Si ritiene che l’Insegnamento della Trasfigurazione proposto dal Lectorium Rosicrucianum sia imbevuto degli insegnamenti di tutte le grandi religioni. Per esempio, nella Bibbia, i concetti dei due Ordini di natura, del Principio divino nel cuore umano, e del cammino della Trasfigurazione, possono essere rintracciati dalla seguente frase:
“Il mio Regno non è di questo mondo” (Giovanni 18:36), “il Regno di Dio è dentro di te” (Luca 17:21) ed “Egli deve crescere, Io devo diminuire” (Giovanni 3:30).

Risveglio del Cristo Interiore
Uno degli obiettivi del Lectorium Rosicrucianum è di informare tutti coloro che ne hanno l’esigenza sulla sorgente di ciò che si percepisce come senso indefinito di puro desiderio e di ardente aspirazione, chiarendo, in seguito all’ascolto di questo richiamo, la necessità del ritorno all’Ordine di natura divino.
Questo ritorno avviene attraverso un processo di ‘rinascita dallo spirito’ (Giovanni 3:8), che fu insegnato, per esempio, da Gesù a Nicodemo. Si chiarisce, inoltre, perché questo processo di rinascita, o ‘trasfigurazione’ sia reso possibile attraverso una ‘morte giornaliera’, come la chiama l’Apostolo Paolo (1 Cor. 15:31).
Ciò che muore è la vecchia natura, la coscienza dell’Io; ciò che si risveglia è la natura divina, il Cristo interiore. Il Lectorium Rosicrucianum propone un insegnamento per comprendere questo processo, e anche un supporto per i suoi membri nei loro sforzi per realizzarlo nelle loro vite….

Le tappe della Trasfigurazione
Il cammino della trasfigurazione comprende cinque tappe principali:

  • Comprensione della reale natura di questo dominio di esistenza terrestre ed esperienza del richiamo interiore del ritorno all’Ordine di natura divino.
  • Autentica aspirazione alla salvezza/liberazione.
  • Abbandono dello stato di coscienza-ego in favore della Scintilla divina interiore, per realizzare il processo di salvezza/liberazione.
  • Un nuovo approccio alla vita, adottato e seguito spontaneamente sotto la guida della Scintilla divina interiore. Le principali caratteristiche di questo nuovo approccio alla vita si trovano anche descritte nel Nuovo Testamento, nel Sermone sulla Montagna.
  • Compimento/Manifestazione: il Risveglio (o Resurrezione) nel campo di vita del Mondo Originale.

Organizzazione
Il Lectorium Rosicrucianum ha una casa editrice in Olanda, la Rozekruis Pers, che ha al suo attivo un’ampia gamma di pubblicazioni, dai libri dei fondatori, anche tradotti in varie lingue, ai libri di autori che trattano di tematiche Rosacrociane; pubblica, inoltre, in diverse lingue una rivista chiamata Pentagramma.
Le pubblicazioni della Rozekruis Pres sono principalmente in lingua tedesca e olandese.
Il Lectorium Rosicrucianum dichiara di essere una Comunità Religiosa e ha ottenuto il riconoscimento di questo status in Olanda, Spagna e Ungheria.

 

Vi lascio con le vostre impressioni, spero davvero che tutti voi possiate trovare il modo migliore, secondo coscienza, per affrontare la vostra conoscenza!

Vi saluto dandovi uno spunto: la performance di Michelangelo Pistoletto alla Biennale di Venezia del 2009.
Qui un’intervista e qui il video. Performance suggestiva, rumorosa e violenta. A me lui piace tanto, se non lo conoscete cercate, cercate! E’ un buon artista!