sul conoscersi in silenzio

Ascoltando Waters of march (Stacey Kent con Suzanne Vega), vi scrivo pensando in profondità e strappando le mie ragnatele più polverose….

Quando le persone accanto a noi diventano capri espiatori, quando riversiamo sul prossimo accuse e giudizi, quando non stiamo davanti allo specchio nella stanza del nostro tribunale interiore… ecco che qualcosa non va. Il sentimento di inadeguatezza pervade gli animi sensibili ed il senso di colpa, anche se profondamente nascosto nel nostro subconscio, ci fa nauseare di noi stessi.
Quando il senso di disgusto dei propri atteggiamenti appare è un bene, che sia chiaro! Un disagio interiore che rivela sensazioni di ingiustizia (la colpa è sempre esterna) ma dal valore sensoriale che, se coltivato ed allenato, può divenire strumento positivo di liberazione. Dunque il disgusto di se è liberatorio.
La difficoltà di questo allenamento sta nel riconoscere (con enorme FEDE) che se si perdona se stessi si è pronti a commiserare e comprendere anche l’altro, l’amico nel quale ci riflettiamo. Comprendere a pieno che tutto si sviluppa secondo un disegno perfetto divino scioglie quell’intrigo di inutili giudizi che ci opprime e ci distrae. Se alimentassi regolarmente i miei pensieri  con giudizi e malignità sarei costantemente vittima di queste stesse immagini abbruttenti che, come già sosteneva Platone, hanno diverso spessore e valore a seconda di quanto noi le avvaloriamo. Liberarci dai pensieri ossessivi, dalle abitudini e ritornare candidi come bambini è la chiave del cambiamento. Platone ci può aiutare ad approfondire.

Da un articolo di Michele Stanco (La cera e il calco. Forma e formazione del Sè nel personaggio Shakespeariano)
http://books.google.it/books?id=vxza0CiMUcQC&pg=PA329&lpg=PA329&dq=platone+pensieri+immagini+ricorrenti&source=bl&ots=dd0P3lfqLA&sig=954YhQqyggahSyrjmsf2ZSvsAqY&hl=it&sa=X&ei=DbRdT93BE4qXOsPPhfcM#v=onepage&q=platone%20pensieri%20immagini%20ricorrenti&f=false

Per Platone la psiche è paragonabile al una lastra di cera nella quale si imprimono – a seconda dei diversi gradi di conoscenza – le ombre degli oggetti, o le loro immagini oppure le loro forme ideali. La metafora della cera impressionabile vuole sottolineare la plasmabilità della materia nell’accogliere le immagini o le forme (pensiero). 
Eredità di questo concetto è la famosa tabula rasa che indica ogni condizione in cui la coscienza sia priva di qualsivoglia conoscenza innata, comunemente a un foglio bianco che attende di essere ricoperto da segni. Il termine Tabula rasa verrà riproposto da Locke per indicare, nell’empirismo, la condizione che vuole la coscienza dei neonati priva di qualsiasi concetto innato, concetti che verranno appresi solamente in forza dei dati dell’esperienza che giungeranno alla mente nel corso dello sviluppo.

Ad esempio di questo posso riportare la mia esperienza con Diana, la mia bimba grande che ha quasi 5 anni (li compie a luglio) e come ogni bambino ama i giochi e i cartoni animati. Ebbene, lei dovrebbe avere una mente libera da preconcetti o da desideri imposti.
Il classico foglio bianco. Eppure qualcosa la domina già, è già vittima di un sentimento di possesso, ha già una sua indole ribelle e ama già collezzionare piccole cose. Perchè?!
Ho riflettutto molto su questo, a parte la questione del carattere con il quale è nata, sento che qualcosa già gira e rigira attorno a lei!!! Vorrei preservarla dal consumismo, dai giochi di plastica…. ma ne è completamente vittima. Se guarda un cartone (ora è tempo della Bella e le Bestia) pensa solo a quello e in modo ripetuto i suoi pensieri volano sulle scene che più l’hanno colpita. Ancora: Daniele di ritorno da un viaggio le ha regalato (ahimè!) una piccola Cenerentola di gomma… in 3/4 giorni lei ne è già succube!!! Deve averla in mano sempre, la guarda e ci gioca un sacco… se non la trova è persa: nè è completamente vittima!!! Mi chiedo come infonderle sicurezza, come farle capire che non si ha bisogno di cose per essere felici…
Tutti noi abbiamo pensieri che ruotano attorno a noi, che siano abituali, ossessivi, violenti, critici, fantiasiosi o istantanei son comunque nostri e da noi alimentati. L’osservazione dei pensieri è una possibile chiave per non agire come marionette. I fili spazzati dall’osservazione costante dei  nostri desideri o pensieri ci renderanno felici di agire in consapevolezza. In Libertà e senza paure.

Il tema della critica (e del giudizio) è fondamentale e vorrò ritonarci sopra, con più calma.
L’importante è capire come si agisce: se in libertà o soggiogati da pensieri abitudinari o imposti.

La meta di questi sforzi???? Il silenzio della mente!!!!

A proposito vi consiglio di leggere una bella riflessione su Jhon Cage, il silenzio e lo zen, di Gianfranco Bertagni.
Chi è Jhon Cage è importante, eccolo qui e qui.

Dal sito neural.it:
John Cage ha collocato la sua ricerca rivoluzionaria non tanto sul livello dell’innovazione linguistica ma, più a fondo, sulle basi antropologiche della pratica musicale e, più in generale, dell’arte. Mentre le avanguardie musicali consumavano nel secondo dopoguerra una necessaria, quanto però priva di sbocchi, rincorsa autoreferenziale alla dissoluzione di ogni convenzione linguistica fino ad una Babele di ‘grammatiche’ private, Cage si interrogava sul significato stesso del fare musica in un mondo profondamente cambiato rispetto a quello ottocentesco che aveva plasmato la forma-concerto come principale medium musicale. Ed è sul profondo contrasto fra le abitudini consolidate della forma concerto e le profonde trasformazioni della prassi musicale e della vita nel secolo scorso che Cage opera, avendo come bussola una ‘poetica della prassi’ (Sanguineti) che mira a scuotere pubblici cloroformizzati e musicisti succubi di antichi e nuovi rituali ed a valorizzare l’esperienza, intesa come continua apertura al mondo nella forma di un ascolto attivo di nuovo tipo e di una mobilitazione permanente dei sensi e dell’intelletto che incrina le distinzioni rigide fra compositore, esecutore e fruitore. L’ascolto non è più mirato alla ‘storia dei suoni’, cioè ad un percorso di aspettative del ‘pubblico’ confermate o disattese dal compositore, ma al suono stesso, a ‘questo’ suono che stiamo ascoltando, qui ed ora. L’azione dell’ascolto cosciente, l’apertura di finestre sul divenire continuo del paesaggio sonoro è la chiave per comprendere il percorso cageano: tutti gli eventi sonori che accadono, nell’ambito delle finestre che soggettivamente apriamo sull’ascoltabile, sono accomunati da una caratteristica, la durata. In questo modo cade l’antica distinzione tra suono e rumore, poiché qualsiasi fenomeno sonoro, essendo una presenza nel tempo, può essere assunto nella musica, che è quella che ascoltiamo nel recinto delle sale da concerto ma anche quella che possiamo procurarci aprendo le finestre di casa.
4’33”, il famoso pezzo silenzioso è, in questo senso e a detta del compositore stesso, l’opera più importante di Cage. Tutto ciò non può non avere conseguenze per l’attività’ dei compositori e degli esecutori stessi: tutte le tecniche cageane – legate all’uso del caso nella composizione, all’esecuzione indeterminata (la delega all’esecutore di alcune scelte musicali) o all’esecuzione indeterminata in quanto tale (il fornire schemi operativi che possono portare a risultati imprevedibili anche per l’interprete) – puntano a consentire a compositori ed esecutori una liberazione da abitudini e sedimentazioni linguistiche secolari verso la sorpresa di sempre nuovi ascolti. Ogni suono è sempre nuovo se ascoltato con mente libera”.

Il significato del silenzio è la rinuncia a qualsiasi intenzione. La rinuncia alla centralità dell’uomo. Il silenzio non esiste, c’è sempre il suono.
Il suono del proprio corpo, i suoni dell’ambiente circostante, i rumori interni ed esterni alla sala da concerto, il mormorio del pubblico se ci si trova in un teatro, il fruscio degli alberi se si è in aperta campagna, il rumore delle auto in mezzo al traffico. Cage vuole condurre all’ascolto dell’ambiente in cui si vive, all’ascolto del mondo. È un’apertura totale nei confronti del sonoro. Una rivoluzione estetica: è la dimostrazione che ogni suono può essere musica. Io decido che ciò che ascolto è musica. È l’intenzione di ascolto che può conferire a qualsiasi cosa il valore di opera. Cage ha rivoluzionato il concetto di ascolto musicale, ha cambiato l’atteggiamento nei confronti del sonoro, ha messo in discussione i fondamenti della percezione. (fonte Wikipedia)

Buon ascolto a tutti voi!😉

2 pensieri su “sul conoscersi in silenzio

  1. Marina

    Grazie, uno dei tuoi migliori articoli!!! Quanto a Diana non essere così pessimista, in fondo “la Bella e la Bestia” è affascinante ed anche un pò gnostico, con quella rosa magica e la Cenerentola di gomma è un regalo del suo babbo, un segno tangibile di quanto l’ha pensata mentre era via e dunque molto importante per lei, non è attaccata all’oggetto ma al suo significato!

    Rispondi

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...