Biancaneve liberata

IL MESSAGGIO DEL GRAAL NELLE FIABE
( Pentagramma italiano, 2° trimestre 1991 )

Cosa sono le fiabe?
Quando sono autentiche, esse provengono dalla sorgente cosmica della verità eterna. Numerose fiabe popolari sono dunque messaggi dell’anima e risvegliano nell’umanità una nostalgia: quella di dover compiere una missione interiore, segreta e creatrice.
I racconti illustrano, con l’aiuto di immagini semplici, questo processo di creazione. Ma nella nostra epoca pochi uomini sono ancora in grado di comprendere intuitivamente il loro messaggio. Ecco perché si tenta di svelare questo messaggio in vari modi.
Vi sono delle fiabe che, come gioielli scintillanti, danno una profonda conoscenza del mistero del Graal; sono quelle che provengono dalle scuole dei misteri cristiani del medioevo, fiabe destinate a trasmettere il loro contenuto gnostico ai cercatori dell’epoca, molto più abituati di noi alle immagini e ai simboli.
Questi racconti non riflettono solamente il processo di sviluppo naturale dell’anima nel mondo dialettico, ma testimoniano anche di un intervento cristico, cosmico e universale, che agisce ovunque e in tutto, dall’interiore verso l’esteriore e dall’esteriore verso l’interiore, tanto nel microcosmo come nel macrocosmo.

Poiché scaturiscono dalla Gnosi, questi racconti presentano il triplice processo universale secondo questa formula:

1. tutti i microcosmi provengono dal mondo divino, o a causa della loro caduta o per la loro offerta d’amore, Ex Deo nascimur
2. tutti i microcosmi legati al mondo dello spazio‑tempo, sia per la loro caduta che per la loro offerta d’amore, passano attraverso innumerevoli prove e purificazioni e, prima del ritorno, attraverso l’annientamento dell’io, In Jesu morimur
3. dopo la rinascita perfetta dell’anima essi si elevano dalla natura della morte e ritornano al mondo divino attraverso la forza dello Spirito vivente, Per Spiritum Sanctum Reviviscimus.
In una fiaba autentica questa triplice impronta universale è visibile anche se è solo un tenue riflesso. Questi racconti parlano di un incidente cosmico, come la caduta degli spiriti luciferini, e dell’offerta d’amore volontaria della Fraternità Cristica. Questa è una realtà superiore che penetra tutto, e alla quale tutti gli uomini sono legati più o meno consciamente.

La fiaba di BIANCANEVE dà un’immagine particolarmente bella e penetrante di questo messaggio cosmico.
La fiaba comincia nel momento in cui la regina sta cucendo davanti a una finestra incorniciata di nero: guardando il paesaggio invernale si punge un dito, e tre gocce di sangue cadono sulla neve. Questo simbolo appare anche nella storia di Parsifal:
è il simbolo del Graal che tocca direttamente il cuore.
La neve rappresenta la purezza, il silenzio, la verginità del principio ricettore dell’anima. Il sangue simbolizza la forza solare creatrice, il fuoco divino. Tre gocce di sangue sulla neve: sono l’immagine della triplice offerta del Logos solare, che si manifesta attraverso la saggezza, l’amore e l’attività della Triplice Alleanza della Luce (Graal, Catari e Rosacroce).

Tramite la loro offerta queste tre fraternità testimoniano dell’intervento cosmico cristico. Esse discendono nell’abisso della terra per purificare ed elevare di nuovo nel campo divino dello Spirito l’anima umana caduta ‑ la Pistis Sophia – prigioniera della materia.

Quando la regina vede le tre gocce di sangue sulla neve, desidera avere una bimba dalla pelle bianca come la neve, simbolo della purezza, dalle guance rosse come il sangue, simbolo della forza d’amore e della disposizione al dono di sé, e dai capelli neri come l’ebano. Quest’immagine prefigura un avvenire ancora nascosto nel quale il piano divino si compirà. Anche qui si presentano tre aspetti della Fraternità Universale.

Si può vedere la regina come la madre divina originale, o sostanza originale; la madre della saggezza, che fa nascere il principio puro e divino dell’anima, nel cuore di ognuno. Così Biancaneve, la piccola Biancaneve, nasce nel cuore del microcosmo; è il fragile germe di un’anima divina in mezzo alle forze della natura. Poi la regina muore, la sostanza originale si perde nella coscienza e al suo posto compare la matrigna, la materia cristallizzata, separata da Dio. L’apparenza prende il posto dell’essenza. Questa è l’immagine della caduta dell’anima onnisciente nell’incoscienza della materia grossolana.

L’uomo primordiale si è separato dal regno di luce della madre originale e deve dunque subire la penosa prova che lo conduce dalla nascita alla morte. Egli cade in preda all’incoscienza e al desiderio animale, e giunge nella materia oscura e mutevole che è illusione e che, come una falsa madre, si oppone all’anima divina. Il potente istinto di conservazione di questa madre lo fa continuamente tremare per la sua illusoria esistenza.

La matrigna
riveste numerosi aspetti. Essa personifica, in particolare, le forze della natura della morte, con tutti i suoi desideri, tutte le sue speculazioni e imitazioni. Sono le forze che spogliano sistematicamente la Pistis Sophia della sua luce. E ciò accade perché l’uomo, individualmente e collettivamente, è unito alla matrigna e si nutre della sua forza fondamentale, perché la sua personalità è portatrice di questa forza. Conosciamo “l’io” che vuole primeggiare, conosciamo i suoi desideri, la sua ostinata volontà, le sue speculazioni e scaltrezze al servizio del suo interesse personale. È la matrigna in noi, la nemica della piccola Biancaneve, del principio divino dell’anima, la Rosa del cuore.
In tutte le sfere del mondo dialettico l’uomo sperimenta i tentativi della matrigna di preservare la propria esistenza attaccando ciò che è immortale. L’angoscia incessante per la sua illusoria e personale esistenza e la paura d’essere smascherata devono infine portare al completo annientamento dell’io e di tutte le illusioni. Il triplice attacco all’anima è incessantemente infranto per mezzo della triplice offerta d’amore delle forze dell’Anima‑Spirito. Ma prima che il piano di salvezza del Logos si compia, ogni individuo sufficientemente maturo segue un difficile processo per divenire cosciente, processo radicale e intensamente drammatico.

Nella fiaba, Biancaneve cresce per sette anni e sviluppa le forze naturali dell’anima, fino al giorno in cui raggiunge la bellezza e la maturità. L’angoscia, la cattiveria e la gelosia della matrigna aumentano; essa sembra sospettare che in tutti i domini, esteriori ed interiori, stia per risvegliarsi un essere ben superiore a lei, più bello e potente. Nell’angoscia di dover subire una sconfitta, si volge verso lo specchio della neutralità, la coscienza cosmica che riflette la nuda realtà.
Regina, tu sei la più bella qui. Ma Biancaneve è mille volte più bella di te”, risponde lo specchio della verità. Non sorprende che la Regina sia definita “la più bella qui” cioè in questo mondo in cui è norma che si anteponga la personalità; poiché Biancaneve, il principio dell’anima divina, non è di questo mondo! La matrigna convoca il cacciatore affinché faccia morire Biancaneve; ma questi, impietosito, la lascia fuggire nella foresta e porta alla matrigna il cuore e il fegato di un animale che ha ucciso.


Il cacciatore
rappresenta l’intelletto dell’uomo, il quale deve essere condotto al silenzio dalla coscienza dell’anima che si risveglia. Ciò è simboleggiato da un cuore freddo e un fegato inerte, poiché nel processo alchemico del cambiamento dell’anima naturale in anima divina cosciente il cuore e il fegato sono i due organi essenziali per l’attrazione e l’assimilazione delle forze eteriche superiori (i quattro alimenti santi). Essi sono responsabili inoltre dell’espulsione delle sostanze nocive. Il cacciatore, cioè l’intelletto, è a questo punto già divenuto il servitore dell’anima superiore. Egli lascia scappare Biancaneve per “compassione”, e dà alla Regina, la matrigna, ciò che gli ritorna.
Il cammino di Biancaneve la conduce ora attraverso la foresta e su sette montagne. L’anima che aspira alla verità s’allontana dal mondo dialettico della matrigna e giunge nei pressi della “casetta dei sette nani” che si trova “dietro le sette montagne” dunque in un altro mondo. Quest’immagine appare anche nelle Upanishad: indica il loto del cuore, con i sette petali, le sette forze e proprietà. È anche un’allusione alle sette cavità cerebrali dove, come nella miniera, l’oro spirituale dev’essere portato alla luce. I sette nani sono i sette strumenti di cui l’organismo umano dispone; le sette forze di saggezza che collaborano alla ricreazione dell’uomo‑anima-spirito.
Biancaneve mangia nei sette piccoli piatti, beve nei sette piccoli bicchieri e dorme in uno dei sette piccoli letti dei nani. La nuova coscienza dell’anima che si risveglia si nutre di sette nuove forze, beve e mangia i santi alimenti dello Spirito Settemplice Universale; in cui trova la pace e la sicurezza.
Nelle fiabe, i nani sono spesso dotati di una saggezza presente nella coscienza dell’uomo in forma rudimentale, dunque limitata e ridotta. I sette Rishi dell’India, i sette Bodhisatva che ritornano incessantemente e i sette saggi della Grecia antica celano lo stesso simbolo. Sono le sette forze cosmiche della verità del passato originale, che hanno collaborato allo sviluppo delle sette cavità cerebrali e del focolaio della coscienza dell’essere umano. Ma vi è anche una forza settemplice di nuova saggezza che con la discesa del Cristo cosmico turba la rosa del cuore e prepara l’uomo al cammino di croce delle rose.

La casetta dei sette nani
si può anche rapportare alla manifestazione nella materia d’una scuola dei misteri. Vi si lavora con zelo affinché il processo della triplice morte e della triplice vittoria dell’anima si compia nell’aspirante ai misteri. La matrigna perviene alla coscienza dell’anima che si desta nella massima confusione. Alla sua domanda viene risposto: “Regina, tu sei la più bella qui, ma oltre le sette montagne, nella casa dei sette nani, Biancaneve è mille volte più bella di te!”.
Il nemico dell’anima, l’istinto di conservazione dialettico, è ora chiamato alla riscossa e l’io individuale e collettivo passa all’attacco dell’anima. Le forze della natura della morte elaborano tre piani omicidi: questo triplice processo d’annientamento entra in azione quando il principio dell’anima è risvegliato nel cuore del loto e collabora con le forze che estraggono l’oro dalle cavità cerebrali.
La matrigna, travestita da mercante, si reca alla casetta dei nani e offre a Biancaneve un grazioso corsetto: “Lascia che te lo allacci ben stretto!”; e Biancaneve si abbandona alle forze d’imitazione sotto la pressione della falsa morale di questo mondo. Di natura pura e divina, essa non concepisce il male e lascia che la matrigna stringa così forte il corsetto da farla cadere “come morta” al suolo. Le forze d’imitazione si nascondono sotto un aspetto di bontà, ma non sono che apparenza, armate della morale ordinaria che non è altro che una cultura senza verità essenziale. Esse promettono il cielo, il potere, la felicità e il benessere terrestre sulla base della formula: “Occhio per occhio, dente per dente”.


I corsetti della matrigna
sono noti a tutti. Il mondo dialettico ne possiede un intero arsenale. Essi determinano lo stato del sangue (con tutto il suo Karma), la moralità, la mentalità, il carattere dell’individuo e della cultura come anche le guerre tra i popoli. Attualmente opprimono l’umanità tanto interiormente che esteriormente: la contaminazione chimica e radioattiva, gli alimenti che gli umani sono costretti a consumare, ovunque delle materie nocive provocano la degenerazione e la cristallizzazione, provocando una sistematica asfissia dell’anima. L’umanità prova tutto ciò più o meno consciamente. Ma l’uomo sul cammino della liberazione se ne rende ben conto, ne è pienamente cosciente. La matrigna in lui lo afferra senza posa, con sentimenti d’angoscia e di vanità, fantasmi soffocanti che bloccano la coscienza dell’anima sul punto di svegliarsi e la privano del necessario soffio vitale. Ma se l’uomo mantiene un legame cosciente con la settemplice forza della Gnosi, questa manifesta allora la sua forza liberatrice. I sette nani liberano dal corsetto Biancaneve, e la forza della settemplice saggezza ridona alla coscienza dell’anima in germe il soffio vitale necessario.
Quando lo specchio della verità avverte la matrigna della risurrezione di Biancaneve, essa decide con rabbia di perpetrare un secondo omicidio. Nuovamente travestita, tenta di uccidere Biancaneve con un pettine avvelenato: “Lascia che ti acconci graziosamente” le dice. Biancaneve, malgrado l’avvertimento delle sette forze della saggezza, continua a non sospettare il male e si lascia pettinare dalle forze d’imitazione della falsa idealità, per cui ancora una volta, “cade come morta”.

Il primo tentativo omicida è diretto verso i centri emozionali, il cuore e gli organi della respirazione (propri della pancia – il corsetto), il secondo contro la testa, focolaio dei centri nervosi e del pensiero.

Dopo la caduta dei microcosmi e la loro unione con l’uomo animale, l’ostinata volontà arbitraria dell’uomo consuma la sua attività cerebrale. In effetti, il pensiero autentico, legato allo spirito, è scomparso; le creazioni mentali sono speculative e sperimentali. Ingovernabili, incontrollate, interamente orientate sulla conservazione dell’io, esse non sono più gli ornamenti dell’uomo, la “corona della creazione”. Come il pettine avvelenato, anch’esse uccidono l’anima.
Quando la matrigna sente dire per la terza volta che Biancaneve vive ancora, intraprende allora il suo terzo tentativo per farla morire. Questa è la prova decisiva. L’intera natura dialettica, la natura separata da Dio, è riassunta nel simbolo della mela avvelenata, che attacca l’anima che si desta, nel cuore del microcosmo. Come in una ripetizione della caduta originale, questo frutto è il simbolo di tutte le forze di seduzione e d’imitazione. Queste forze sono finalizzate alla distruzione dell’anima.

Al termine di un periodo di manifestazione, la matrigna mette mano ai materiali di costruzione cosmici, al fine di utilizzare le energie cosmiche della fissione dell’atomo per mantenersi e conservare la propria potenza. Una fase finale di questo tipo è sempre posta sotto il segno della mela avvelenata, che è lo strumento della caduta da un mondo superiore in un mondo inferiore. La volontà personale dell’uomo si impadronisce di un “frutto” che non gli appartiene, o non ancora, perché lo danneggerebbe. Le sette forze di saggezza che si sono lentamente formate nel corso dello sviluppo dell’umanità, non sono sufficienti a risvegliare il principio dell’anima di Biancaneve. Per liberare l’anima dall’impotenza in cui è stata relegata dal peccato originale, occorre che la suprema legge cosmica intervenga. È la ragione per cui il Cristo, cioè la suprema forza universale dello Spirito, si è offerto e discende fin nella natura della morte per penetrare nel cuore di tutti gli esseri che gli si aprono.
Ecco perché la coscienza‑Gesù dice “Il Padre e io siamo uno” e “Senza di me non potete nulla”. Nella fiaba Biancaneve è creduta morta dai sette nani, che la piangono. Essi la mettono in una bara di cristallo che porta il suo nome in lettere d’oro e la portano su un’alta montagna, dove Biancaneve, esposta nella sua meravigliosa bellezza, è vegliata dalle civette, dai corvi e dalle colombe. L’anima dell’uomo, che cammina attraverso le profonde tenebre della matrigna e soffre coscientemente per lo stato d’impotenza in cui è stata posta dal peccato originale, è seppellita in una tomba come Cristiano Rosacroce. Questo involucro cristallino porta le lettere d’oro della purezza ed è sigillato ermeticamente.

Questa bara di cristallo, autentico simbolo del Graal, rappresenta il nuovo corpo eterico, l’abito di luce, in cui si compie il miracolo alchemico della Trasfigurazione; il perfetto ristabilimento del microcosmo originale; in essa l’anima veglia alla realizzazione suprema dell’oro del suo nome. Sull’alta montagna ‑ simbolo del cranio ‑ il processo della Trasfigurazione continua nella bara ermetica custodita dai tre animali dei misteri, che rappresentano la Triplice Fraternità Universale.
La civetta simboleggia la saggezza, il corvo si rapporta al discernimento, al prericordo e alla comprensione d’un avvenire ancora sconosciuto; la colomba rappresenta l’offerta d’amore e l’unione dell’anima con lo Spirito. Queste tre forze proteggono il processo alchemico della Trasfigurazione e corrispondono a tre periodi, ai “tre giorni” che precedono la Risurrezione.
La fiaba racconta poi che il figlio del Re trova la bara di Biancaneve, e, colpito dalla sua bellezza immateriale, la chiede ai sette nani, i quali non gliela vogliono dare “nemmeno per tutto l’oro del mondo”. Tuttavia, poiché il principe non può più vivere senza Biancaneve e vuole venerarla come sua beneamata, i nani gliela donano. Egli fa allora portare la bara nel suo reame dai suoi servitori. Costoro inciampano lungo il cammino in una “pietra”, grazie alla quale la “mela avvelenata” esce dalla bocca di Biancaneve, che si risveglia alla nuova vita. Lo Spirito che dà la vita, il figlio del Re, si volge verso l’anima per destarla dal triplice sonno e ricondurla “a casa”, nel campo di vita originale.

Le sette forze istruttrici della coscienza, “i nani”, sono sostituite presso l’anima dal mistero più interiore, che irradia sul microcosmo come realtà suprema e assoluta a partire dal centro del macrocosmo. Questa sostituzione delle vecchie forze di saggezza ha luogo anche sul piano cosmico. I sette nani non abbandonano alla matrigna l’anima affidata alle loro cure, non lo farebbero “per tutto l’oro del mondo”. Ma si ritirano volontariamente offrendo allo Spirito cristico l’anima universale nel suo nuovo corpo eterico, la bara in cui giace Biancaneve. La forza suprema dello Spirito prende così la direzione per risvegliare l’anima divina e ricondurla a casa, nel campo di vita originale. Affinché questo piano riesca, il principio fondamentale dell’empietà, simboleggiato dalla mela avvelenata, deve uscire dall’anima rinnovata.
Ecco perché “la pietra”, l’ultima tappa da superare, si trova cristallizzata nella coscienza in sviluppo; l’uomo la percepisce solo quando inciampa su di essa. Allora l’ultimo resto d’empietà cade ed è rigettato dal sistema rinnovato. La pietra diviene “la pietra angolare” della nuova coscienza cristica, la pietra dei saggi, che fa della risurrezione dell’anima divina una realtà assoluta.

La fiaba finisce bene. Biancaneve e il figlio del Re ritornano nel regno del Padre e celebrano le loro nozze nello splendore e nella gloria. Le nozze alchemiche dell’Anima e dello Spirito, il ritorno della monade alla sua origine divina, sono finalmente compiute. L’Anima‑Spirito risuscitata trova la sua realizzazione nella coscienza cristica cosmica universale. Il triplice piano di salvezza del Logos è riuscito; esso vale per tutta l’umanità e sarà un giorno realizzato.


Ma ciascuno, preso individualmente, è chiamato a realizzarlo in se stesso, liberamente e coscientemente. Da solo l’uomo non può divenire Cristo.

Cosa avviene della “falsa madre”? Occorre rendere a Cesare ciò che è di Cesare. La personalità non cessa di mettersi in mostra, va incontro alla sua condanna danzando sui carboni ardenti e crolla sotto i colpi del proprio giudizio. È giunto il tempo in cui l’intera umanità riceve l’invito alle nozze alchemiche.


Ma chi può sottrarsi interamente all’influenza della matrigna? Sono coloro che comprendono il messaggio del Graal attraverso la storia di Biancaneve, che seguono l’appello e vi rispondono con la loro vita.

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7 pensieri su “Biancaneve liberata

  1. Acquaviva Autore articolo

    saluto Luisella con affetto e la ringrazio per avermi messo davanti ancora una volta questo articolo che anni fa avevo già preso tra le mani e rigirato in testa mille volte nei miei sogni e nelle mie aspirazioni! Ciao!

    Non ho commentato l’articolo perchè già carico di contenuti, se volete far commenti o domande sentitevi liberi! ciao e buona lettura!

    Rispondi
    1. Acquaviva Autore articolo

      vero! E’ un punto di vista complesso e molto filosofico ma pieno di riferimenti concreti alla nostra vita di lotta tra giù e sù. Tra dentro e fuori… ciao Marina!

      Rispondi
    1. Acquaviva Autore articolo

      grazie! Per questo post devo ringraziare però la rivista Pentagramma, pubblicata dal Lectorium Rosicrucianum! Ma questo lo avrai letto di già! Comunque si, ora mi impegno molto a dare una direzione specifica al blog molto più “verticale” di prima!

      Rispondi
  2. Mamma di Cico

    Ciao! E’ da un po’ che ti seguo e ti ho messo nella mia blogroll…
    Articolo molto denso e bello! Se ti fa piacere, aggiungo che la celeberrima versione cinematografica di Walt Disney venne pensata originariamente per un pubblico di soli adulti che vi leggessero tra le righe l’opposizione (allora attuale) tra paesi democratici e paesi in cui era prevalso il nazi-fascismo.
    Poi la piega fruitiva virò sui piccoli spettatori, ma ancora oggi nelle sale posso constatare che i bambini sono spesso troppo precocemente esposti alla visione per “reggere” la carica emotiva del film.
    A presto, complimenti!

    Rispondi
    1. Acquaviva Autore articolo

      Grazie per il tuo aneddoto, avevo sentiro di questo risvolto! Mi fa piacere sapere che mi segui! Si, trovo che tutti i Disney classici siano troppo duri per i più piccini. Ad esempio alle mie faccio vedere spesso solo gli Aristogatti e già con Dumbo si piange e ci si spaventa! Cenerentola è amata ma ha tantissime parti che devo supervisionare…. ti saluto è tardi per me. A presto! 🙂 Grazie anche per i complimenti! 😉

      Rispondi

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