Zio Vania, in rosso

Ho visto Zio Vanja. Drammone di Cechov diretto da Marco Bellocchio.

Non scrivo mai di teatro perché raramente ho la possibilità di goderne la magia. Forse non ne sono nemmeno capace. Comunque sia vi parlo del colore rosso presente sul palco, delle mie emozioni e delle mie difficoltà di accettazione di questo mondo che alle volte mi pare brutale come puo’ essere stata quella realtà russa.

Teatro Manzoni di Pistoia, palchetto scomodo e molto laterale (ma in compagnia di Elena) e dirimpetto a Daniele e Nicola. Che saluto!

Lo zio Vania è un insoddisfatto contabile di una tenuta di proprietà del Professore, suo cognato, Serebrijakov. Lo zio Vania è Sergio Rubini e il professore canuto è Michele Placido.
Vanja di Bellocchio
La scena è molto chiara composta da una scenografia in legno grigio con pochissimi elementi di arredo consumati e resi ancora piu’ amari dal freddo russo.
La Russia è quella di fine ‘800, si parla di doveri, di passioni, di un amore non corrisposto, di disprezzo e di insofferenza del vivere una vita senza piu’ scopo.
 
Anton Čechov, è proprio bravo nel presentarci le complicazioni sentimentali umane. L’introspezione tipica russa è motivata dal rigore del clima che ti chiude in casa, dalla povertà di certuni contrapposta alle fatiche di altri. Non vi sto a riassumere la storia che, seppur semplice, non è quello che vi vorrei trasmettere, piuttosto ve ne consiglio la visione.
 
Mi piacerebbe riportarvi alla metafora che tramite il colore rosso ho intravisto tra gli sforzi degli attori, tutti molto bravi e davvero credibili. Soprattutto la sfortuna Sonja (bravissima Anna Della Rosa) che dell’amore non corrisposto potrebbe essere la regina triste.
 
Il rosso ci parla di azioni vitali, quelle guidate dal sangue e dalla passione. Di rosso è la vestaglia del professore, lui giustifica le passioni degli altri, lui sembra essere il perno dell’incombente catastrofe sospesa nella scena. Ha intenzione di vendere la proprietà lasciando Vanja e Sonja nella miseria. 
 
La forza in tutti gli altri personaggi si manifesta negli atti disperati di Vanja e Sonja che lottano per i loro sentimenti e ideali perduti.
Insomma forti emozioni in scena…. ma mai piu’ contrassegnate da elementi rossi.  Si agisce senza cogliere il vero senso delle cose, della vita stessa. Azioni mosse da ideali (il dottore ecologista disilluso dell’amore), da rabbia o da invidia (Vanja) e da gelosia (Elena la moglie del professore che per gelosia tradisce la neonata amicizia con Sonja che le confessa l’amore per il dottore).
 
 
L’amarezza delle vicende si impasta con la triste e realistica visione di esseri dominati da passioni senza scopo. Un amore impossibile, tanti ideali perduti, la debolezza che si trova in una vita a fine corsa, un amore di interesse, la paura di una vita nuova senza riferimenti certi, l’ignoto, la morte, l’amore per la bellezza illusoria…

Oh mamma! Che dramma! Non mi riconosco in nessuno dei protagonisti, non salverei nessun personaggio, tutti  mi hanno resa triste e profondamente amareggiata. Ho provato pena per Sonja, disprezzo per Vanja che spara due colpi di pistola, pena per il dottore che non sa piu’ amare, fastidio per il contrasto sociale tra i personaggi…

Alle volte però tanta tristezza strappa sorrisi folli, la follia va poi a braccetto con l’assurdo e tutto scoppia in una risata liberatoria. Ho anche riso, di quelle risate strane alla Chaplin….


Tutt’oggi soffro per le incongruenze della società tremenda in cui viviamo, per gli obblighi del popolo dovuti a chi sa chi (e poi si sa bene chi sono quei “chi sa chi” e tutti noi sappiamo che hanno solo sete di potere, perché di soldi ormai non ne hanno nemmeno più la giusta percezione).

Il vero dramma è vedere le ferite di chi è lontano da Dio, lontano del percepirsi come Uno col Tutto. L’unico che ha questo sentimento di unione con la natura (il dottore) si scopre essere in realtà un disilluso, uno che l’amore non lo vuole nemmeno vivere e che si nega a chi gli offre un cuore sincero (Sonja).

Provo pena verso chi perde il senso della vita.
Ho speranza e tendo ad essere sicura che prima o poi tutti lo troveranno (il senso e il fine unico della vita). Non solo con la venuta della morte, come si conclude nel dramma tra rammarico e tristezza, ma in vita tra spiragli di Luce e tanto Amore… sempre in cammino e sempre vivendo con consapevolezza e coscienza!

Buona visione!

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6 pensieri su “Zio Vania, in rosso

  1. Marina

    Cara Claudia, bello davvero questo post! Tu dipingi bene, ma come ti ho sempre detto, hai un dono speciale anche per la scrittura, dunque, dopo la mostra di Natale, dedicati un pò di più alla scrittura. Baci alla mia artista preferita

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  2. wwayne

    Sergio Rubini é un regista eccezionale. Di lui ti straconsiglio di vedere “Tutto l’ amore che c’é” e “L’ uomo nero.” Quest’ ultimo film con un titolo più attraente avrebbe sbancato i botteghini, ma anche con quel titolo così cupo, così in contrasto con il tono lieve e solare del film Rubini ottenne comunque dei discreti incassi.

    Rispondi
      1. wwayne

        No, non ci conosciamo personalmente. Quasi 6 mesi fa parlammo qua sul tuo blog di quanto fossimo rimasti entrambi estasiati dalla visione de “Il grande Gatsby”, e da allora ho continuato a seguire il tuo blog di quando in quando.
        Spero che i film ti piaceranno moltissimo anche a te. Grazie per la risposta! : )

      2. Acquaviva Autore articolo

        si ti ho ritrovato 🙂 … dopo averti risposto mi sei venuto in mente! Grazie per venirmi a trovare! Spero di non deluderti! Ti faro’ sapere dei film… appena ho tempo li cerco! 😉 ciao e buone feste!

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