Archivi categoria: arte contemporanea

Claudia Nanni – Fine Art

Vorrei scusarmi con tutti i miei lettori perché in questo periodo sono davvero poco presente.
Vi ho trascurati proprio in questo lungo periodo freddo di fine anno… dove maggiormente si fatica a sopportare la noia e le difficoltà del mondo.
Scusate! 🙂

Una bella giustificazione, pero’, ce l’ho!
Sto lavorando per ri-divenire una vera pittrice!
Se siete curiosi vi invito a curiosare qui nel mio portfolio on line o, detto alla spicciola, nel blog dei miei dipinti: ClaudiaNanniFineArt.com!

Dopo diversi anni di letargo creativo, parlo del mio lato di pittrice, finalmente ho trovato il coraggio e l’energia per riprendere la tavolozza in mano!
Sarà che le bimbe son cresciute, sarà che devo inventarmi un lavoro…. sarà quel che sarà ma eccomi in ballo! 🙂

Ammetto di essere in una fase di sperimentazioni e di libertà estetica, per ora mi diletto aggiornando la mia cultura dell’immagine attraverso Pinterest.com!  Spazio di archivio nel quale aggiorno regolarmente le immagini alle quali ispirarmi, nelle quali fondere la mia immaginazione!
Qui la mia pagina e le mie bacheche! Troverete paesaggi astratti, stelle, costellazioni, illustrazioni…… tutto il mio mondo!

Spero di avervi incuriosito!

Vi anticipo anche che nei primi mesi del 2014 inauguro il mio shop su Etsy.com, evviva!
Invito anche tutti gli amici ticinesi o vicino alla Svizzera di venirmi a trovare alla mia bancarella di Natale
nel centro storico di Bellinzona: domenica 15 e 22 dicembre – ore 10-18!

Luna piena olio su tela 2013

Luna piena
olio su tela
2013

Con tutte queste novità vi saluto e spero di omaggiarvi con un altro post entro il Natale!

Sereno Natale a tutti voi!

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Zio Vania, in rosso

Ho visto Zio Vanja. Drammone di Cechov diretto da Marco Bellocchio.

Non scrivo mai di teatro perché raramente ho la possibilità di goderne la magia. Forse non ne sono nemmeno capace. Comunque sia vi parlo del colore rosso presente sul palco, delle mie emozioni e delle mie difficoltà di accettazione di questo mondo che alle volte mi pare brutale come puo’ essere stata quella realtà russa.

Teatro Manzoni di Pistoia, palchetto scomodo e molto laterale (ma in compagnia di Elena) e dirimpetto a Daniele e Nicola. Che saluto!

Lo zio Vania è un insoddisfatto contabile di una tenuta di proprietà del Professore, suo cognato, Serebrijakov. Lo zio Vania è Sergio Rubini e il professore canuto è Michele Placido.
Vanja di Bellocchio
La scena è molto chiara composta da una scenografia in legno grigio con pochissimi elementi di arredo consumati e resi ancora piu’ amari dal freddo russo.
La Russia è quella di fine ‘800, si parla di doveri, di passioni, di un amore non corrisposto, di disprezzo e di insofferenza del vivere una vita senza piu’ scopo.
 
Anton Čechov, è proprio bravo nel presentarci le complicazioni sentimentali umane. L’introspezione tipica russa è motivata dal rigore del clima che ti chiude in casa, dalla povertà di certuni contrapposta alle fatiche di altri. Non vi sto a riassumere la storia che, seppur semplice, non è quello che vi vorrei trasmettere, piuttosto ve ne consiglio la visione.
 
Mi piacerebbe riportarvi alla metafora che tramite il colore rosso ho intravisto tra gli sforzi degli attori, tutti molto bravi e davvero credibili. Soprattutto la sfortuna Sonja (bravissima Anna Della Rosa) che dell’amore non corrisposto potrebbe essere la regina triste.
 
Il rosso ci parla di azioni vitali, quelle guidate dal sangue e dalla passione. Di rosso è la vestaglia del professore, lui giustifica le passioni degli altri, lui sembra essere il perno dell’incombente catastrofe sospesa nella scena. Ha intenzione di vendere la proprietà lasciando Vanja e Sonja nella miseria. 
 
La forza in tutti gli altri personaggi si manifesta negli atti disperati di Vanja e Sonja che lottano per i loro sentimenti e ideali perduti.
Insomma forti emozioni in scena…. ma mai piu’ contrassegnate da elementi rossi.  Si agisce senza cogliere il vero senso delle cose, della vita stessa. Azioni mosse da ideali (il dottore ecologista disilluso dell’amore), da rabbia o da invidia (Vanja) e da gelosia (Elena la moglie del professore che per gelosia tradisce la neonata amicizia con Sonja che le confessa l’amore per il dottore).
 
 
L’amarezza delle vicende si impasta con la triste e realistica visione di esseri dominati da passioni senza scopo. Un amore impossibile, tanti ideali perduti, la debolezza che si trova in una vita a fine corsa, un amore di interesse, la paura di una vita nuova senza riferimenti certi, l’ignoto, la morte, l’amore per la bellezza illusoria…

Oh mamma! Che dramma! Non mi riconosco in nessuno dei protagonisti, non salverei nessun personaggio, tutti  mi hanno resa triste e profondamente amareggiata. Ho provato pena per Sonja, disprezzo per Vanja che spara due colpi di pistola, pena per il dottore che non sa piu’ amare, fastidio per il contrasto sociale tra i personaggi…

Alle volte però tanta tristezza strappa sorrisi folli, la follia va poi a braccetto con l’assurdo e tutto scoppia in una risata liberatoria. Ho anche riso, di quelle risate strane alla Chaplin….


Tutt’oggi soffro per le incongruenze della società tremenda in cui viviamo, per gli obblighi del popolo dovuti a chi sa chi (e poi si sa bene chi sono quei “chi sa chi” e tutti noi sappiamo che hanno solo sete di potere, perché di soldi ormai non ne hanno nemmeno più la giusta percezione).

Il vero dramma è vedere le ferite di chi è lontano da Dio, lontano del percepirsi come Uno col Tutto. L’unico che ha questo sentimento di unione con la natura (il dottore) si scopre essere in realtà un disilluso, uno che l’amore non lo vuole nemmeno vivere e che si nega a chi gli offre un cuore sincero (Sonja).

Provo pena verso chi perde il senso della vita.
Ho speranza e tendo ad essere sicura che prima o poi tutti lo troveranno (il senso e il fine unico della vita). Non solo con la venuta della morte, come si conclude nel dramma tra rammarico e tristezza, ma in vita tra spiragli di Luce e tanto Amore… sempre in cammino e sempre vivendo con consapevolezza e coscienza!

Buona visione!

inadeguatezza

Sapete perché ci spaventano le montagne?

Perché proviamo un immenso senso di inadeguatezza nei confronti della bellezza della natura?

Perché ci riempiamo la vita di cose da fare?

Perché siamo frenetici e stressati?

Ecco il pensiero che vorrei condividere oggi:

Noi uomini d’oggi abbiamo dimenticato che nel far nulla risiede grande gioia e bellezza. 
A causa della nostra inadeguatezza nel reggere la realtà che il vuoto sprigiona in noi, ci ritroviamo dominati  dalla nostra difficoltà di lasciarci andare.
Andare verso il vuoto, verso il nostro centro che è il centro di tutto.

Forza dunque: scaliamo il nostro monte senza paure… lassu’ in cima troveremo un vuoto/pieno che ci attende!

In tema di realtà, natura e stupore vi consiglio di fare una ricerca di artisti iperrealisti, ce ne sono di davvero stupefacenti!
Dagli anni ’60 in poi grazie agli americani  Chuck Close, Richard EstesRalph Goings il mondo della pittura gareggia con la fotografia superando alle volte in sensazioni tattili e tridimensionalità.
Ron-Mueck-A-Girl, 2006
Qui sopra l’artista contemporaneo australiano Ron Mueck, che adoro, è un esempio struggente di quanto il reale sia lontano dalla nostra percezione e dalle nostre coscienze….

Klein Byars Kapoor (1)

Come promesso ecco finalmente “Boom” uno scritto suddiviso in tre parti sulla mostra
Klein, Byars, Kapoor, fino al 16 dicembre al Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Nizza.

Ai coraggiosi auguro una buona lettura, proficua ed illuminante!
Vi chiedete perchè si chiama Boom?!
Leggete e scoppierete di gioia e d’amore per le cose belle e profonde!

………………… Boom! ………………..

(parte prima)

BLU, YVES KLEIN
L’artista dell’elevazione spirituale, l’uomo che crea un colore (unico, inimitabile e da lui brevettato) per poter dialogare con il sottile e grazie al sottile. L’artista che ha “riempito” una stanza vuota con il suo “pieno artistico” (invisibile agli occhi ma tangibile etericamente!).
Il mio eroe, l’oggetto della mia tesi! La mostre si apre con la sua sala, equilibrata. Perfetta!

Ho visto in mostra delle spugne, dei monocromi e… sorpresa! una grandissima vasca piena di pigmento IBK. Una potenza intensa e per me inaspettata! La vasca blu ha una forza evidente ma che sa anche attendere. E’ una di quelle cose che può essere liberata solamente se ben direzionata… Una vastità cromatica che pulsa autonomamente e che sprigiona energia vibrante e creatrice.


Qui sopra l’installazione della vasca a Palazzo Ducale, Genova.

A me il suo blu rimanda a Dio. E dico di più: penso a Dio che crea insieme al Big-Bang! Un Dio blu che crea Tutto e che lo fa insieme ad una forza coesistente, un momento creativo al cubo. L’International klein Blu è come Dio al cubo. Bè si, esagero e lo so!, ma vorrei provocarvi tantissimo, emozionarvi e marcare lo stupore che ho vissuto rivedendolo!!!

Tra l’altro questo pigmento ha un’intensità così forte grazie alla sua massiccia dose di Blu Oltremare che ora è un pigmento di sintesi, ma che da sempre è stato considerato il blu per antonomasia perchè ricavato dal costosissimo lapislazzulo!!!

Pur avendo un’ottima resistenza alla luce e alle basi, il pigmento viene facilmente scolorito dagli acidi. Per questo motivo era utilizzato negli affreschi solo a secco, cioè applicato in miscela con dei leganti sull’intonaco asciutto. Come negli affreschi meravigliosi della Cappella degli Scrovegni dipinta da Giotto, a Perugia.


Cappella degli Scrovegni, Padova

Questa sua instabilità e particolarità la lego alla sua spiritualità e alla sua incontestabile magia attrattiva!  Fino all’introduzione della pittura ad olio era considerato blasfemo mischiare questo colore ad altri… fate voi!


Qui sopra la vista della sala dedicata a Klein, al MAMAC di Nizza

“Un giorno notai la bellezza del blu in una spugna; questo strumento di lavoro 
divenne per me materia prima d’un sol colpo. La straordinaria capacità delle
spugne di assorbire qualsiasi liquido mi affascinò”. (Yves Klein)


Queste spugne su tela evocano il fondale di un Oceano…

Yves Klein con il blu ricopre oggetti non casuali. Imbeve spungne di mare fino a saturarle e le secca poggiandole su piedistalli verticali e solidi. Come a dire che dobbiamo riempirci fino all’ultima goccia di spiritualità e grazie al blu sovrasensibile possiamo tendere o arrivare al nostro fine. In alto.

La spugna è la perfetta esemplificazione di una “impregnazione con sensibilità pittorica”, visto che le spugne sono naturalmente predestinate a essere veicolo di un altro elemento permeante.” Ho trovato questa frase in questo sito ufficiale di Klein, devo dire che citarla avvalora il significato che vorrei dare al blu: un colore permeante, vibrante e divino.

Ad aggiungere valore a questi pensieri vi dico anche che Klein arrivò a cambiare il potere proprio dell’artista, non più creatore “egocentrico” ma pensatore/manifestatore impersonale. Lo fece riducendo gli strumenti individuali di espressione e formulando la monocromia quale unico atto pittorico rivolto a una progressiva dissoluzione non solo della figurazione ma dell’opera d’arte stessa.

“Sono giunto a dipingere il monocromo […] perché sempre di più
davanti a un quadro, non importa se figurativo o non figurativo, provavo la
sensazione che le linee e tutte le loro conseguenze, contorno, forma,
prospettiva, componevano con molta precisione le sbarre della finestra di una
prigione.”

Klein abbandona pennelli e gesti per non appensantire con se stesso le sue creazioni, lascia che sia il lento assorbire di una spugna a rendere manifesto il suo messaggio artistico universale. Lascia che sia il corpo di una donna ad imprimere una grande tela…. Davanti ai suoi lavori ci si sente spiazzati, come in procinto di saltare nel vuoto. Le sue opere sembrano essere l’espressione del libero arbitrio: essere o non essere?! Scelgo o mi lascio giudare?! Salto o sto con i piedi a terra?!

Un antropometria di due corpi fluttuanti, MAMAC Nizza

Non mi è ancora chiaro il motivo per il quale la mostra inizia con il blu di Klein, procede col bianco di Byars e si conclude con il truculento rosso caldo di Kapoor….
Mi piace credere che sia come dire: “Ecce Homo” nel bene o nel male è al blu che l’uomo deve arrivare!

E’ dal blu in se stesso che l’Uomo deve partire! Attraverso la nostra fisicità (le ossa bianche) fino alle nostre inconsce mostruosità sanguigne (il rosso passionale della cera di Kapoor).

           ……………………………………………..

Il commento alla mostra continua nel post sucessivo Klein Byars Kapoor (2)
Presto sarà pubblicato.

arte a Nizza con socca

Andando verso Ussat (urca è già passato un mesetto!) io e Daniele ci siamo fermati a Nizza. Città che ho visitato per la prima volta e che mi ha subito rapita per la sua bellezza e particolarità! Abbiamo mangiato benissimo in un posticino che, solo dopo e per caso, ho scoperto essere il migliore fornitore di SOCCA in città!  La socca è uguale alla nostra cecina, un impasto liquido fatto con farina di ceci, cotto al forno e condito con una spolverata di pepe macinato… una delizia!

Ho pensato di poter vivere felicemente a Nizza, il suo clima di mare mi serve, la sua “promenade des anglais” lungo la riva del mare è fenomenale e rilassante, la multiculturalità francese mi si addice… il mercatino di spezie, fiori e saponi è abbordabile e coloratissimo…. la socca è da favola…. l’arte è ottima e il Museo d’arte moderna e Contemporanea è attivo e di qualità! Chissà, magari un giorno…..

Prima di partire ho organizzato tutto per poter vedere una mostra al Museo d’arte moderna, la mega trilogia che riunisce i due grandi artisti che ammiro di più al mondo! La mostra, dal titolo Klein, Byars, Kapoor, è meravigliosa, intensa e catartica! Ora ve ne parlo con entusiamo perchè – come vedrete – anche questa sarà un occasione che sfrutterò per parlarvi di cose spirituali!!!

Prima di tutto si tratta di una mostra che riunisce artisti anomali, monocromatici e che nemmeno si sono mai incontrati tra di loro. Hanno/avevano pure tre diverse nazionalità: francese, americana e indiana. L’accostamento dei tre è perfetto e sorprendente se visto dal punto di vista di un dialogo magico orientato verso l’alto.

La mostra è pensata come omaggio ad Yves Klein per il 50° anniversario della sua scomparsa. Direi che l’omaggio è ben riuscito!

Una prima lettura semplice della mostra può essere: guidare lo spettatore attravero un viaggio cromatico tra l’IKB di Yves Klein, il bianco di James Lee Byars ed il rosso sangue di Anish Kapoor. Ai colori corrispondono materiali e sensazioni diverse: al blu un pigmento impalpabile, al bianco il duro marmo e al rosso una cerca calda e malleabile….. bla bla….

Ma io vi vorrei indirizzare su una lettura più profonda e complessa.Alle idee che mi frullano vorrei anche dare un titolo perchè è davvero un testo sentito quelle che sto pensando e vorrei fare le cose per bene!

Siccome l’articolo che sto preparando è lunghissimo ho deciso di spezzare questo post, quindi oggi pubblico queste righe introduttive, presto arriverà il post della mostra. 😉

Buona giornata, cari lettori!

Paris, my way (3)