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minuti imprecisati di vuoto

Stasera filosofeggio e mi confido un pochino… spero di non esagerare!
Ecco il tema:

La consapevolezza del pieno nel vuoto (a noi occidentali è quasi sconosciuta). Ovunque è presente il Tutto e il vuoto non esiste. La Luce si infiltra ove è possile, sempre, in modo pieno e determinato. Per poter abbracciare questa pienezza dobbiamo viverla sulla pelle e dalla pelle deve venire la consapevolezza del nostro esubero quotidiano privo di un vuoto interiore.
Mi spiego lasciandovi a questo raccontino autobiografico, come sempre!

Minuti imprecisati di vero vuoto (che poi è il Tutto pieno)

Ero nella grotte des Églises ad Ussat, nella valle dell’Ariège sempre durante l’ultima Conferenza Internazionale del Lectorium Rosicrucianum (settembre 2012). Ebbene, io Daniele e Cristiana ci siamo inoltrati in silenzio all’interno della grotta abbassandoci fin quasi strisciando sui sassi, bianchi e polverosi.
La nostra volontà silente era quella di arrivare fino alla fine della grotta con le piccole torce in mano per poi, solo una volta seduti, spegnerle. Così abbiamo fatto, senza accordarci… senza troppe parole di consulto. Seguendo un impulso interno forte e chiaro. Ero emozionata e forse suggestionata dal vissuto di quegli spazi. Una volta al buio ho davvero cercato di spegnere tutto, non solo la torcia. Piano piano, uno ad uno, i miei pensieri si facevano sempre meno invadenti e il respiro, ormai regolare, era un tutt’uno con il battito del mio cuore. Ero, fortuitamente ed apparentemente, in una condizione ottimale per poter ritrovare me stessa.

In queste occasioni, però, dò il meglio di me e i primi pensieri che mi scorrono veloci sono sempre i soliti, istintivi e ricorrenti. Pensieri che mi ciucciano in modo autonomo… e godono come – diavoletti rossi sulla spalla sinistra – nel riproporsi. Ad occhi chiusi i primi pensieri sono stati: chissà se mi pioverà addosso?! Non è che sbucano fuori dei pipistrelli vampiro?! Poi la faccenda è migliorata….
L’ultimo ricordo è la sensazione di dissolvenza del frullato nella mia testa mentre scemava verso una zona neutra, interna e silenziosa! Ho proprio avuto la sensazione che i miei pensieri si allontanassero via da soli. Il ticchettio delle gocce calcaree che cadevano a terra scandiva un tempo ritmato ma dolce… profondo e arcaico… e devo ammettere che ha favorito il distacco dal flusso di pensieri sanguisuga.

In quel momento, proprio quando ho potuto far silenzio in testa, ho intuito dove ero realmente. Ero seduta su di un grosso masso che probabilmente intorno al 1200 ha accolto un fratello di Spirito, un cataro. Non uno a caso, ma proprio uno di quelli che come me sta sperimentando l’arte del viver quotidiano camminando tra le rose o i carboni ardenti, del vivere pensando ad una meta Unica e precedentemente già conosciuta. La magia di questa presa di coscienza sta nel fatto che queste osservazioni non mi son nate dal frullato vorticoso dei pensieri che nascondo sotto i miei ricci, no-no…. mi venivano dal cuore!!! Evviva! Il mio cuore parla!!!

Conoscendomi, ho poi approffittato dell’attimo intuitivo e l’ho prolungato il più possibile senza volontà e mi son lasciata cullare dal ticchettio infinito e dal buio nero nero. Ho solo fatto una veloce osservazione sul fatto che sia ad occhi aperti che con gli occhi chiusi non vedevo altro che un nero-nero. Non nero seppia, nè un nero fumo, nè un nero catrame, ma un nero-nero.
Da lì ho pensato che tutti gli iniziati debbano – per forza – arrivare al proprio nero-nero per poter aspirare sinceramente ad rivedere un pochino la Luce! Ho poi collegato l’immagine a Dante che scende agli inferi, a Perseo che decapita la Medusa (tanto poi vola via su Pegaso!) e poi ho ricordato di non spaventarmi e di perdonare/accettare il mio nero-nero. Bè ho pensato anche al mito della caverna del buon Platone… poi basta, nulla più!

Mentra tutto questo accadeva nel mio profondo ho percepito di essere parte del Tutto. Di essere sorella di Daniele e di Cristina (al completo Cristiana-Serena-Silvia, dunque Cristiana serena nella selva), sorella di tutti i 2500 amici del Lectorium ad Ussat, sorella di tutti gli uomini, di tutte le donne, figlia e sorella dei miei genitori… Ero la grotta, il sasso, l’aria fredda e umida, ero la goccia che mi è caduta (davvero) sulla fontanella (ormai chiusa) al centro della mia testa, ero il sole che non vedevo ed anche il silenzio nero che mi avvolgeva, ero me stessa ed ero però all’erta…. shhhhhh! Shhhhhh! Silenzio…….

No! Vinta nuovamente: stavo attenta a non sciupare quell’attimo che già prefiguravo troppo breve. Poi ho pensato che l’attimo vissuto non era l’attimo percepito, che quei brevi pensieri soffocati e spariti, che quell’attimo di chiara visione del Tutto, che quella goduria interiore vissuta interiormante… che tutto, FORSE, poteva anche essere stato più di un attimo!

L’attimo è durato quasi trenta-quaranta minuti. Minuti trascorsi veloci e vissuti dalla parte migliore di me che si è allontanata controvoglia ma velocemente quando poi ho sentito il bisogno di scoprire che ora era, quando ho voluto sapere che faceva Daniele, quando ho voluto che uno dei due presenti accendesse la torcia…

Tutti insieme ci siamo alzati, abbiamo avuto reazioni varie e personali. Ero gioiosa, stupita di me stessa e sorpresa di aver voglia di uscire fuori dalla grotta, di rivedere il sole e di sfiorare un sasso caldo. Ripercorrendo al contrario la grotta verso l’uscita ho ringraziato, salutato e compreso il Tutto che mi ha generato e che ha la sua forza nella Luce che tanto mi è mancata in quei minuti imprecisati di vuoto trascorsi nella mia grotta interiore.


Sono Claudia, segno zodiacale toro, amo la luce del Sole calda e tendo alla mia vera Casa. Come un albero ho radici ancora forti  ben piantate a terra ma attendo il momento in cui potrò ribaltare le mie radici per potermi alimentare di sola Luce! Cammino tra rose e carboni ardenti e lo farò fino a quando mi piacerà farlo!

Accettatemi, io proverò a farlo con me stessa e con tutti voi!
Buone riflessioni domenicali e grazie per la pazienza.
Il raccontino non era poi così INO.

Questo post è dedicato a Cristiana eDaniele! Poi anche a Luisella che ha detto di amare le cose che scrivo. Ed infine lo dedico a Silvia, Marina, Luciana e Fiorenza che amo come fossero mia mamma.

Vi lascio con Jeeg Robot d’acciaio, energica e super positiva, quasi gnostica!
ciao!

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Ussat e la fratellanza silenziosa

Questo post è pensato per tutti i cercatori di Verità!

Oggi non vorrei insistere con tanto bla-bla perchè sento di dover riportare piuttosto le mie emozioni e diffondere attraverso giuste parole il senso del mio viaggio ad Ussat, che per me è stato all’insegna dell’Amore e della fratellanza.

La foto qui sopra è presa da questo sito di ottimi fotografi.

Ussat le bains
è un paesino nella valle dell’Ariege che è misteriosa ed incredibilmente serena. Questa amplia valle circandata dai Pirenei ha la caratteristica di essere una vera culla, una pianura piatta (era un antichissimo lago) abbracciata da morbidi monti pieni di grotte. In queste grotte i “miei” avi CATARI stavano rintanati (ai tempi c’era l’inquisizione!) per compiere il loro speciale percorso eremitico di iniziati.

Antonin Gadal è per tutti noi allievi del Lectorium Rosicrucianum un messaggero e un punto saldo a cui riferirsi in caso di smarrimento. Considerato il patriarca della Fraternità catara, precente al Lectorium Rosicrucianum, ha tramandato ai nostri fondatori la sua visione chiara di quel che erano i catari e del loro percorso interiore. Questo loro lavoro effettuato in armonia con lo Spirito è stato ed è un regalo per tutti noi amanti della Gnosi attuale!

La Conferenza internazionale del Lectorium Rosicrucianum quest’anno è stata per me di un’importanza concreta e reale. Direi che quest’ultima mi ha colpita ancor più di quella del 2006, che nonostante fosse la mia prima Conferenza ad Ussat, mi rimase più lontana dal cuore.
Quest’anno, invece, oltre ad emozionarmi sinceramente al ricordo dei Perfetti catari bruciati dall’Inquisizione, mi sono sentita invasa dal bellissimo spirito comunitario ed di Unità che permeava tutti noi. Ed è questo il valore che dai catari dovremmo riportare a casa nostra.

Il senso di fratellanza e di uguaglianza è alla base dell’Amore.

E loro collaboravano in armonia senza lotta e senza compromessi. Le donne erano rispettate e ad esse il cammino non era escluso, conoscevano le piante e curavano gli ammalati, ci si aiutava l’un l’altro e la forza interiore era il collante della comunità. Erano pronti a morire per la loro Fede: si dice che un grosso numeri di Perfetti (più di 200), rifugiati nel castello di Montsegur, si gettarono nel fuoco inquistitorio pur di non smentire la propria fede: essendo ormai trasfigurati stavano “solamente” rinunciando all’involucro chiamato “corpo”.
A me questo colpisce. Tanto e in modo profondo!

La foto sopra è presa da qui.

… io, cavolo, fatico a non dipendere dal desiderio di possesso (le scarpe, le cose belle da accumulare)… ma sopratutto fatico ed inorridisco all’idea di vincere la mia atavica paura con la P maiuscola! Sapete qual è?
La PAURA DI MORIRE di sparire di non esitere. Ecco cosa amo del popolo cataro la cui forza interiore e il cui stato di coscienza erano talmente elevati da non avere DUBBI! E’ la loro forza interiore che amo, che stimo e alla quale vorrei tendere! Ben inteso: non perchè vorrei morire, ma per potermi liberare in fretta dei miei grossi fardelli, karmici e non! Pensate che i catari si “purificavano” in circa 4 anni…. a noi oggi serve tutta la vita!!!!

Evviva la loro forza!

Una forza talmente potente il cui frastuono ha zittito tutto attorno!
Dovreste, voi tutti, sentire che meraviglia e che stupore si prova di fornte al Dolmen di Sem….

Un luogo druidico reso fulcro sacro anche dai Catari. Dalla cima si abbraccia tutta la valle e in batter d’occhio si ha l’impressione di toccare il Cielo in un sol sospiro.

Socchiudendo gli occhi ci si immagina ascendere in alto come Icaro e la certezza (o il desiderio) di Vittoria è così forte da non aver più nessun dubbio in cuore!

Tra l’altro, avete mai notatto che anche la Nike di Samotracia (Vittoria alata) tende all’infinito proprio facendo leva su di un un grosso Dolmen, che appare come una barca?! Amo trovare queste coincidenze! Che magia! Che grandi i vecchi greci, anche loro la sapevano lunga! 🙂

Evviva la nostra forza!

Presto vi racconterò della convivenza edificante nello chalet con Cristiana, Laura e Daniele, della passeggiata verso il Tempio, delle grotte catare e della nostalgia delle mie bimbe. Oggi vi saluto così, con un pensiero positivo e di amore.

Per chi non la conosce ancora, ecco questo scritto meraviglioso che ci è stato letto all’interno della grotta di Lombrives tra brividi, lacrime e un grosso sentimento reale di Unione.

LA CHIESA DELL’AMORE

La Chiesa dell’Amore non ha struttura, solo comprensione. Non ha membri, a eccezione di coloro che sanno di farne parte. Non ha rivali, poiché non nutre spirito di competizione. Non ha ambizione, punta solo a servire. Non conosce frontiere, poiché l’amore non lo fa. Non si ripiega su se stessa, ma cerca di arricchire tutti i gruppi e tutte le religioni. Riconosce i grandi insegnamenti di ogni epoca, che hanno manifestato la verità dell’amore. Coloro che ne fanno parte praticano la verità dell’amore con tutto il loro essere. Coloro che ne fanno parte lo sanno.

Non cerca di insegnare ma di essere e, grazie a questo stato, di dare. Riconosce la terra intera come un essere vivente di cui tutti facciamo parte. Riconosce che è giunto il tempo per l’ultimo rivolgimento, lontano dall’egocentrismo, in un ritorno volontario all’unità. Non si fa conoscere parlando ad alta voce, ma lavora nel libero dominio dell’essere. Saluta tutti coloro che hanno illuminato il cammino dell’amore e gli hanno dato la loro vita. Nei suoi ranghi, non conosce gerarchia né rigida organizzazione, poiché ciascuno è uguale all’altro. Non promette ricompense, né in questa vita né in un’altra, se non la gioia di essere nell’amore.

I suoi membri si riconoscono dalle loro opere e dal loro essere, e dai loro occhi, e da nessun altro segno esteriore, se non un caloroso abbraccio fraterno. Non conoscono paura né onta e la loro testimonianza sarà sempre valida, nei buoni come nei cattivi momenti. La chiesa dell’amore non ha segreti, misteri o iniziazioni, se non una grande comprensione del potere dell’amore e del fatto che, se lo vogliamo, il mondo cambierà, ma solo se prima cambiamo noi stessi. Tutti coloro che sentono di farne parte le appartengono. Appartengono alla Chiesa dell’Amore.

tendere alle ninfee…

Presto partiremo per Parigi. Stanca e sconquassata finisco piano piano le pulizie dell’appartamento. Benedetto Scambiocasa! Impazzisco dall’impazienza di partire.
Cerco ispirazione nei colori di Monet… penso già alla visita nel suo Giardino di Giverny e vorrei tanto fare foto così (di Renato Cerisola):

Mi affanno a far mille cose per non pensare troppo. In questi giorni ho dei forti tironi verso il passato…. bello e più leggero. Son sicura che coincidono con il mio bisogno di evasione. Vorrei essere libera da tutto e in molti sensi. Vorrei capire meglio me stessa e vorrei ritrovare me stessa da bambina, ma dove cappero sono i miei ricordi?!!!

Vi lascerò con una sfilza di appunti/riflessioni che vorrò rileggere tra 15 giorni nella speranza di aver superato alcuni ostacoli. L’aria parigina dovrebbe ispirarmi un sacco…. lo vorrei tanto!

Legami con il passato = catene nel futuro
Cambiare atteggiamento ed essere presenti nel qui e ora
Essere leggera e positiva
Divenire amorevole e paziente perchè la pazienza è manifestazione dell’Amore vero
Cosa aspetti ad agire?
Risolvere con il passato, scavare a fondo e soffrire davanti alla Medusa!!!
Osservare dentro me stessa > impulsività… che noia.
Liberazione dagli atteggiamenti abituali

Auguro una buona estate a tutti voi amici introspettivi e matti di libertà come me….
Vi saluto con There There canzone che amo, adoro e vivo ogni giorno.

Cambiatevi d’abito, trasformatevi in oro!
Rinnovatevi amici, rinnovatevi!

vivere il presente

Vivere il presente è l’arte della vita.

La “presenza” nel presente è spesso una questione di attenzione e di allenamento. La difficoltà di concentrarsi sull’attimo che si sta vivendo è per noi esseri contemporanei così comune che non mi stupisco affatto quando penso alle nostre abitudini così assurde e innaturali.

“Noi viviamo nell’epoca in cui la gente è così laboriosa da diventare stupida”
(Oscar Wilde)

Si fanno le cose tanto per fare, senza coscienza nè attenzione. La fretta ruba il potere creativo alla concentrazione dunque la qualità delle nostre riflessioni (interiori) è proprorzionata alla qualità di tempo che dedichiamo al nostro spirito. Insomma, chi può dirsi soddisfatto del tempo che dedica a se stesso? E chi può ammettere di saper dare al proprio spirito un’attenzione di qualità?

“Nasciamo una sola volta, due non è concesso; tu, che non sei padrone del tuo domani, rinvii l’occasione di oggi; così la vita se ne va nell’attesa, e ciascuno di noi giunge alla morte senza pace”
(Epicuro)

Questo concetto del vivere il presente non è un invenzione salvifica dal sapore new age… no-no!
Lo zen ad esempio ama ripeterci di “surfare” sulla vita, di essere distaccati ma immersi, di considerare il tutto con attenzione ma di non far tutto “proprio”…. queste assurdità sono tali solo apparentemente, lo sono nella misura in cui noi le rendiamo tali.

Il sapersi distogliere dalle distrazioni è tutto!

Il sapere che ogni esperienza quotidiana è unica ed irripetibile (pensiamo al crecere  dei propri figli che mai e poi mai riorneranno a guardarci con lo sguardo unico del loro primo giorno) si collega al concetto di PANTA REI, del TUTTO SCORRE. Questione a me veramente molto ostica data la mia pesantezza terrena del segno TORO nel Sole.
Essere leggera, non legarmi a vecchi ricordi, non avere timore del futuro, non avere aspettative…. uffa! Che difficile! Confidare nel disegno divino! ecco il segreto: la Fede nella Giustizia Divina che premia chi sa ascoltare il suo cuore e sferza chi non lo (sa) asseconda(re).

All’idea del tempo che scorre come somma di attimi irripetibili sommo il concetto che nè il passato nè il futuro possono competere con l’Eterno che pulsa dentro ad ognuno dei nostri Microcosmi. Cosa ottengo?! Una formula ben precisa di liberazione: se si vive consapevoli di “ospitare” dentro di sè una scintilla senza tempo sarà più facile capire come vivere intelligentemente il proprio presente. Dunque accettando l’idea dualistica, ermetica, rosacrociana (ecc.) per la quale noi siamo un pò degli abbozzi (perdonatemi) di Dio ci verrà semplice applicare uno stile di vita più attento, sensibile e liberatorio.

Nel ritmo incalzante che lo governa (ritmo dettato dal Grande Gioco, ne ho scritto tante volte) l’uomo moderno perde queste attenzioni verso il suo “dentro-spirituale”; proiettato completamente verso l’aspetto estriore di se non ama rivolgersi queste premure spesso troppo sporadiche. Attenzioni che vengono vissute come sottiglizze esclusive. Quando va bene vengono considerate privilegi irragiungibilli da “illuminati”.
E invece è bene sapere che ognuno di noi può ottere giovamenti vari da questo tipo di riflessioni su se stesso. Imparando a vivere al 100% il proprio presente ((lavoro di auto-conoscenza tanto declamato da TUTTI i saggi del Mondo) l’uomo riscopre il suo vero compito: quello di ritornare alla Casa del Padre!

Quelle che mi preme dire è che quando si dedica del tempo all’ascolto sincero del proprio cuore si apre all’uomo una grandiosa possibilità di liberazione. Liberazione da che cosa?!
Provate ad ascoltare il vostro cuore nei momenti più difficili o profondi, sono sicura che si sta ribellando verso tutto ciò che lo opprime e che lo ostacola nel suo viaggio millenario di ritorno verso Casa!!!!! Ascoltatelo, lui ve lo sta urlando!!!! 🙂

Liberatevi dunque! Cercate di vivere le vostre giornate come somma di attimi magici, indelebili ed irripetibili!

Il divino nell’essere umano (lettera n2)

Continuo la pubblicazione delle Lettere di orientamento all’isegnamento della
Scuola Internazionale della Rosacroce d’Oro….. a chi gradisce l’approfondimento auguro una buona lettura! 🙂

CORSO DI ORIENTAMENTO
Lettera n° 2
IL DIVINO NELL’ESSERE UMANO
Tutti conosciamo la funzione del regno minerale, del regno vegetale e del regno animale; sono regni che coesistono con il nostro e si reggono secondo un preciso piano, dove ogni azione è in equilibrio. Ma qual è il ruolo dell’essere umano nell’economia di questo mondo? Possiamo affermare tranquillamente che gli atti dell’umanità sono in sintonia con il creato?
Una risposta – forse laconica ma piuttosto realistica – può essere trovata in un discorso dell’agente Smith nel noto film “Matrix”, dove constata che gli esseri umani sono quelle creature che colonizzano un luogo, lo prosciugano di ogni ricchezza e infine lo abbandonano, per poi proseguire la loro esistenza in un altro luogo ancora incontaminato.

Qui sopra un graffito di Bansky (nel link indicato un documentario su di lui, che amo!)

Nella finzione cinematografica, il personaggio paragona l’umanità a un virus. Per alcuni questa conclusione può essere sorprendente, ma apre la nostra comprensione a una presa di coscienza piuttosto interessante. A differenza di animali, vegetali e minerali, gli esseri umani hanno a disposizione uno straordinario potere: il pensiero. Un potere che li eleva ben al di sopra delle mere necessità biologiche. Perché allora questo potere non ha permesso all’umanità di vivere in sintonia e in modo intelligente nell’ambiente in cui si trova per nascita naturale? Cosa ha determinato questo stato di fatto?

LA CADUTA
Come accennavamo nella nostra prima lettera, svariati miti e leggende parlano più o meno chiaramente di un momento di rottura tra l’uomo e Dio. Il mito del paradiso di Adamo ed Eva, quello di Iside e Osiride, il racconto di Pimandro a Ermete, la leggenda di Prometeo, la storia di Narciso e molte altre ancora narrano, in termini simbolici, un avvenimento noto come “la caduta dell’Uomo Originale”.

Questa immagine è di un illustratore manga, Ivan… trovata qui.

Per farci una rappresentazione di questo “Uomo Originale” secondo dei parametri per noi sufficientemente comprensibili, proviamo a immaginare un essere celeste che non abbia bisogno di manifestarsi attraverso il veicolo del corpo umano e che si presenti come pura energia. La forma più familiare che possiamo utilizzare per rappresentarci questo essere è la sfera.
Al centro di questa sfera, di questo globo, brilla un fuoco ardente, irradiante, illuminante. Questo essere celeste diffonde la sua forza come un piccolo sole seguendo un potente impulso elettromagnetico interno, che si manifesta all’esterno come un’onda. Questo movimento ha un suo fine, esprime un certo progetto, un’Idea divina.
Poniamo che un certo gruppo di queste entità celesti, per effetto dell’esercizio del loro libero arbitrio, si arresti nell’esecuzione di questo piano, e che questo non-movimento determini un raffreddamento, una cristallizzazione intorno al piccolo sole, isolandolo dall’onda elettromagnetica divina di cui faceva parte. Ciò che resta dopo questo “incidente” è sempre la sfera di cui abbiamo parlato ma fortemente mutilata rispetto a prima. Infatti, il fuoco che animava il globo a partire dal suo centro si è ridotto a un “tizzone”, ha perso il suo contatto con la sorgente e la sua non è quindi più una vera fonte di irradiamento.

Non vogliamo addentrarci, in questo contesto, nei dettagli di questo evento mitico – che, tra l’altro, non è di facile comprensione per la nostra mente tridimensionale – ma piuttosto utilizzarlo come preambolo per comprendere meglio la natura di questo “tizzone”, che è per la Rosacroce moderna il fondamento e la speranza di un percorso di liberazione reale, poiché è animato dalla Forza di manifestazione divina, in cui ha origine ogni elemento del creato. Nella terminologia utilizzata dalla Scuola della Rosacroce d’Oro esso viene chiamato “Atomo scintilla di Spirito” e “Rosa del cuore”, poiché la sua collocazione all’interno del sistema vitale umano è in corrispondenza del cuore.

Tornando alla sfera – che costituisce il nostro Uomo Originale e che più propriamente da questo momento chiameremo “Microcosmo” – constatiamo che, dopo l’incidente narrato nei miti, ha perso le sue caratteristiche di veicolo celeste. Le Forze divine, per adeguare la realtà del Microcosmo a questa nuova situazione, si prodigano per porre all’interno della sfera un elemento sostitutivo che permetta la ricostituzione dello splendente e armonico essere celeste. Questo elemento è l’essere umano nella forma che ben conosciamo. Il nuovo ambiente – che da quel momento ospitava ed ospita l’onda di vita umana – è però circoscritto, soggetto a delle limitazioni che hanno lo scopo di arginare e proteggere il Microcosmo, il quale, per il momento, non può re-immettersi nell’onda elettromagnetica divina in quanto la sua bassa vibrazione non glielo consente. Queste limitazioni sono note a tutti noi: sono lo spazio e il tempo.

Sì, lo spazio e il tempo sono come una bolla all’interno dell’infinito ed eterno Mare divino. E possiamo comprendere che i materiali con cui sono stati modellati gli esseri umani attuali, destinati a vivere e a esprimersi all’interno della dimensione spazio-temporale, sono materiali che hanno una scadenza, poiché non vibrano alla stessa frequenza dell’Eternità. Ecco allora comparire la morte, un fenomeno a cui l’Uomo dell’Origine non era soggetto.

ALCUNE PRECISAZIONI
A questo punto riteniamo necessario far presente che l’insegnamento relativo alla “caduta” deve essere considerato con estrema cautela. Dobbiamo tener conto infatti che questo evento è avvenuto all’interno di uno spazio multidimensionale e abbraccia campi di manifestazione invisibili, in genere sconosciuti agli esseri umani. Inoltre, l’uso che ne è stato fatto ha generato una grande confusione e ha finito per mantenere l’umanità in una sorta di narcosi spirituale, fondata sul senso di colpa. L’idea del peccato originale e la paura della condanna eterna sono stati (e sono ancora) metodi utilizzati e molto efficaci, tendenti a far sì che l’umanità si senta sempre dipendente da un potere di salvezza esterno.
La libertà, la liberazione dalla dimensione spazio temporale, non è un regalo, la cui responsabilità possa essere delegata ad altri, ma è una scelta che va accettata consapevolmente assumendosene personalmente la responsabilità, perché è basata sulla Forza Divina presente nell’Atomo-scintilla di Spirito, il “tizzone” ardente che vibra nel nostro cuore.
Tutto quanto esposto fin qui riguardo alla sfera di vita di origine divina che abbiamo chiamato Microcosmo, può far sorgere una serie di domande: da dove arrivano questi concetti? Quali certezze abbiamo sull’attendibilità di questi argomenti? È possibile che la nostra mente, nata e cresciuta in una dimensione limitata dallo spazio e dal tempo, possa abbracciare una realtà multidimensionale? Esiste uno spazio – apparentemente sottile ma in realtà molto ampio – tra la speculazione arbitraria e la saggezza.
È indagando in questo ambito che nasce quel fecondo turbamento che genera in molti esseri umani la netta intuizione dell’esistenza di qualcosa che non può essere dimostrato a parole o attraverso un’osservazione superficiale dei fatti. Questa intuizione può trovare, in un secondo tempo, gli strumenti adatti per individuare i frammenti del Mondo divino che sono disseminati nella nostra realtà. I Rosacroce del XVII secolo parlavano, a questo proposito, della facoltà di leggere nel Libro della Natura e anche noi, a distanza di secoli, possiamo fare appello alla stessa facoltà, ovvero all’osservazione della natura che ci circonda come terreno di apprendimento, come una scuola sempre a disposizione di una mentalità e di una sensibilità veramente aperte.
Buon proseguimento!

LECTORIUM ROSICRUCIANUM
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Da Claudia a Claudia, verso il silenzio.

La mia “sorella” Claudia Fabbri gestisce lo “Spazio Vuoto“, luogo di incontri a Trento sul tema spirituale e non solo. Il loro prossimo incontro ruotera intorno ad una riflessione su La Voce del silenzio.
Sia perchè amo moltissimo il testo omonimo della Blavatsky, sia perchè ritrovare questo silenzio è una mia esigenza sempre più chiara, vorrei farvi leggere questo estratto di Jan Van Rijckenborg che proprio stamane la Claudia mi ha spedito.

“Prima che l’orecchio possa udire, deve aver perso la sua sensibilità”, deve cioè aver raggiunto il luogo del Silenzio.

Infatti, sebbene la voce degli inviati risuoni sempre nel mondo, gli uomini non possono udirla, finchè sono assordati dai suoni della vita dialettica.

 Anche se l’Altro parla in noi, i suoni che ci circondano, e soprattutto i suoni grossolani che provengono dai sensi e dalle emozioni inferiori, sono così forti che quest’armonia, dolce e delicata, non può essere percepita dal nostro orecchio.

 Per questo il silenzio è necessario. Il cercatore dovrà raggiungere il silenzio, per poter udire il suono della Realtà.

 Inizialmente tale silenzio gli darà come una sensazione di insensibilità, a causa della grande quiete che vi regna e dell’imperturbabile tranquillità di cui l’anima diviene cosciente.

 Siamo ormai talmente assuefatti a tutti i suoni che ci circondano che, quando percepiamo il silenzio per la prima volta ed esso avvolge per un attimo l’anima, porta con sé un senso di annullamento; è come penetrare in un abisso senza più alcun appoggio e proviamo un senso di totale solitudine, di vuoto assoluto, come se tutto fosse sparito e la vita intera si fosse annientata col cessare dei suoni delle cose viventi.

 In quell’istante ci sembra che ogni cosa, compresa la vita stessa dell’anima, sia come sospesa.
E’ proprio attraverso “quel silenzio” che risuona la Voce.

Udita una volta nel silenzio, questa Voce potrà essere udita sempre, anche in tutti i rumori del mondo, poiché l’orecchio resterà per sempre sensibile alla sua armonia, e nessun suono terrestre sarà più in grado di coprire, neppure per un istante, quell’armonia che ha parlato all’anima.
Jan van Rijckenborg

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Il silenzio al quale aspiro è un luogo in cui non esistono i pensieri. Un sentire di cuore guidato non più dall’imprecisione dei sensi comuni ma fatto di Verità. Luogo in cui non coesistono più il bene e il male ma dove l’unica voce udibile è l’unica Voce possibile, la voce della Veirtà svelata.

Buone riflessioni cari amici lettori!