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Il vero senso della vita (lettera n1)

“Quando c’è troppo da vedere, quando un’immagine è troppo piena o quando le immagini sono troppe non si vede più niente. Dal troppo si passa molto presto al nulla.”

Wim Wenders spiega così il suo equilibrato sguardo di cineasta, che in questo senso collima con il senso che io dò al “giusto sguardo” che si dovrebbe volgere alle cose della vita. Per questo ho deciso di fare ordine, di essere chiara e semplice: in casa, con gli amici ed anche qui.

L’aspetto più importanti della mia esistenza è il cammino spirituale che insieme alla mia famiglia la motiva e la giustifica. Dunque oggi farò chiarezza su questo aspetto.

E’ da tempo che mi chiedo quele sia la forma migliore per orientare le persone  – a me vicine –  che mi chiedono quale esattamente sia l’insegnamento della Scuola Internazionale della Rosacroce d’Oro. Ebbene, oggi riporto per i miei curiosi amici cercatori questa
Prima Lettera (solitamente consegnata a mano nei Centri regionali oppure scaricabile in pdf dal sito www.rosacroce.info) chiamata
Il senso della vita….


CORSO DI ORIENTAMENTO
Lettera n° 1
IL VERO SENSO DELLA VITA

Alcuni versi di una nota canzone di Vasco Rossi recitano:

“Vorrei trovare un senso a questa vita, anche se questa vita un senso non ce l’ha”.

Ogni giorno sotto i nostri occhi scorre un’esistenza in cui tutto sembra conformarsi a un esasperato individualismo, a una lotta disperata – condotta sovente senza alcun rispetto per gli altri – per l’autoaffermazione, la ricchezza e il potere, mete che peraltro, una volta raggiunte, non appagano mai la sete da cui sono scaturite.

Si avverte chiaramente la mancanza di un “linguaggio universale” che sia in grado di risvegliare quell’intima verità che accomuna nel profondo tutti gli esseri umani, quel “senso intrinseco delle cose” che permette di sentirsi cellule appartenenti a un unico corpo.

Gentile lettore, chi si avvicina o si interessa a una filosofia, a una scuola di pensiero o a una religione, è in genere una persona che – svincolata da posizione sociale, età, sesso, studi, tendenza politica, razza – nutre una certa aspirazione verso un mondo ideale, decisamente diverso da quello che si presenta ai suoi occhi quotidianamente; è un essere umano che percepisce chiaramente come tutto quanto lo circonda sia regolato da forze e leggi che limitano e condizionano l’esistenza.

La Rosacroce chiama queste persone: Cercatori di Verità.

Sono coloro che convivono interiormente con il disagio di sentirsi come stranieri in questo mondo e che inseguono una visione diversa, una realtà “altra”; sono persone che hanno desideri e aspirazioni in cui la visione ideale e la realtà materiale si scontrano costantemente.

Questo attrito genera un turbamento, una sorta di inquietudine che spinge a prendere strade diverse da quelle seguite dalle grandi masse. In un certo senso si nasce cercatori, ma la piena consapevolezza della necessità della ricerca e del desiderio profondo di realizzare qualcosa di “autentico” si palesa solo a un certo momento dell’esistenza.

Allora l’inquietudine e l’insoddisfazione esistenziale diventano le inseparabili compagne di un percorso a volte difficile, che attraversa svariate fasi e può condurre sia verso le parti più oscure di questo mondo, sia verso luoghi che appaiono molto luminosi.

LA RICERCA

Innumerevoli cammini si presentano inizialmente dinanzi a chi tenta di soddisfare questa esigenza; la scienza, la religione e l’arte, per esempio, ci offrono molte apparenti risposte. Da un’attenta osservazione notiamo che la scienza ufficiale è quasi sempre chiusa nei suoi postulati, tutta dedita a investigare le peculiarità delle multiformi manifestazioni del creato, ma fondamentalmente incapace di trovare un vero nesso interiore tra di esse.
Le religioni tradizionali, dogmatiche e restrittive, non rispondono alle domande fondamentali sull’esistenza, legando gli esseri umani a pratiche abitudinarie che non portano a un’autentica consapevolezza del divino.
L’arte, dopo aver perso molto tempo fa il suo simbolismo ermetico, si evolve in modo arbitrario e sterile, sempre alla ricerca di nuove forme espressive che nulla apportano all’evoluzione della coscienza umana; un’arte così profondamente ancorata al mercato può mostrare solamente il progressivo degrado della nostra civiltà.

La ricerca può assumere poi altre forme più particolari, potremmo dire “più personali”, frutto di una scelta che si fonda su un certo grado di consapevolezza.
Per alcuni è impellente il bisogno di un ritorno alla natura e il ristabilimento di un corretto equilibrio con il creato. Per altri l’Oriente e i suoi insegnamenti sono la radice di una saggezza alla quale attingere a piene mani. Altri ancora tendono a concentrarsi sul perfezionamento del proprio corpo, cercando di esaltare talenti nascosti e facoltà addormentate, al fine di migliorare il rapporto con se stessi e con il prossimo.

Si possono percorrere le strade estreme dell’esoterismo e cercare in certe dimensioni apparentemente immateriali della terra e negli aspetti sottili del nostro essere quel “Nirvana”, quella pace che molti desiderano.
Si può osservare al microscopio la vita delle cellule oppure lanciarsi negli abissi siderali dell’universo grazie all’astrofisica.
Si può ristabilire un contatto più autentico con la religione dei nostri avi, o anche tentare di connettersi con intelligenze che crediamo “superiori” . Ognuno cerca con gli strumenti che ritiene più idonei e approfondisce la ricerca per dare una risposta all’inquietudine che lo rode.

Sebbene molte siano le strade e svariati i modi e i tempi con i quali si operano certe ricerche, tutte hanno una radice comune: sono legate a un archetipo, a un modello preciso di cui conserviamo memoria.
In ciascun essere umano questo archetipo si riveste di nomi e connotazioni diverse: libertà, armonia, bellezza, perfezione, giustizia, amore, unità… Se tuttavia si osserva, da un punto di vista più neutrale, l’anelito di tutti coloro che cercano con ardore nella vita una di queste realtà, si scopre che esse sono tutte a loro volta tenute insieme da un comune denominatore: lo Spirito.
Solo lo Spirito infatti racchiude in sé quei valori archetipi che sono in grado di innescare e alimentare una vera ricerca.

Ma cos’è realmente lo Spirito?
Esiste veramente?
Dove si trova?

LA RICERCA INTERIORE

I miti e le leggende che sono alla base di tutte le civiltà parlano, più o meno chiaramente, di un momento di rottura tra l’uomo e Dio. E questa rottura si esprime in modo particolare nel nostro stato di coscienza: la coscienza di cui dispongono gli uomini e le donne di oggi è limitata e frammentaria, non più integra; ragione e sentimento, intelletto e desiderio, in sostanza testa e cuore, hanno perso la loro unità.
Nella pratica possiamo osservare come una delle più diffuse tendenze umane sia quella di percepire e descrivere le cose partendo dagli aspetti più periferici.
Parlando di una persona, per esempio, è generalmente scontato che ci si concentri sulle sue caratteristiche esteriori e non sulla sua essenza. Questa menomazione della coscienza porta quindi a spezzare la visione della realtà, ragione per cui giudizio e critica sono tra gli elementi caratteristici del nostro vivere sociale, e va da sé che alla fine l’importante è soddisfare le proprie esigenze individuali a discapito degli altri.

Libertà, armonia, bellezza, perfezione, giustizia, amore, unità … lo Spirito insomma, dov’è?
Verso cosa dobbiamo dirigere i nostri passi?

“Di tutto il creato, l’uomo è l’unico essere duplice: mortale secondo la sua corporeità, immortale secondo la sua essenza”.

Queste parole di Ermete Trismegisto, provenienti da un passato lontanissimo ma ancora estremamente attuali, possono essere associate a ciò che stava scritto sul frontone del tempio di Delfi: “UOMO, CONOSCI TE STESSO”.

La ricerca interiore è un cammino verso la conoscenza di sé, la scoperta della nostra personale geografia interiore. Questa ricerca non avviene necessariamente sotto la bandiera di una religione o di una filosofia, ma rende evidente che il vero cambiamento, la vera trasformazione del mondo, deve partire dall’interno, da noi stessi.
Nella misura in cui questa conoscenza si amplia, la coscienza ritrova la propria integrità e acquisisce nuovamente la capacità di comprendere le leggi che regolano l’universo; le domande essenziali della vita iniziano allora a trovare risposte.

La conoscenza di noi stessi e della realtà che ci circonda diviene così riconoscimento della verità, che si intravede attraverso il velo dell’illusione dell’esistenza. Questo è il punto di partenza del cammino della Rosacroce.

Nulla può essere trasformato se prima non è stato riconosciuto. La conoscenza di sé è il sentiero che conduce alla scoperta del divino che vive in noi, il sentiero attraverso il quale si giunge alla consapevolezza cosciente di quella “verità” che regola le leggi della vita, una verità inscritta nel nostro essere più profondo.

La verità ci renderà liberi nella misura in cui la nostra coscienza si trasformerà. Sarà questa trasformazione a permettere alla Luce che vive nel nostro cuore di aprirsi un varco nel nostro essere.

Buon proseguimento!

Scuola Internazionale della Rosacroce d’Oro
LECTORIUM ROSICRUCIANUM
VIA MONTEPAOLO, 29
47013 DOVADOLA (FC)
Tel. 0543 934721
Fax 0543 934457
e-mail: info@rosacroce.info
http://www.rosacroce.info

sul perchè mi “rinnovo” a… Delfi!

Lottare contro se stessi ha poco senso. E’ molto fatico e poco sensato. Spesso però non se ne può proprio fare a meno, perchè?!
All’entrata del Tempio di Delfi, sul frontone, c’era incisa la scritta: “Conosci te stesso”. Per me questa frase ha un immenso significato esoterico. Conoscersi, perdonarsi ed accettarsi (da intendersi in questa sequenza rigorosa) è un grande lavoro interiore, il più importante della vita.

A mio parere solo l’essere genitore compete con questo impegno. A conferma di ciò, è proprio solo quando si è genitori che si ha modo di capire a fondo le problematiche avute dai propri (genitori) e le connessioni tra noi e loro. Faticare a capirli ed accettarli può voler dire faticare a comprendere ed accettare se stessi. Per me è così, dannatamente così da quando ne ho coscienza. Riconosco molti lati del mio carattere in comune a loro, li tollero però a fatica pur sapendo che sono anche miei! Perchè? Perchè è così duro imparare ad amare fino in fondo? Perchè viviamo poggiando noi stessi su piedistalli immaginari che ci innalzano sopra tutti gli altri? Perchè ci giustifichiamo inconsciamente di questo atteggiamento egocentrico?! La natura umana è votata all’autoconservazione. Come per gli animali, così è per noi. Noi però abbiamo una piccola cosa in più, il prericordo. La voce di una piccola scintilla che pulsando nel cuore ci urla dentro e dice: “questa non è casa tua, ricordi da dove vieni?!”…. E qui, insieme al famoso libero arbitrio, inizia il vero gioco liberatorio dell’uomo. La sua possibilità speciale ed “extra-animale”.

Mi spiego: IO SONO e vivo qui per essere la più presente-forte-capace-perfetta-insostituibile e bella donna del mondo. Così come ogni leonessa cerca di cacciare al meglio per soppravvivere assecondando inevitabilmente la sua natura, il suo istinto. E il brutto è che fingiamo di ignorare che la perfezione in terra è tutt’altro che da queste parti. Il tutto unito al Tutto in modo perfetto, che è il solo TUTTO è proprio altrove. Lontano ma vicino: in noi ed oltre l’illusorio velo delle apparenze. L’Uno è dove smettiamo di imporre noi stessi, dove impariamo ad amare gli altri amando per primi noi stessi. Che senso ha quindi lottare per la conquista di tutto ciò che è (tanto poi alla fine marcisce) di questo mondo?!

Non è pessimismo cari, è la realtà dei fatti. Siamo come Icaro, sbagliamo direzione credendo che la Luce che ci debba appagare e nutrire sia una flebile e pericolosa luce solare, terrena. Se potessimo sgranare per benino gli occhi capiremmo, ascoltando il nostro cuore, che esite una Luce imperitura e mille volte più accecante del Sole! Icaro così non si sarebbe sciolto le ali, perchè si sarebbe semplicemente rivolto a se stesso, alla sua Luce impersonale dentro di sè.

Un’immagine che mi porto nel cuore per ricordarmi della mia natura duale è uno Schiavo (o Prigione) di Michelangelo. Per la precisione questa:

L’uomo è così. Imprigionato in un corpo perituro e corrotto. Vive in un mondo perituro e corrotto. E’ così da millenni. Ma è anche da centinaia di secoli che l’uomo ha intuito la sua vera natura. La sua dualità intrinseca. Lo ha potuto scoprire per intuizione, tramite l’osservazione dell’universo (micro/macrocosmo), con la meditazione, con lo studio, aprendo il suo cuore…. lo ha potuto capire in mille modi, consci o meno.
Vorrei arrivare brevemente al punto: se siamo duali, e che siamo terreni lo abbiamo appurato ammalandoci e uccidendoci a vicenda, perchè non riconosciamo anche che abbiamo una metà divina, non mortale. Vorrei dare spazio, ossigeno e libertà a questa mia parte divina. Non per l’immortalità della mia personalità (ah ah ah!, sarebbe come creddere che gli alchimisti fabbricano l’oro, il metallo) ma per poter IN VITA liberare la mia Anima e sposare con lo Spirito. Presente?! Si, questo è il significato delle Nozze Regali. Questo è fare l’oro. Questo è aver un abito di luce.

Se penso all’abito di luce non posso fare a meno di canticchiare questa canzone dei Radiohead: There there dove Tom Yorke indossa un cappotto luminoso e calza nuovi stivali sotto lo sguardo torvo di brutti corvi neri…. Chiaro, no?! 😉 E poi cosa fa? Scappa ed è inseguito dal volo perfido dei corvacci (figurati se il mondo ti lascia evadere, ricordate Truman, poverino dentro al suo-nostro show!)…che finiscono per ighiottirlo costriggendolo a trasformarsi in un albero del tetro bosco nero dal quale stava scappando. Viene imprigionato dalla natura, come la maggior parte di noi.
A conferma quest’intuizione ecco il ritornello della canzone: “Il paradiso ti ha mandato da me….noi siamo incidenti in attesa di verificarsi”.
Ci penso sù… magari ci sarà un seguito… ho troppo altro da dire su questi versi….. e il tempo stringe! 🙂

Ora devo scappare, stendere i panni e preparmarmi per il mio rinnovamento, direzione Tempio di Delfi (magari…).

Ciao a tutti e ricordatevi di guardare in sù! Come il Giovanni (San) di Leonardo.