Archivi tag: dualità

Colomba VS Cornacchia

Oggi, finalmente, mi ritrovo col tempo di scrivere, a letto di fianco alla mia Diana leggermente febbricitante.
Scrivo su di una evidente messa in scena di una morte esemplare.

Che il mio punto di vista su questa faccenda sia quello gnostico è indiscutibile. Che io abbia una visione sempre duale e ben delineata tra le mie pieghe cerebrali è il nocciolo della mia serenità interiore.
Più che altro questa certezza me la dà il mio cuore!

 A me basta sapere che quello in cui credo sia vero per me, e la contrapposizione del bene e del male in terra è la base delle mie convinzioni.

L’altro giorno sorseggiando lentamente un caffé macchiato al bar Gambrinus mi son detta “ooooh! Oggi mi prendo il tempo di leggere il giornale!”. Mai cosa fu migliore di quella decisione presa lì per lì!
Un po’ amareggiata dalle notizie sconvolgenti della nostra politica (quella italiana, non certo svizzera), mi son scontrata con questa foto:
preda e predatore
Urca! Che evidenza!!! Curiosissima mi son letta l’articolo, superficiale: parlava di ornitologia e insisteva sull’introduzione del gabbiano a Roma città negli anni ’60 e di come il gabbiano sia in competizione con la cornacchia nella conquista del ruolo di predatore del cielo capitolino.

Ok, ci sta che non si debba sempre scrivere di filosofia o di un messaggio gnostico celato. Tanto più che parlare di Gnosi in questa occasione in cui primeggia la disavventura di un Papa con i suoi messaggi di pace sarebbe un po’ contraddittorio. Mi riferisco al fatto che fu proprio la chiesa con il suo Papa Innocenzo III a decretare la poco pacifica fine “ad encausto” dei miei poveri antenati spirituali: gli eremiti catari della Francia del Sud (vedi Catarismo). Ma si sa, anche in questa questione – che vorrei fosse chiara per tutti – vinse il potere e la forza distruttrice delle forze del mondo. A scapito di un messaggio liberatore e salvifico, di vera pace – di vero Amore.

 Non aggiungo altro sulle scelte della Chiesa, oggi vi illustro come una colomba é morta per spiegarci la vita in terra.

 In natura tutto avviene per neccessità. Tutelare la vita è un imput comune.

Nel mondo animale, ad esempio, esistono due ordini quello dei predatori e quello delle prede in cui il predatore non caccia per diletto ma per sopravvivenza. Esite di conseguenza una selezione naturale che permette al piu’ forte e bello di avere la meglio sul debole e brutto. Perfino le femmine sanno questo e nella fase dei corteggimaneti non hanno dubbi: scelgono sempre il più sgamato, forte ed addobbato.

Sulla terra esiste una continua e perpetua contrapposizione del bene e del male e dal momento della caduta, oltre alla lotta per la sopravvivenza, all’umanità intera è concesso anche una via di fuga verticale, diversa ed opposto alla solita dinamica orizzontale terrestre. Dai qui la simbologia della croce, un asse verticale ed una orzzontale; il simbolo del loto, della rosa, della scala ecc. La verticalità è la nostra strategià per uscirne fuori, per emanciparci dal comune destino mortale.
Il_settimo_sigillo

Esistono la luce e il buio, il bianco e il nero… esiste per questo anche il gioco degli scacchi e ci fu anche Ingmar Bergman, regista de Il settimo sigillo (1957). Film che amo ma che non oso più rivedere per la sua enorme forza. Consiglio a tutti di vedere la famosa scena della Morte che gioca a scacchi col protagonista, il cavaliere crociato. Momento topico che viene accentuato e metaforizzato dal continuo rumore di sottofondo provocato dalle onde del mare, mare che persiste imperterrito col suo movimento di onde risucchianti. La morte arriva ed ovviamente gioca con le pedine nere…. e dice: “E’ già da molto che ti cammino affianco“….

Sento che nulla avviene per caso e alla casualità affido pochissimi eventi.

Questa colomba è stata prescelta dal destino per rappresentare tanti significati. Perfino la cornacchia assassina col suo comprare gabbiano hanno assunto ruoli diversi a seconda di quante sono le coppie di occhi che hanno assistito al delitto. Predatori assassini, giustizieri di chi augura pace con troppe contraddizioni in corpo, bestie crudeli che agiscono di istinto ecc.

A me è dispiaciuto per la delicata colombina, mi dispiace per il gabbiano rimasto a bocca asciutta e per la cornacchia ora mal vista da tutti. A proposito ascoltate Il Corvo Joe dei Baustelle. Canzone meravigliosa e perfetta per questa occasione cosi densa di significati. La doppia valenza del povero corvo mal voluto, tutto solo nel parco giochi è cosi’ reale che mi fa piangere!!! Ascoltatela vi prego! e cercate di dare il giusto valore alle parole finali che questo corvo ci lascia: “Ma vi perdono – Perché in fondo portate nel cuore – Sangue che è destinato a seccare – Vivete un morire“. Soccia che roba!
Comunque sia grido all’inevitabilità del corso della vita! Evidente e inesorabile si bilancia sempre nel suo gioco tra sopravvivenza e morte, tra gioia e dolore, tra schiavitù e potere, tra povertà e ricchezza, tra buoni e cattivi.
Come in una spirale tutto diviene ciclico, tutto ritorna e tutto genera karma. Ad ogni gesto ne corrisponde uno contrario, tutto scorre e cambia ma poi ritorna per manifestarsi ancora e ancora.

Chiediamoci se esite un buono. Chi sia il cattivo. Se esiste davvero il vero bene in terra.

La conclusione che vi trasmetto a cuore aperto è che quaggiù, in terra e non nei cieli, non esite un vero bene, ma piuttosto un bene illussorio camuffato da bene morale che gioca a braccio di ferro con un male che gli somiglia tanto da fondersi in un unica cosa melmosa.

L’uomo è come un pittore costretto ad usare solo il bianco e il nero; alla fine del corso della sua vita (la fine dei tempi che stiamo vivendo) si ritrova con la tavolozza talmente pasticciata da non poter usare altro che un grigio putrido. Un grigio indeciso che non sta nè di qua nè di là. Un grigio del quale si potrebbe dire essere “tiepido”. Come gli armadietti grigi metallici degli spogliatoi, fatti apposta per essere neutri, adatti e giusti per chiunque. Bleah!

Che nessuno di noi si possa definire un “tiepiedo”.

Diviene tiepido colui che non ascolta il proprio cuore.
Tiepido è colui che diviene sordo e cieco alle occasioni che la vita gli porge.
Tiepido, e stolto, è colui che vive senza imparare dal proprio vissuto.
Tiepido è chi non osa scegliere, chi non osa cambiare pur sentendo che dovrebbe.


Tiepidamente vive chi non osa superare il proprio destino!


“15
Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! 

16Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca. 
17Tu dici: Sono ricco, mi sono arricchito, non ho bisogno di nulla. Ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo. 
18Ti consiglio di comperare da me oro purificato dal fuoco per diventare ricco, e abiti bianchi per vestirti e perché non appaia la tua vergognosa nudità, e collirio per ungerti gli occhi e recuperare la vista.”
(Apocalisse di Giovanni 3, 15-18)

Evviva il corvo e la colomba! Che evidenza!
Ringrazio quel fotografo e il buon Dio che mi hanno dato l’occasione per distaccarmi da questo eterno e noioso pin pong a due colori!

Specchio riflesso, buttati nel cesso!

Questa filastrocca ha caratterizzato la mia infanzia, quella stupidina e ludica. La si cantava per canzonare un’amichetta antipatica o il compagno troppo dispettoso.

Oggi un’intuizione me ne ha svelato il piu’ profondo significato, anzi: i suoi molteplici e profondissimi significati!
A chi mi conosce o a chi possiede uno spirito intuitivo modesto la mia direzione apparirà evidente, a tutti gli altri dedico questa libera interpretazione forse non troppo strampalata.
Donando loro questo post colgo l’occasione di spolverare in me stessa il concetto semplice per il quale dentro di noi c’è un Altro, da coltivare e liberare perché divino e non illusorio.

Il concetto chiave è semplicissimo. In noi vi è una piccola parte divina che si cela dietro mille nomi secolari: granello di senape, rosa del cuore, scintilla divina ecc.
E’ presente in noi umani dal momento in cui cadendo, tanto tempo fa da un posto chiamato Paradiso, ci siamo emancipati dal Padre di tutto. Allontanandoci in modo vertiginoso da tutto quel che era, è e sarà per sempre perfetto. Gettandoci a capofitto in una dimensione illusoria e peritura. Mortale.

Ricordiamoci che Gesu’ alla domanda “Com’è il Regno dei Cieli?” (Vangelo di Tommaso, 20) risponde: “È come un seme di senape, il più piccolo dei semi, ma quando cade sul terreno coltivato produce una grande pianta e diventa un riparo per gli uccelli del cielo.” Ecco, noi possediamo questo granellino e anche le sue potenzialità; noi siamo sia pianta che granello!

Grazie alle potenti forze rinnovatrici di Acquario, finita l’era dei Pesci e dopo millenarie sperimentazioni, noi uomini contemporanei ci sentiamo invasi da un malessere misterioso. Un forte disagio di natura ancestrale. E’ un malessere del cuore si,  ma non solo. In difficoltà c’è anche l’intelletto (impoverito e degenerato) che sente di non poter piu’ comprendere e la sua tendenza dominatrice risulta impotente nel tentativo di snocciolare la questione.

Perché sentiamo solo ora questo disagio?
Il merito di questo smottamento esistenziale è da attribuire all’impulso indagatore di Acquario, vi cito questo chiarissimo articolo Nel segno dell’Acquario:
“Con l’inizio dell’Era dell’Acquario, un grande periodo di liberazione ha avuto nuovamente inizio. Attraverso queste nuove forze irradianti, la razza umana è resa partecipe di tante nuove opportunità per raccogliere esperienze e conoscenza. Alla luce di questo, l’essere umano dovrebbe ora divenire cosciente del suo vero scopo. Tutti sono chiamati a fare ritorno al Campo di Vita Originale Divino, che è fuori dal tempo e dallo spazio. Questo è il fine dell’irradiamento delle forze dell’Acquario nel mondo.” (…) ” Queste forze irradianti particolari potenziano l’influsso del segno. Quello dell’Acquario è associato al pianeta Urano. Urano ha una corrispondenza speciale con il cuore. Insegna a pensare con il cuore in modo da riconoscere le nuove opportunità di quest’era.  Aiuta ad attraversare i confini e quindi porta al proprio vero destino.”
acquario
Il percorso liberatore non ha senso se non si accetta la nostra dualità, non ha senso nemmeno leggere queste parole se non si sente dentro di noi un richiamo impellente!
Con la caduta nasce l’Io perituro ed arrogante, sparisce il NOI che è Luce e Amore. Vi lascio ad una riflessione esistenziale non banale:

Noi eravamo Luce.
Noi siamo caduti.
Io son qui in Terra per esperire.
Io esperendo maturo il microcosmo che ospito.
Io, attraverso molteplici vite, mi riconosco come essere incompleto.
Io, a maturazione avvenuta, sono pronta per percorrere la strada verso Casa.
Noi, ci riconosciamo come parte del Tutto e tutti ci appaiono come fratelli.
Noi, grazie alle forze rinnovatrici e ad una grande Fede, possiamo unirci nuovamente alla Luce.
Noi a casa, che gioia!

In altre parole:
Esiste una vita in consonanza con il vero Essere dell’uomo, e consiste nello sviluppo delle sue inclinazioni spirituali più intime e profonde. Ciò che è “Spirituale” non riguarda una facoltà intellettuale, non sono “spirituali” le forme e le fantasmagorie del nostro pensiero, né gli slanci del misticismo. Quando parliamo di “spirituale” ci riferiamo a “linee di forza” creative e indistruttibili, portatrici di informazioni, forza, coscienza e che rappresentano la causa ultima di tutto ciò che è. L’essenza più intima dell’essere umano è una tale “linea di forza creativa”, ma questa reale essenza è in noi attualmente latente. Attraverso di essa ogni uomo è potenzialmente unito interiormente alle strutture analoghe degli altri esseri umani e al mondo divino.” (da Insegnamento, articolo dal sito del lectoriumrosicrucianum.it)
Dunque, ripeto: “Specchio -riflesso: buttati nel cesso!”

Amo giocare con le parole ed esprimere concetti seri con frasi ad effetto. Chi mi legge mi parla spesso di questa mia capacità coinvolgente…

Dunque specchiamoci, riconosciamoci a fondo e gettiamo tutto quello che è in surplus, che non ci appartiene e che ci lega a questa dimensione di illusione.
Diciamo a noi stessi questa frase, diciamola al nostro Io che è effimero e che ci distrae dal compito speciale che Dio ci ha donato!

Ora è il tempo giusto per agire!
Coraggio!