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“Dà fuoco al fuoco / acqua all’acqua / e ciò ti basti”

Come promesso eccovi il testo presentato durante l’happening
“Dà fuoco al fuoco / acqua all’acqua / e ciò ti basti”
Durante la giornata trascorsa dentro il Palazzo Ducale in occasione di Geode (qui una recensione con foto), mostra/evento di Laura Santamaria, ho potuto rivedere Laura, Jerko e Vanja amici di Brera e persone legate a bellissimi momenti di libertà!
Alla Sala della Dogana hanno fatto capolino anche due cari amici, Alessandra e Alejandro, salutandoli e ringraziandoli ringrazio anche Marcello che ha posticipato il suo pranzo per aiutarmi al volo! Grazie amici, grazie per aver condiviso questo bel pomeriggio!
Grazie soprattutto a Laura per aver pensato a me al momento giusto, per la sua bellissima installazione e per aver creato una giornata così intensa e rara. Ecco i suoi lavori:

Hipnero, installazione site specific

Laura al lavoro con pigmenti e minerali polverizzati….

Senza titolo, gesso e piombo 90×90 cm

Alfin (Alfin t’ho scorto), videoclip + installazione con piante ed infuso di elleboro.

Grazie a Jerko che è stato un ottimo compagno di viaggio: paziente, calmo e dai nervi saldi anche sul manto ghiacciato! Ringrazio Rudy per la sua generosità e per la sua entrata usb perfetta ospitante della mini-chiavetta di Jerko: ottima musica Jerk! ;)Unica pecca della giornata: l’aver trascorso 7 ore sotto terra senza vedere il porto di Genova, che adoro.

Ve le ricordate le foto meravigliose di Jerko?!
Eccovi, per chi se lo era perso, il post aggiornato 
(I momenti di Jerko Macura) a lui dedicato, tra l’altro è uno dei post più letti! 🙂

Vi lascio alla lettura, vi ringrazio in anticipo per la pazienza… il testo è lunghino… 😉 ma pieno di speranza! 😉

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L’ARTISTA TESSITORE

Per capire l’alchimia è necessario tuffarsi interamente nella moltitudine delle sue immagini. Se riuscissimo a superare le contraddizioni apparenti, se non usassimo l’intelletto per carpirne i segreti e se, sopratutto, applicassimo su noi stessi quel che intuiamo con il cuore… allora troveremmo le chiavi giuste per aprire le stanze delle nozze d’oro. Improvvisamente riceveremmo un prezioso regalo: gli esseri umani, il cosmo, l’universo – e tutto ciò che vi si trova – costituiscono un tutto vivente sulla base delle leggi comuni e dell’interdipendenza.

Occorre imparare ad orientarsi verso l’essenziale, oltre la forma esteriore o la composizione materiale. Osservare come tutto si compie su tutti i piani dell’esistenza secondo il principio ermetico “Cio che è in basso è come ciò che è in alto“.

La Genesi, lo sviluppo del Cosmo e lo sviluppo dell’essere umano non possono essere separati; macro e microcosmo: scopriamo di essere parti della creazione divina.
Un punto di vista non banale rafforzato fin dai tempi antichi, greci ad esempio, in cui il processo cosmogonico assume l’aspetto di una genealogia in cui Oceano (un fiume possente entro uno spazio ancora amorfo, vivo e dal principio maschile) e Teti (una massa d’acqua anch’essa animata e dotata di una natura femminile) figliano innumerevoli discendeti.

Parlare di Genesi è dar voce all’idea del creare, l’artista dunque è qui invitato a considerarsi possibile creatore, certa parte divina.

Cosa può dunque fare un uomo-artista per operare in armonia con il Tutto e come potrebbe esprimersi nel migliore dei modi? Percorrendo la strada indicata dal suo cuore! Agendo con coscienza e consapevolezza non può fare altro che esprimersi al meglio, la sua vita sarà lo specchio della sua arte e viceversa.

Potrà indugiare sui particolari, ampliare lo sguardo, essere superficiale, essere pittore, scultore, fotografo, scrittore, cineasta, poeta… ma potrà esserlo in modo giusto solo se saprà accordarsi con le parole segrete della Natura. Se saprà riconoscere la voce delle stelle fuori e dentro di se.

Come contributo per questa giornata parlerò del fuoco e dell’acqua alchemici perchè da qui tutto nasce. Per farlo prenderò ispirazione da un articolo della rivista Pentagramma (numero 2 del 2009; edizione Lectorium Rosicrucianum).

La rivista non ha l’abitudine di pubblicare i nomi degli autori, ringrazio dunque chi mi ha permesso di usare liberamente parte di questo testo a me molto affine.

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L’ACQUA CHE LIBERA

L’essere autoreferenziale ormai, come blogger, mi viene spontaneo. Mi auguro che questa scelta possa essere non fraintesa, anzi, spero che sia motivo di maggior coinvolgimento da parte di voi tutti.

Il parlare di esperienza vissute rende tutto più concreto e possibile, cosa auspicabile visto il tema realmente ermetico e sconosciuto.

Mi interessano poche cose ormai e non sono molto diplomatica nelle relazioni in genere ma una cosa posso dire: di avere delle doti intuitive. Mi riferisco al linguaggio dell’alchimia, al suo messaggio udibile solo dalle orecchie ben attente. Siccome questo è un messaggio di liberazione che vale per tutti è a tutti che dedico questo scritto. Lo faccio con la positività che solo la consapevolezza di prospettive migliori può darmi.

Il periodo da “fine dei tempi” è iniziato ed è pesante, la mia prospettiva è però felice perchè provo una fiducia sincera verso questo punto di vista millenario: conoscendo e liberando noi stessi salviamo il mondo e l’umanità.

Cercando di recuperare un antico compito dell’arte, mi piacerebbe infondere tra di noi un sentimento di curiosità e di apertura verso l’eterna musa che l’arte nei millenni ha ispirato: la Natura e le sue silenziose parole.

Sono una persona amante della natura e la rispetto nel migliore dei modi, cerco di non violentarla. Alle mie bimbe insegno che tutto è manifestazione del Creatore e che tutto avviene per un disegno preciso e divinamente giusto. Parlerò di alchimia perchè mi è affine e perchè questo senso di corrispondenza ed unione con il Macrocosmo si possa infondere profondamente nei nostri cuori maltrattati dagli eventi da cambio di era. Il passaggio all’acqua che ci chiede Laura è per me quasi ovvio: dai Pesci all’Acquario… ecco la nuova era che tutto trasforma, nel bene e nel male. Con delicatezza ed irruenza, come solo l’acqua sa fare, appunto. I fatti novembrini di Genova sono drammatici, la Natura ci parla e con urgenza dobbiamo imparare a comprenderla.

L’uomo è stato definito il dominatore del mondo, in realtà – sotto piu’ aspetti – è proprio dalle forze del mondo che esso è dominato. I campi sottili che ci circondano sono sporchi e con frequenze basse quanto lo stato delle coscienza di chi ha il mondo tra le mani. Tralasciando tutto ciò che si allontana dal mio ragionamento, aggiungo solo che se avete a cuore questo pianeta e i suoi abitanti è meglio lasciare da parte la ribellione fine a se stessa. Nel futuro prossimo (i tempi stringono, dicono) la comunicazione (e dunque anche l’arte) dovrà fondarsi sullo scambio pragmatico di esperienze edificate sul vero progresso interiore. Concetto lontanissimo da noi proprio per cause naturali. Mi spiego. In natura il progresso dà il ritmo alla vita, la sua ciclicità non degenera, è un armonico ciclo di sviluppo che porta tutto alla perfezione del suo massimo compimento. La nostra società, invece, manifesta da sempre una fase di progresso alternata da una di declino, dunque all’uomo non può appartenere un vero progresso. Dal progresso l’uomo ha solamento ottenuto eccessi con i quali ha abusato di ciò che la Natura ci ha regalato. Purtroppo all’uomo mancherà sempre qualcosa che lo completi. Anche nella sua maturità non conoscerà mai con certezza il suo posto nel mondo, non si conoscerà mai a fondo, non saprà quale sia la sua vera Patria. Il suo cuore cercherà una risposta a queste domande fin sul punto di morte. E’ soltanto permettendo alla nostra parte divina di manifestarsi che accederemo all’essenza del progresso, alla vera crescita-creazione.

Una tangente reale per liberarsi è il percorrere la Via che tutte le Sacre Scritture – nelle loro fasi d’origine – ci svelano: praticare attivamente la conoscenza di se. Questa Via non è istintiva, è contro (la) natura (caduta); va imparata e coltivata con determinazione. Da sempre ha un accesso stretto, ma è reale per tutti noi ed ha avuto molti nomi: l’Unica Via, la Via Regale, la Via delle Rose, la via del Tao (Taoismo). Molte metafore l’hanno descritta: il cammino verso la Montagna (Sufismo, Cristianesimo), per Dante si percorre discendendo nel proprio Inferno ecc.

In alchimia si dice che il neofita imparerà a tessere il proprio abito di luce, la Nuova Anima. Il creare è dunque intrinseco in questo cammino che distrugge il vecchio per far posto al nuovo. Le proprie tenebre sub-conscie, grazie ad un lavoro liberatore su se stessi, si evolveranno in atteggiamenti sempre più manifesti e l’essere intero imparerà a donare un Amore impersonale a tutto e a tutti. Il processo di liberazione è dunque la costruzione della Nuova Anima, è il processo per ottenere l’Oro alchemico, l’Immortalità.

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IL FUOCO E L’ACQUA ALCHEMICI

(estratto dalla rivista trimestrale Pentagramma, n°2 anno 2009)

Secondo l’insegnamento universale, fin dai tempi più remoti, l’alchimia veniva praticata attivamente come una scienza e come un’arte: la scienza della trasformazione e della liberazione. Tutto l’impegno dei cercatori alchimisti – arabi e occidentali – del Medio Evo per ritrovare e ricostruire la chiave di queste scienze perdute, comportava soprattutto dei processi interiori. Si sono conservati fino a noi alcuni scritti che sono splendide testimonianze.

L’alchimia, nel corso dei tempi, non ebbe più la possibilità di svilupparsi sotto forma di scienza riconosciuta della trasmutazione o della trasfigurazione. Ne derivò che questa scienza interiore di purificazione e di trasmutazione dall’inferiore al superiore sfociò – spontaneamente e naturalmente – nella chimica, nella scienza della distillazione o scomposizione delle materie naturali, perdendo così ogni possibilità di aprire agli esseri umani la Via Regale della trasfigurazione.

Le scienze originali, di cui fa parte l’alchimia, diventano di nuovo accessibili quando ne scopriamo il fondamento spirituale, cioè una vivificazione assolutamente nuova, in armonia con l’universo: un atteggiamento volto alla continua ricerca del bene di tutti, quindi senza danni al prossimo e al pianeta. Raggiunto il punto più basso del materialismo, si annuncia attualmente un totale rivolgimento del nostro modo di vivere, dall’esteriore verso l’interiore, e diventerà senza dubbio possibile comprendere diversamente l’antico linguaggio alchemico.

LA CREAZIONE CON IL FUOCO E CON L’ACQUA

Qui si fondono religione e alchimia. Le religioni monoteiste, quelle che contano il maggior numero di seguaci oggi nel mondo, si basano sul principio che Dio, l’Unico ed Eterno, creò il cielo, la terra, l’essere umano e tutte le altre creature. Nel racconto biblico della creazione (Genesi), si parla delle acque primordiali su cui aleggiava lo spirito di Dio. Poi, dopo l’apparizione della luce e la successiva separazione dalle tenebre, comparve il mondo, diviso tra cielo e terra. In seguito, fu creato l’uomo a immagine di Dio, uomo e donna in un unico essere. Questo racconto della creazione rappresenta un’idea fondamentale molto importante, comprensibile soltanto in modo astratto. Dio, l’Uno, si manifesta perché pensa se stesso, perché forma un’immagine di se stesso; in seguito, dall’Uno appare immediatamente il due: il Dio nascosto e la sua manifestazione divina, il creatore e il creato, l’attivo e il passivo.

Questi, nell’alchimia, sono i principi simbolici del
fuoco (lo Spirito) e dell’acqua (la materia). Questi due elementi, provenienti da Dio, non sono distinti da Dio. Così, Egli racchiude in se stesso i principi contrari: maschile e femminile, creatore e ricettore, fuoco e acqua.

Soltanto nella seconda parte della creazione (secondo capitolo di Genesi) avviene la separazione tra uomo e donna, la separazione della donna dalla costola dell’uomo. Questa separazione produce la loro caduta ed essi sono cacciati dal paradiso. Per gli Gnostici, questo rappresenta la caduta dell’essere umano nelle tenebre.

Il serpente avrebbe suggerito a Eva di mangiare il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male: perciò, la nostra mente è stata educata, da secoli, a considerare questo comportamento moralmente errato. Invece, al contrario, potremmo considerare questo episodio come indicativo della nostra incompletezza, della nostra mancanza di unità e di perfezione, stato verso il quale possediamo un profondo anelito. È anche possibile un’interpretazione scevra da riflessioni morali. Gli esseri umani, in quanto immagine riflessa di Dio, devono attraversare una nuova fase evolutiva: passati dall’unità alla dualità, possono ottenere la comprensione e, in modo cosciente e consapevole, ritornare all’unità. Ecco l’alchimia.

Molte rappresentazioni e racconti narrano di uomo e donna e delle diverse fasi della loro ri-unione. L’alchimia allude a ciò usando i simboli dell’acqua e del fuoco, del mercurio e dello zolfo, del sole e della luna. I saggi del Medio Evo e dell’antichità erano universalisti e conoscevano numerose discipline. Le grandiose intuizioni che consentirono di aprire nuove vie furono appannaggio di scienziati in grado di fare ricerche, secondo il linguaggio moderno, sulla natura e sulla spiritualità: a volte astronomi, altre matematici, (al)chimici o filosofi. La scarna conoscenza accademica della natura non esisteva ancora: tutto veniva osservato e studiato come appartenente al tutto.

Chi esplorava la profondità della natura traeva anche conoscenze sulla propria anima. Chi vedeva la coerenza tra l’essere umano e la natura percepiva anche come si può trascendere la materia.

Oggi, si tende a disprezzare le visioni oscure del Medio Evo e a ritenere il pensiero moderno più libero e più autonomo; manca, però, la visione globale degli eruditi di quell’epoca. Le conoscenze attuali rappresentano la somma di numerosi elementi tra loro scollegati.

Nell’alchimia, come nelle dottrine gnostiche e nella filosofia ermetica, la comprensione è considerata in maniera completamente diversa: si tratta di un pensiero intuitivo, collegato con l’universalità, con la coscienza dell’anima divina. In tutti i suoi aspetti, tale conoscenza proviene dalla vita interiore vivente e vibrante che – quando è attivata – manifesta i suoi effetti sull’essere umano.

Molte idee religiose e filosofiche sono oggi obsolete, ne troviamo alcune tracce negli antichi codici; però, chi accetta il rischio di aprire i propri pensieri alla comprensione universale può godere di questa ricca eredità di manoscritti. Si tratta di una conoscenza antica e atemporale, presente in tutte le forme dei diversi linguaggi: per esempio, nel linguaggio religioso, filosofico e alchemico. Con il termine comprensione universale si intende la possibilità di tradurre le idee alchemiche nel linguaggio della filosofia ermetica o in quello religioso e viceversa.

Se traduciamo il racconto biblico della creazione nel linguaggio alchemico, otteniamo più o meno la seguente immagine: la materia prima, la sostanza primordiale costituente l’universo, è un tutto: un cerchio, il caos indistinto, la possibilità indifferenziata. Il Tutto è anche rappresentato dall’uovo perché contiene la possibilità di uno sviluppo e di una manifestazione. Dorme nelle profondità di ogni essere e si dispiega… nelle forme caotiche presenti nello spazio e nel tempo di questo mondo. La materia prima è il principio ricettore, l’acqua – resa vitale dal fuoco spirituale divino – prende forma e si stabilizza. Da qui il simbolo del cerchio con un punto al centro, il Sole, l’Oro. È l’acqua misteriosa, l’acqua viva – o acqua eterna – corrispondente al mercurio alchemico. Per questo si chiama anche acqua mercuriale. Il simbolo precedente è dunque la rappresentazione dell’inizio e della fine delle trasformazioni alchemiche.

Nel XVII secolo, Robert Fludd – alchimista vicino agli ambienti rosacrociani (1574 – 1637) – dichiarò: «Tutto ciò che è velato si vuole manifestare e l’apparizione incomincia con un punto luminoso. Prima che questo punto luminoso sorga e appaia, l’infinito (l’ein-sof dei cabalisti) è completamente nascosto e non emana alcuna luce

Quando Dio disse: «Sia la luce!» (Gen 1:3), lo spirito, il fuoco, infiammò l’acqua primordiale. L’acqua infiammata è spirito o acqua di luce. Allora appaiono le forme originali, da cui l’universo viene formato.

IL MERCURIO E LO ZOLFO NELL’ORDINE DEL DUALISMO

Quando dalla materia prima apparve una forma differenziata, infiammata dal fuoco, si innescò in questa natura il dualismo degli elementi fuoco e acqua, cioè maschile e femminile. Il cerchio ancora indifferenziato, il caos ricettore – passivo, formativo, femminile – si collega all’organizzazione vivente del cosmo attraverso il principio creatore – attivo, impulsivo, maschile – rappresentato dal punto nel cerchio.

Grazie all’azione del fuoco sull’acqua primordiale, apparve l’essere umano a immagine di Dio, un microcosmo dove il maschile e il femminile sono ancora uniti. Questi due principi si manifestarono separatamente soltanto dopo la caduta e ciò si può constatare nel mondo in cui viviamo. Per indicare la differenza tra il mercurio infiammato originariamente e il mercurio inferiore del nostro piano di vita, l’alchimia impiega due simboli: Questo simbolo del mercurio – molto noto – è costituito, dal basso verso alto, dalla croce dei quattro elementi, +, seguita dal cerchio sovrastato dalla mezzaluna crescente. Però, esiste anche un simbolo del mercurio in cui, al posto della luna, si trovano le corna dell’ariete; infatti, questo animale è un simbolo millenario della forza del fuoco, maschile, attiva e impulsiva. In questo simbolo, l’alchimista vede la forza del fuoco e dell’acqua originali della manifestazione primordiale divina. La mezzaluna crescente simboleggia il mercurio dopo la separazione, dunque il mercurio nel dualismo cosmico. La luna di questo simbolo è quella che riceve e riflette la luce del sole. Così, essa dirige la vita terrestre e viene assimilata all’acqua d’argento, al mercurio; invece, il sole all’oro fiammeggiante. Nel misticismo, la luna è la beneamata del sole e – analogamente – l’anima umana può essere lo specchio puro dello Spirito, fino a quando non sarà possibile la loro unione.
L’elevazione dell’anima fino a Dio, la trasmutazione alchemica del vile metallo in oro purissimo, può avvenire solo quando l’acqua ricettiva e il sole vitalizzante siano divenuti puri. L’alchimista deve essere maestro dell’acqua e del fuoco, del mercurio e dello zolfo, per far agire tali elementi nella giusta proporzione. Qui sotto è rappresentato il simbolo dello zolfo, il fuoco. Il segno dello zolfo, nell’ordine della dualità, è composto dalla croce dei quattro elementi + su cui è collocato il segno del fuoco , il triangolo orientato verso l’alto. Lo zolfo puro della manifestazione originale divina, per l’alchimista, è però simboleggiato dalle corna dell’ariete. Questo zolfo superiore è lo zolfo spirituale, detto anche zolfo non infiammabile.

ACQUA GHIACCIATA E ACQUA CORRENTE

L’alchimia si basa sull’idea, condivisa dai più grandi insegnamenti religiosi, che la doppia unità non sia più quella originaria. L’alchimista non si interessa al motivo per cui ciò sia avvenuto; egli percorre la via che – dal dualismo – conduce all’unità, all’unione dei contrari. Per esprimere quale di questi principi, nel dualismo, è sempre dominante, gli alchimisti distinguono due stati: l’acqua ghiacciata e l’acqua corrente.

L’acqua corrente simboleggia il dominio della luna, l’effimero e il divenire, dunque il mercurio inferiore. La natura in cui viviamo si spiega attraverso l’attività dell’acqua corrente: le forze lunari che ci influenzano. Nella trasmutazione alchemica, queste forze sono utilizzate nel processo della dissoluzione (solve), seguito dalla ricostituzione (coagula). Nelle parole di Jacob Bohme quest’ultimo fenomeno è paragonabile all’inverno, allorché un freddo intenso trasforma l’acqua in ghiaccio. Sotto questo aspetto, gli alchimisti parlano del fuoco gelido oppure del freddo ardente. Quando agisce una sola di queste forze, appare una frattura, un cambiamento: per esempio, una dissoluzione o una ossificazione.

IL TRIONFO DELLA NATURA SULLA NATURA

Solo quando queste due forze si riuniscono, l’essere umano ridiventa un’immagine di Dio. Nel linguaggio religioso, troviamo questa formula nel Vangelo di Tomaso (logion 22 e 11): Gesù disse loro: «Quando farete dei due uno, e quando farete l’interno come l’esterno e l’esterno come l’interno, e il sopra come il sotto, e quando farete di uomo e donna una cosa sola, così che l’uomo non sia uomo e la donna non sia donna […] allora entrerete nel Regno.» (logion 22) Gesù disse: «Questo cielo scomparirà, e quello sopra pure scomparirà […] Un giorno eravate uno, e diventaste due. Ma quando diventerete due, cosa farete?».

L’alchimia dà esattamente la stessa definizione della trasformazione della natura. La formula secondo cui la natura gode della natura; la natura trionfa sulla natura; la natura domina la natura viene attribuita a Ostanes.
La natura gode della natura è lo stato in cui la forza cieca del mercurio spinge l’essere umano ad assecondare i propri istinti e i propri desideri, dunque la materia lo domina. Questo è comprensibile, se si pensa che il mercurio non stabilizzato, senza il centro, agisce nella natura inferiore come un impulso cieco, sotto forma di sete ardente, di desiderio, di fame o di edonismo cieco. L’espressione secondo cui la natura trionfa sulla natura significa che non c’è alcuna divinità superiore in grado di abilitare l’evoluzione e la trasformazione dell’essere naturale; tutto il necessario per unire i contrari è nascosto nella sua stessa natura. Secondo le regole dell’Arte, c’è un vero cambiamento quando il piombo della natura mortale diventa l’oro dello spirito. Quando si raggiunge tale terzo stato, la natura domina la natura e il cerchio acquista un centro , immagine di un essere di acqua e di fuoco; in un tale essere, materia e spirito sono stati uniti dall’acqua fiammeggiante dell’anima.

UROBORO, IL SERPENTE DEL MONDO

I medesimi rapporti sono rappresentati nell’alchimia. Il cerchio del mercurio non è diverso dall’uroboro, il serpente che si morde la coda.

In molte rappresentazioni gnostiche, esso circonda il mondo della creazione, come presso gli gnostici Ofiti. Il termine greco ophis significa serpente. Il mistico Jacob Bohme descrive come il diavolo abbia sedotto l’anima incatenandola alla ruota infuocata del fondamento della natura. Questa ruota ardente dei desideri è un’immagine del diavolo che dice all’anima: «Anche tu sei un tale mercurio infuocato se ti dedichi a quest’arte. Ma devi mangiare il frutto in cui i quattro elementi regnano gli uni sugli altri, ciascuno per sé e sono dunque in conflitto» Allora, in quest’anima si destano tutte le caratteristiche della natura, in modo che le bramosie e i desideri più sfrenati le diventino familiari. In senso alchemico, è lo stato espresso dalla formula: la natura gode della natura. Il microcosmo umano finisce dunque con il subire l’influenza del mercurio instabile. Le parole di Jacob Bohme sopra citate evocano la relazione tra i principi dell’alchimia e la biblica espulsione dal paradiso terrestre. Nella Bibbia, si racconta anche del serpente che seduce Eva. Quando Jacob Bohme parla del mercurio di fuoco, mostra il suo effetto sull’essere umano. Per lui, il mercurio è l’acqua bruciante che, nel suo aspetto inferiore, rappresenta il fuoco astrale del desiderio. Occorre imparare a dominare questa forza e a trasformarla nel mercurio superiore. Se l’acqua mercuriale non è stabilizzata, l’essere umano rischia ancora di subire la forza fatale della caduta. Questo corrisponde al triangolo in cui uno degli angoli è orientato verso il basso, il simbolo dell’acqua in alchimia. L’energia dissolvente agisce in modo indiscriminato e caotico su quanto è stabile: per questo, il serpente si morde la coda. L’alchimista, se sa dirigerla, può utilizzare questa attività dissolvente nel proprio processo di trasmutazione. Il processo inizia sempre con la dissoluzione, seguito dalla coagulazione: solve et coagula. Molti antichi miti raccontano simbolicamente la forza incontrollabile di mercurio che deve essere superata, affinché non possa più causare danni. Dunque, il serpente corrisponde al drago che deve essere combattuto. Il drago e il toro sono figure ermetiche, rappresentazioni di eroi fondamentalmente ribelli come Mithra, Giasone, Apollo, Horus e altri guerrieri.

I draghi vengono considerati verdi e senza direzione dagli alchimisti, perché non sono ancora passati attraverso il processo di maturazione, cioè non sono ancora soggetti alla forza della trasformazione che li porterà a raggiungere un ordine superiore. In molte illustrazioni, il cerchio è costituito da due serpenti o draghi che si mordono la coda. Uno dei due possiede le ali. Il celebre alchimista Nicolas Flamel (1330 – 1418) scrisse al riguardo: «Osservate bene questi due draghi, essi rappresentano l’autentico inizio della filosofia; ai saggi non fu concesso di rivelarlo ai propri figli. Quello in basso, senza ali, rappresenta ciò che è fisso e stabile: quello si chiama uomo. Il serpente di sopra rappresenta la donna, oscura, tenebrosa e volubile. Il primo è lo zolfo, oppure il caldo e il secco; l’altro è l’argento vivo (mercurio), oppure il freddo e l’umido. Quando i due si uniscono trasformandosi nella quintessenza, sono capaci di vincere tutto ciò che è duro, solido e metallico.»

IL SERPENTE SULLA CROCE

Nicolas Flamel, nelle sue illustrazioni, mostra un serpente su una croce per esprimere che il mercurio instabile deve essere vinto. La croce dai quattro bracci si riferisce ai quattro elementi di cui è composto il mondo. Nel loro punto di intersezione si trova il quinto elemento, la quintessenza. Chi inchioda il serpente sulla croce ha stabilizzato il mercurio. Questi simboli richiamano il caduceo di mercurio in cui i due serpenti, strisciando verso l’alto, si intrecciano. Si tratta di un riferimento all’unione dei contrari. L’asse verticale che si trova tra di loro è il simbolo del fuoco del serpente, l’aspetto spirituale della colonna vertebrale. Chi, grazie alle numerose illustrazioni e simboli, comprende i concetti fondamentali del fuoco e dell’acqua nella creazione, dispone di uno strumento importante. Allora, poco importa che si parli del mercurio, dell’acqua, della luna o dell’argento; oppure che si parli del fuoco, dello zolfo, del sole o dell’oro. Tutti questi termini enigmatici hanno un proprio significato e fanno intuire l’essenziale. Ne deriva un pensiero che non considera più le rigide forme apparenti, ma il movimento delle energie, un’ideazione che abbraccia la coerenza della creazione intera.

Il serpente crocifisso, il mercurio fissato (cfr. pg.37). In primo piano un fiore appassisce mentre, in secondo piano, un altro fiorisce. Abraham Eleazar, Uraltes chymisches Werck, 1735. In alchimia, il serpente è il mercurio volatile, i desideri umani che l’alchimista deve fissare, crocifiggere.

pentagramma@rosacroce.infohttp://www.rosacroce.info

i momenti di Jerko Macura

Vorrei parlarvi delle fotografie di un mio amico. Un compagno di studi dei tempi milanesi… Ormai tempi lontanissimi! 🙂
Innanzitutto vorrei ringraziarlo per aver permesso di parlare di lui qui sul mio blog!
Lui è un fotografo, croato, in gamba e super atletico. Padre di una bellissima bimba e persona rara e speciale. Ci tengo un sacco al suo parere quando scrivo qualcosa per lui e, se posso osare, voglio contribuire a fare conoscere le sue foto, meritano.

Delle sue cose si possono vedere anche su youtube, qui. 
Per quanto riguarda le foto, eccone alcune:

L’idea che mi piace è che pubblica foto ogni giorno sul suo blog. Non sono foto a caso, sono tutte vere, affascinanti e speciali. Guardatele quivi aspetteranno tante foto quanti i giorni dell’anno per due anni! Ne troverete altre nel suo blog personale, eccole qui.
Tempo fa scrivendo sulle sue foto avevo scritto cose approssimative, anche non vere, come ad esempio il fatto che avrebbe pubblicato foto nuove fino al 21 dicembre. Avevo frainteso e l’idea mi piaceva! Per semplificare il tutto vi copio esattamente ciò che lui mi ha scritto, descrivendo il suo lavoro del blog 1x365x2.blogspot.com. 

Ecco qui:
“..grazie per il post.. è strano vedere le mie foto seguite da Signore Andy
e adesso devo spiegartelo piu “profondamente” 🙂 … non dura fino al 21.12.2012 ma fino al 12 del 12 2012.. è un scherzo/gioco con dei media(giornali/tele/sguardi e i raggionamenti superficali del nostro tempo)..e poi si presenta come una linea che va sempre da sinistra verso destra, su e giu, le inquadrature delle foto comandano dove e come si combinano (sempre seguendo delle regole interne del gioco).. le foto sono stampate nel formato 10×15 (cioe 11,25x15cm_formato dalla machinina che uso per questo_la G9), e il formato è un ricordo ai tempi prima dell’era digitale, quando le foto di famiglia/vacanza/amici…si facevano sui rullini e per farle vedere dovevi stamparle”.
Ecco, citare Jerko mi sembra più facile!

Ecco di che parla, del suo gioco con le linee… qui sotto si può intuire il senso della sua ricerca, come le compone e in che senso sta giocando!

Continuo con le sue parole “… e un gioco personale tra l’occhio e i giorni sfuggenti.. non prendi la macchina fotografica ogni giorno in mano per fare una fotografia perfetta.. ciò e impossibile, almeno per me!  A volte una foto brutta deve essere li perche è l’unica che ho fatto quel giorno… è tutto ordinato dai tempi e dai rapporti invisibili, o meglio…. guardando la linea (che sembra battito cardiaco o la sagoma di una citta) mi ricordo dei momenti, il  dove e il come si sentiva la mia anima.. psiche (?)… il mio stato, se stavo bene o male..è un autorittrato sia della memoria sia della psiche. Vorrei vedere se riuscirò a sentire questo quando le monto sul muro… adesso il lavoro misura i tutto sui 20-25 metri di lungheza, e alla fine penso che arriverà agli 80 m.
La linea di per è e un disegno, dove la direzione (dritto o su/giu) dipende dal caso se l’inquadratura e orizontale o verticale… (forse c’e qualcos’ altro..ma per adesso finisco qui). “… per approfondire.. 🙂 …. il 21.marzo c’erano 100 fotografie! simpatico..no? 🙂 Mi piacono anche i calcoli interni…. adesso sto montando l'”opera”..e c’è questo gioco di geometria per arrivare giusto agli angoli dei muri!”.

Se vi interessa leggete qui sotto cose ho scritto per lui….

Sul lavoro di Jerko Macura
Quando condividevo casa con Jerko ho avuto modo di sentire e vedere la forza creatrice del suo agire che è la stessa forza delicata e spiazzante delle sue fotografie. Per scrivere del suo lavoro comincerò dalla Natura. Alla natura aggiungerò l’armonia che si genera quando essa si concede magicamente ai nostri sensi… in tutta la sua totalità.
La fedeltà alla natura ritorna anche nel suo aspetto più crudo e inscindibile: ricordo la pazienza e la tenacia nel documentare la lunga decomposizione di alcune arance.

Disposte sul tavolo della cucina, tutti noi e la casa stessa eravamo votati al devoto rispetto di questo banale processo… giorno dopo giorno una muffa, una crepa, un cambio di colore, di consistenza… fino all’inevitabile imputridimento o scomposizione. Poesia! Forza vitale e odore di morte che giocano alla vita manifestandola.

“Penso ci voglia un bel coraggio a lavorare con i fiori e le foglie e i petali stessi, ma devo; non posso scegliere i materiali da usare, devo rassegnarmi a lavorare insieme alla natura”, Andy Goldsworthy lavora nella, insieme e grazie alla natura. Qui non si tratta di un parallelo con la land art ma di un fare arte nello stesso modo in cui si vive. Di viviere e sentire l’arte come se ogni passo sulla terra tendesse al “clic” dello scatto perfetto.

Il coraggio di cui parla Goldsworthy è un coraggio di chi affronta l’inevitabilità dell’artista che asseconda il suo sentire interiore. Non ci si può improvvisare scultori se non si hanno doti di manualità… e non ci si può cammuffare poeti fotografi se non si è in accordo con la natura, se non si hanno occhi speciali con cui osservarla.
Vi mostro alcuni dei lavori di A. G.

Qui sopra un intervento di A. G. ricavato dalla neva del 1980…

Una magica porta di rami dell’86….

e un bellissimo riflesso di alcuni rametti sapientemente piegati…

Pensando agli occhi blu di Jerko penso anche al suo lavoro estivo. Penso che il gioco del destino sia sorprendente e spesso anche ecclatante nella sua manifestazione, mi spiego. Jerko è un sub. Vive per tre mesi sott’acqua. Respira e sospira nel blu profondo del mare dalmato alla ricerca di spugne (il blu e le spugne di Yves Klein?!). Nella costante ricerca di concentrazione, quella necessaria per affrontare un simile impegno, nuota immerso nel mistero dell’ignoto. Nella profondità fluttuante dell’acqua trova, mi immagino, quel silenzio che poi cerca anche al dì fuori di essa. Ecco da dove fluisce la sua attitudine all’osservazione, al silenzio e al ragionare di cose misteriche come la vera Natura.

Con questo destino giocoso e intelligente si è sviluppata l’unicità del suo sguardo. Mi chiedo se avesse avuto la stessa valenza dimostrativa per Dio affidare tale sguardo ad un banale impiegato… direi di no. Forse senza la consapevolezza di essere fortunato Jerko muove lo sgardo attorno, sopra e sotto. Come è in alto così e in basso…. Ermete Trismegisto spiega il mondo così. Il micro e macrocosmo in e fuori di noi. Sott’acqua e fuori dall’acqua, nella luce e nella sua assenza. In tutto questo c’è l’intento di cercare quello che ai più sfugge: il significante del Tutto, tra le nuvole e il mare.

Riflessioni sulle ultime serie (del 2010)
Innanzitutto ho la sensazione che dividere l’immagine con delle linee bianche abbia l’intento di ricordarci che questi scatti sono riflessi, illusioni parziali. Immagini dunque che non mentono e che sanno di essere una parte riflessa e temporanea di un qualcosa di molto grande e imperituro. D’altronde la fragilità e la transizionalità della fotografia sono anche parte integrante dei soggetti scelti. L’increspatura del mare, la leggerezza di una nuvola, il moto delle foglie di un albero, il silenzio in alto mare, lo scorrere dell’acqua ecc. Per esprimere il senso di ciò esiste un’espressione greca perfetta: Panta rei. Panta rei os potamòs (dal greco πάντα ῥεῖ), tradotto come Tutto scorre come un fiume, questo aforisma di Eraclito identifica il tema del divenire. Tra l’altro questa espressione proviene da un frammento del trattato Sulla natura: “Non si può discendere due volte nel medesimo fiume e non si può toccare due volte una sostanza mortale nel medesimo stato, ma a causa dell’impetuosità e della velocità del mutamento essa si disperde e si raccoglie, viene e va”.

Otoci

isole segnate da solchi verticali che sembrano alberi enormi abbattuti e spogliati dal vento. Composizioni lineari o geometriche di isole poggiate sul mare vibrante, mare che le abbraccia facendole apparire sospese. Pietre, boschi, colori decisi che segnano la superficie visiva con righe orizzontali. L’orizzonte ci appare e coincide con il mare che bacia la stasi eterna del cielo spesso piatto e fermo. Punti fermi, attimi solidi nell’incertezza dell’eterno ondeggiare delle onde.

Sea _skin
Attimi, emozioni e respiri. Sezioni orrizzontali che ricordano i dipinti sfumati di Rotko e che tendono ad una perfezione visiva misterica dei dipinti (fotografici) di Gerard Ritcher. Mi ha sempre colpito tanto la volontà di dipingere una foto come se fosse una foto un pò imperfetta. In Ritcher trovo questa curiosità-capacità tecnica che Jerko mette nel cercare la pelle del mare che respira. Un respiro flebile che porta con se tutta la potenza del mare… Mare che dice a chi si perde nelle sue linee “attento, ti posso portare via per sempre; lontano o vicino a dove il Cielo mi bacia“. Le foto più riuscite sono a mio parere quelle dove l’orizzonte si unisce ai due elementi. In cui il solletico che il mare fa al cielo è vibrante,vero e quasi tangibile.

La serie Stablo (l’albero: perfetto simbolo della tendenza all’alto, all’infinito) comunica un senso di originaria perfezione come se l’albero, scomposto e diviso da linee bianche potesse  aderire ancora di più al suo valore simbolico… fermezza, radici nascoste che spingono la linfa vitale fin sù nel cielo.

Bright side (of the moon)
L’aspetto di morte è qui manifesto. E’ nel crepuscolo (di Leonardo) che la Natura dà il meglio di se. Nel finir del giorno la luce vibra con lotta e tenacia fino a che le tenebre non la vincono; “Solo per poco, solo fino all’alba!” sembra urlare il sole… la cosa che qui mi sorprende è lo sfumato dei neri. Sono sfocature che appaiono come doppie esposizioni volute e decise. Come a marcare il senso passeggero e impastato della notte con la luce. Tao, tutto è un gioco alterno di luce e ombre e in ognuna delle parti persiste ed esiste una parte del suo opposto. Bianco/nero, giorno e notte. E la Luna sembra giocare nell’acqua, in quanto portatrice di luce (riflessa) ha il compito di ricordaci nella notte tenerbrosa che la Luce sta per arrivare e sempre arriverà…. il senso ermetico e magico di questo compito lunare lo lascio intuire alle vostre coscienze!

Grazie per la pazienza e per l’attenzione che la lettura di un testo così richiede… Vi lascio in attesa che Jerko pubbilchi qualche notizia sulla sua ultima mostra!

Un video dell’istallazione jerko macura_snapshot_kula lotrscak_2011