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Infezioni e cure alternative.. in libertà!

Eccomi con una delle mie storielle di vissuto personale. Immagino che vi mancassero, per questo vi accontento raccontandovi la storia del mio dito infetto. La storia è un pochino banale, chi di voi non ha mai avuto una scheggia nel dito? ma prometto che leggendola imparete a prendere fiducia in voi stessi e non solo! Ecco la mia disavventura (a lieto fine).

Un mese fa pulendo un mobile di legno con una spugna bagnata d’acqua sfregavo con forza sul cerchio di te lasciato dalla mia tazza. Che scema, mai farlo: bere del te e appoggiare la tazza su di una credenza di legno massello non trattato.. mai, promesso, mai piu’!
In un attimo fantozziano mi è entrata una grossa scheggia appuntita a forma di punta di freccia, l’istinto mi ha fatto urlare e strapparla velocemente dal polpastrello. Un dolore grande, un grosso sollievo. Lavo bene la ferita e continuo la mia giornata ingorando i miei sintomi.

Alla mattina mi sono ritrovata il dito infetto, caldo e duro. Spaventata sono andata in farmacia e mi hanno consigliato impacchi di acqua calda salata e una crema a base di catrame, nerissima e puzzona. Dopo 4 giorni il ditone era ancora gonfio e livido.

Terrorizzata mi son diretta al Pronto Soccorso pronta ad una piccola incisione. Che paura!
Arrivata al dunque mi hanno solo visitato e prescritto 5 giorni di antibiotico. Dubbiosa sono tornata a casa sentendo che qualcosa non mi tornava. Com’era possible che non guarisse da solo?
Ero sicura che ci fossero dentro altre scheggie invisibili all’occhio. E poi che assurdità l’antibiotico per una scheggia ne dito?!

Anche l’etimologia della parola ANTIBIOTICO mi spaventa e mi urta:
“Si definisce antibiotico una sostanza prodotta da un microrganismo, capace di ucciderne altri.
Il significato della parola (dal greco) è «contro la vita». (fonte: Wikipedia)

Nel frattempo mi sono informata e, anche il dottore antroposofico che segue la nostra famiglia, mi ha suggerito di evitare l’antibiotico e cercare vie parallele, naturali. Cosi’ ho perseverato sulla lenta via dell’autoguarigione affondando in un dolore di media portata e nell’acqua salata.

Leggendo ho scoperto che il mitico propoli ha delle notevoli propietà antibiotiche. Cosi’ ho inizato subito a prendere 7 gocce di soluzione alcolica al propoli per tre volte al giorno cercando di vincere dall’interno la mia piccola infezione. In questo periodo di vento freddo mi ha anche aiutato a prevenire il mal di gola!

Dopo circa tre settimane di impacchi in acqua calda satura di sale, di crema al catrame e dieta di propoli posso dire di aver vinto la partita contro i batteri estrenei nel mio dito. Facendo uscire l’orrendo pus ogni giorno e credendo sempre di piu’ che il mio corpo trovasse prima o poi il modo di espellere l’intruso. Ecco come l’ho fatta uscire sta scheggia: spingendola fuori con violenza!
Si, lo sapevo che c’era! Invisibile e profonda ma lunghissima e cattiva, ben 2 cm!

La scheggia e il mio dito infetto guarito con il propoli e molti bagni in acqua salata.

La scheggia e il mio dito infetto guarito con il propoli e molti bagni in acqua salata.

In effetti la mia pazienza era arrivata al suo limite e approffittando della pelle ammorbidita dal bagno – in corso – delle mie bimbe, ho indagato profondamente con un ago spingendo le spina, ormai visibile, nella direzione del foro. Mi è preso un colpo vedendola lunga e grossa…. ma vittoriosa l’ho mostrate alle bimbe (nella vasca a finire il bagno) che orgogliose del mio coraggio quasi piangevano commosse! Evviva!

La riflessione che vi voglio tramettere è questa:

Il nostro corpo è uno strumento perfetto, anche nelle sue imperfezioni o intoppi.
Lasciato in armonia con se stesso sa capirsi e autocurarsi. E’ la medicina moderna che ci vuole tutti perfetti e non ci lascia nemmeno la possibilità di un automedicamento. Antibiotico viene sempre suggerito anche quando non necessario.
La fiducia è molto importante e va riconquistata in ogni suo aspetto. Dobbiamo imparare a darla anche al nostro corpo, a riconoscere con fede che puo’, con forze ataviche, anche curarsi! Concediamogli la libertà di provarci! Ok?!

Non siamo solo esseri pensanti che devono lavorare e rendere profitti, siamo prima di tutto un corpo che, per come mi vivo e mi vedo, va curato e rispattato perchè ci deve portare alla liberazione! Un involucro da rispettare, uno strumento da amare.

Lo sforzo paziente al quale mi sono sottoposta è stata una prova psicologica non banale, che ha stimolato in me la famosa “paura di morire”. Si, lo so, è esagerato… ma nella visione del proprio dito gonfio e livido si pensa anche a questo! Come siamo istintivi! Come siamo basici in questo!
Ma la nostra famosa “coscienza” che tanto ci dovrebbe innalzare sugli animali… dove si nasconde? Che le è successo?! Perchè non si risveglia e non ci dirige verso la libertà da questi istinti primitivi!

O meglio, perchè non ci guida nella corretta interpretazione delle cose! Oggi posso ringraziare questa scheggia perchè ha svelato il mio essere istintiva (magari se non avessi strappato velocemente la scheggia piu’ grossa e avessi agito con calma…) e mi ha disarmata difronte alla paura della morte.

Si muore, a tutti capiterà! Allora decidiamo di vivere in modo attento, vigile e consapevole, ne vale la qualità della nostra esperienza di vita. Non sprechiamo gli attimi, viviamo al 100%!

Riflettete dunque sui vostri pensieri, sui vostri desideri e constatate poi le conseguenti azioni che ne derivano. Senza mai giudicarvi e senza imposizioni volitive. Controllare la qualità dei propri pensieri è la chiave della liberazione verso la conquista della Nuova Anima.

Accettare l’ineluttabilità della morte è il primo passo per evolvere in una direzione salvifica.
A proposito ringrazio Irene Sartini per il nostro recente scambio di idee su Facebook! Grazie!

Non tutti lo sanno ma questa forte fede mi è data dalla mia esperienza di vita in viaggio interiore verso la scoperta di me stessa grazie ad un orientamento (duro da conquistare e mantenere nel frastuono quotidiano) verso la Luce del Campo Gnostico della Rosacroce d’Oro.

Se ancora non conoscete il Lectorium Rosicrucianum vi invito a curiosare nella nostra Pagina Facebook Rosacroce d’Oro o nel sito ufficiale www.LectoriumRosicrucianum.it

Vi ringrazio e buona vita!
Claudia

 

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Le poesie d’Amore sono le piu’ difficili!

Benigni è un grande perchè dice cose serie scherzando!
Guardate questa scena dal film La Tigre e la neve, sequenza che potremmo chiamare una Lezione sul far poesia. Che gioia, che entusiamo sincero e sentito!

“Siate felici, dovete patire! 🙂 … è da distesi che si vede il Cielo!”.

Quando guardai il film la prima volta mi venne in mente l’incisione di Hokusai in cui una vecchia tigre saltella allegramente sulla neve. Hokusai lo amo per le sue vedute del monte Fuji ma anche per la sua fanatasia unica che si esprime al massimo nei suo demoni e nei suoi fantasmi! Quando vidi la retrospettiva a Milano negli anni di studi me ne innamorai profondamente. E questa tigre la vidi per la prima volta, invece, sfogliando molto probabilmente questa edizione sulle Stampe Giapponesi della Taschen. Ecco qui sotto la tigre felice, tra l’altro ho trovato l’immagine in un blog carinissimo che vorro’ approfondire http://www.bunnychan.it/!

vecchia-tigre-nella-neve Katsushika Hokusai

vecchia-tigre-nella-neve Katsushika Hokusai

Leggete cosa scriveva di se Hokusai, sempre dal blog citato sopra:

“Già all’età di sei anni ho cominciato a disegnare ogni sorta di cose.
A cinquant’anni avevo già disegnato parecchio, ma niente di tutto quello che ho fatto prima dei miei settant’anni merita veramente che se ne parli.
E’ stato all’età di settantatre che ho cominciato a capire la vera forma degli animali, degli insetti e dei pesci e la natura delle piante e degli alberi..
E’ evidente perciò che a ottantasei anni avrò fatto via via sempre più progressi e che, a novant’anni, sarò entrato più a fondo nell’essenza dell’arte.
A cento avrò definitivamente raggiunto un livello meraviglioso e, a cento e dieci anni, ogni punto e ogni linea dei miei disegni avrà una sua propria vita.
Vorrei chiedere a coloro che mi sopravviveranno di prendere atto che non ho parlato senza ragione.
Scritto all’età di settantacinque anni da me, un tempo Hokusai, oggi Gokyorojin, il vecchio pazzo per il disegno.”

E’ davvero magico come l’essere umili sia sempre sinonimo di grande Spirito e grandi talenti!
Con l’invito di guardare sempre verso l’alto vi saluto e vi sprono ad osservare le stelle con occhi innamorati…

Luna piena, olio su tela 50x60 cm, disponibile sul mio Shop: https://www.etsy.com/ch-en/shop/ClaudiaNanniFineArt

Luna piena, olio su tela 50×60 cm, disponibile sul mio Shop: https://www.etsy.com/ch-en/shop/ClaudiaNanniFineArt

A presto.

Claudia

 

Carta moschicida

L’impegno di gestire un blog come ACQUAVIVA è per me serio e profondo. Non solo per il mio bisogno non piu’ inconscio di “esistere” ma lo è nei confronti di tutte le persone che mi seguono da anni, pazienti e teneaci… sicuri che prima o poi qualcosa di sensato offriro’ a loro. Oggi dedico questo post a Marina Marino, una mia cara amica del Lectorium Rosicrucianum, ringraziandola moltissimo per il bel libro che mi ha donato.

Il giardino delle nebbie notturne, di Tan Twan Eng è un romanzo anomalo, parla di una giovane donna e della sua storia triste, di un lutto da elaborare. Ambientato in Malesia negli anni dopo le trucidazioni giapponesi che hanno tramutato il destino di quelle terre. In ricordo della sorella morta nei campi di sterminio alla protagonista viene in mente di realizzare il sogno che allietava le giornate di sofferenza comuni: pianificare e realizzare un giardino giapponese. E’ davvero un libro da leggere…

Mizuno Toshikata - Samurai arciere, 1899

Mizuno Toshikata – Samurai arciere, 1899

Non amo riassumere i libri, meglio leggerli e rimanerne sorpresi, oggi comunque vi voglio citare un piccolo paragrafo che parla del tiro con l’arco, disciplina che per i giapponesi è una vera e propria Arte, destinata a pochi eletti, come l’Ikebana, l’arte del giardinaggio e molte altre dai nomi assurdi e difficili da ricordare. Il brano che condivido è tratto da Tao Te Ching di Lao Tzu (se non lo avete in casa compratelo, è un testo da tenere sul comodino e da leggere a caso ogni volta che subentra una crisi). Prima di questa citazione, il maestro dei giardini narra una storiellina su Lao Tzu e la sua partenza dalla corte dell’imperatore cinese 2500 anni fa….. anche questa è da leggere!!!!

La via del Cielo, quanto è simile all’atto di tendere un arco! Cio’ che alto è spinto in basso, cio’ che è in basso è tratto in alto; il sovrappiu’ è tolto, cio’ che manca è aggiunto. La via del Cielo toglie il sovrappiu’ e aggiunge cio’ che manca. La Via degli uomini, al contraio, non è cosi’: essi tolgono dove c’è mancanza per offrire dove c’è un sovrappiu'”.

Vi chiederete quando arriva la carta moschicida del titolo di questo post, vero? Ecco un’altra riflessione che il maestro di giardinaggio rivolge alla protagonista durante la meditazione prima della lezione di tiro con l’arco:

“La tua mente è come una striscia di carta moschicida appesa al soffitto. Ogni pensiero, anche il piu’ banale o il piu’ incongruo, ci resta attaccato”.

Oggi il mio intento è quello di incitarvi ad osservare i vostri pensieri. I miei sono ciclici come quelli di tutti noi e da anni mi accompagnano fedeli, alcuni sono svaniti, altri stanno maturando e forse voleranno via. Ne ho trovati anche di nuovi pronti ad attaccarsi alla corsa circolare intorno alla mia testa.

Come dice Lao Tzu noi uomini tendiamo ad aggiungere dove c’è un sovrappiu’… nella testa di noi occidentali esiste questo problema da sempre. L’incapacità di controllare il flusso dei pensieri ci prosciuga le energie, ci distrae e ci allontana dalla Via del Cielo che è leggera, semplice e ordinata.

Che tutti noi possiamo trovare la quiete per poter scoccare al meglio la freccia a noi donata! Freccia che ai miei occhi altro non è che la propria vita. Una parabola che puo’ portare al centro del bersaglio, al vero nucleo dal quale tutti noi proveniamo.

Rimanendo in tema di arcieria leggetevi anche Lo Zen e il tiro con l’arco, di Eugen Herrigel.
Qui alcuni brani letti da Riccardo Massai.

Have a nice day, dear friends 🙂

 

vietato spolverare la polvere di Dio

Blue clouds, oil painting by Claudia Nanni

Original oil painting. BLUE CLOUDS, Large painting 19X27,5” 50×70 cm by CLaudia Nanni Available on https://www.etsy.com/ch-en/shop/ClaudiaNanniFineArt

 

Buona giornata cari lettori!
Oggi, lunedi’, seguo il suggerimento del cielo. Qui splende il sole ed è tutto nitido e azzurro!
Sogno ad occhi aperti, volo perchè sono fortunata e felice.
Ascoltanto Volare di Domenico Modugno (è in loop da 25 minuti) sorrido e vi scrivo per ricordarvi che ci sono, per diffondere nel mondo un po’ di gioia e di entusiasmo.

Si puo’ gioire per mille ragioni, le mie sono interiori e vengono dal punto in cui riconosco di essere simile a Dio, originaria di una Patria che non ha bandiere.
Un battito sereno proveniente da una zona franca, dove tutti si amano e perdono quell’aspetto che li separa dagli altri.

L’Amore per il prossimo è un fondamento di ogni religione, un sentimento alto e sano se vissuto nel modo giusto.
Purtroppo solo il nostro cuore sa qual è quel modo corretto in cui includere l’altro nelle proprie azioni. Una maniera non semplicemente  “umanitarista” nè “altruista”, ma piuttosto frutto di una visione ampia, quasi induista o painteista. Tipica dell’Oriente, non nostra dell’Occidente.
Dove tutto è il frutto di Dio. Questo concetto è per noi quasi inafferrabile, lontano. Comunque sia sono sicura che ognuno di noi abbia avuto in dono un momento nel quale ha percepito questo Amore.
Onnipresente. Che è sempre nell’aria… come se fosse la polvere illuminata dal sole (fonte https://soundcloud.com/francescomargherita). L’Amore di Dio fa come la polvere: tocca tutti!

La polvere galleggia e si deposita in ogni punto in cui puo’ arrivare. Quello che siamo abituati a fare è rimuoverla all’istate. Perchè si deve, perchè in fondo abbiamo paura di chi oscura il nostro Ego.
Cosa potrebbe accadere se lasciassimo entrare questa polvere (luminosa e divina) in noi? Cosa accadrebbe?!

Potremmo venire sopraffatti dalla voglia di approfondire! Affondare in questa polvere di luce!!!! Allora scaviamo in noi stessi, insabbiamoci ancora di piu’.
Mai piu’ spolverarci di dosso questa polvere! Ma scaviamo, rigiriamoci ben bene nel fondo di noi stessi.. per poi tornare in alto consapevoli, impolverati di Luce e Amore!

Non so come mi nascono questi parallelismi con la vita quotidiana, so solo che a me non piace spolverare e forse oggi ho affiabbiato a questo gesto significato nascosto. 🙂
No, non scherzo: l’invito a tutti (non solo a chi deve spolverare in casa!) è quello di aprirsi alla polvere onnipresente. Il messaggio di Dio è continuo e pieno di Amore!

Se non lo avete ancora fatto leggetevi La vita di Pi. Un romanzo fantastico che vi illuminarà! Un viaggio spirituale in mezzo all’oceano assieme a una tigre…..

 

 

 

 

 

Nostalgia dell’anima

“Cosa posso fare per vivere secondo la mia vera natura, secondo la mia vera identità?”


crisalide-farfalla

Questa è la domanda più importante che un essere umano possa rivolgere a se stesso, e questa vera identità è l’elemento eterno nell’uomo,

di cui egli solitamente non è cosciente, ma che tuttavia preme per divenirlo e per realizzarsi.

“L’immagine a somiglianza di Dio” non è ancora manifestata in noi.

Allo stato attuale, l’essere umano è caratterizzato anche da una pseudo-identità, formata dai suoi desideri, dai suoi interessi e dai suoi compromessi egocentrici,
anche se la domanda riguardante la vera natura della vita non si occupa di come realizzare tale pseudo-identità.

Questa domanda chiede che la vita corrisponda realmente alla natura autentica dell’uomo, alle sue più reali possibilità, al suo vero Sé.

La condizione preliminare per avvicinarsi a tale principio è il riconoscimento dell’impossibilità di realizzarlo attraverso la felicità materiale, ideale o sentimentale,
o di poter compiere il momento di questa realizzazione dopo la morte, o ancora attraverso i rapporti con l’aldilà, i cosiddetti “domini superiori”.

La calma interiore è il terreno essenziale attraverso il quale il vero Sé germoglia.

Non si tratta di una tranquillità ostentata, di un ritiro nella propria interiorità abbandonando il mondo a se stesso, bensì di un’osservazione quieta e neutrale,
senza schierarsi a favore o contro qualsiasi cosa di cui facciamo esperienza. Si tratta di una “attesa consapevole”, necessaria per ascoltare e assecondare gli impulsi che provengono dall’essere interiore.

Esiste una vita in consonanza con il vero Essere dell’uomo, e consiste nello sviluppo delle sue inclinazioni spirituali più intime e profonde.
Ciò che è “Spirituale” non riguarda una facoltà intellettuale, non sono “spirituali” le forme e le fantasmagorie del nostro pensiero, né gli slanci del misticismo.
Quando parliamo di “spirituale” ci riferiamo a “linee di forza” creative e indistruttibili, portatrici di informazioni, forza, coscienza e che rappresentano la causa ultima di tutto ciò che è.

L’essenza più intima dell’essere umano è una tale “linea di forza creativa”, ma questa reale essenza è in noi attualmente latente.
Attraverso di essa ogni uomo è potenzialmente unito interiormente alle strutture analoghe degli altri esseri umani e al mondo divino.

Il mondo in cui viviamo è un mondo che non rispecchia in modo puro le linee di forza dello Spirito, anzi è in contrasto con esso. Come è possibile?
Questo accade perché le linee di forza creatrici dello Spirito generano “creature”, “onde di vita”, e data la libertà creativa a loro concordata possono “staccarsi” dalla loro origine e percorrere vie differenti.

L’onda di vita umana è una di queste. Una parte di essa si evolve in armonia, mentre un’altra parte si è distaccata dall’origine. Quest’ultima è la nostra umanità.
Ma nonostante tutto una linea di forza spirituale creativa sta alla base di ogni essere umano, nonché di ogni animale e di ogni pianta.

Nella Scuola della Rosacroce d’Oro l’essere umano è inteso come “microcosmo”. Un microcosmo umano perfetto è un essere spirituale che vive in armonia con il suo luogo d’origine,
il mondo dello Spirito, che è cosciente delle sue linee di forza e le sviluppa.
Il suo corpo, la sua personalità, è pura espressione dello Spirito, come anche la sua essenza vitale sottile, l’anima.
Non è sottoposto alle leggi karmiche e non conosce morte.

L’attuale umanità vive in un rapporto perturbato tra spirito e materia, e contribuisce a mantenere tale perturbazione. Le forze creative dello Spirito sono rese così inattive e risultano essere presenti nel micocosmo allo stato latente e inconscio.

E’ come se al seme di una pianta, che racchiude l’informazione creativa, gli fosse impedito di germogliare e finisse per produrre soltanto una caricatura, una imitazione della pianta autentica. Tuttavia, il mondo originale spirituale opera per eliminare questo ostacolo. Nel microcosmo questa attività si manifesta come una nostalgia dell’anima, che aspira a tornare a vivere dello Spirito, e ad abbandonare il proprio egocentrismo.

Per quanto grandi possano essere l’egocentricità, l’inerzia della materia che ne deriva, e la distorsione dell’immagine spirituale, alla fine le linee di forza dello Spirito dovranno svilupparsi e lo faranno. Verbo, Vita e Luce divini saranno sperimentati dall’essere umano e diventeranno pienamente attivi in lui.

Questa tendenza all’elevazione spirituale e alla rinuncia all’io è rafforzata e sostenuta nell’universo da tutti gli esseri che vivono già, o hanno iniziato a vivere, del giusto rapporto tra spirito, anima e corpo.

Il rapporto deve ora capovolgersi: il seme spirituale nell’essere umano deve svilupparsi e l’anima purificarsi dal proprio egocentrismo, in modo da edificare una personalità che dia nuovamente la possibilità alle linee di forza dello Spirito di esprimersi liberamente.

Allora l’uomo sarà in armonia con se stesso e con la sua più intima natura.

Questo processo viene chiamato trasfigurazione”.

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citazione integrale dal sito Lectoriumrosicrucinum.it
fotografia presa da questa gallery qui, autore: geis.sieg@libero.it

Buona lettura e grazie a tutti!

inadeguatezza

Sapete perché ci spaventano le montagne?

Perché proviamo un immenso senso di inadeguatezza nei confronti della bellezza della natura?

Perché ci riempiamo la vita di cose da fare?

Perché siamo frenetici e stressati?

Ecco il pensiero che vorrei condividere oggi:

Noi uomini d’oggi abbiamo dimenticato che nel far nulla risiede grande gioia e bellezza. 
A causa della nostra inadeguatezza nel reggere la realtà che il vuoto sprigiona in noi, ci ritroviamo dominati  dalla nostra difficoltà di lasciarci andare.
Andare verso il vuoto, verso il nostro centro che è il centro di tutto.

Forza dunque: scaliamo il nostro monte senza paure… lassu’ in cima troveremo un vuoto/pieno che ci attende!

In tema di realtà, natura e stupore vi consiglio di fare una ricerca di artisti iperrealisti, ce ne sono di davvero stupefacenti!
Dagli anni ’60 in poi grazie agli americani  Chuck Close, Richard EstesRalph Goings il mondo della pittura gareggia con la fotografia superando alle volte in sensazioni tattili e tridimensionalità.
Ron-Mueck-A-Girl, 2006
Qui sopra l’artista contemporaneo australiano Ron Mueck, che adoro, è un esempio struggente di quanto il reale sia lontano dalla nostra percezione e dalle nostre coscienze….

Specchio riflesso, buttati nel cesso!

Questa filastrocca ha caratterizzato la mia infanzia, quella stupidina e ludica. La si cantava per canzonare un’amichetta antipatica o il compagno troppo dispettoso.

Oggi un’intuizione me ne ha svelato il piu’ profondo significato, anzi: i suoi molteplici e profondissimi significati!
A chi mi conosce o a chi possiede uno spirito intuitivo modesto la mia direzione apparirà evidente, a tutti gli altri dedico questa libera interpretazione forse non troppo strampalata.
Donando loro questo post colgo l’occasione di spolverare in me stessa il concetto semplice per il quale dentro di noi c’è un Altro, da coltivare e liberare perché divino e non illusorio.

Il concetto chiave è semplicissimo. In noi vi è una piccola parte divina che si cela dietro mille nomi secolari: granello di senape, rosa del cuore, scintilla divina ecc.
E’ presente in noi umani dal momento in cui cadendo, tanto tempo fa da un posto chiamato Paradiso, ci siamo emancipati dal Padre di tutto. Allontanandoci in modo vertiginoso da tutto quel che era, è e sarà per sempre perfetto. Gettandoci a capofitto in una dimensione illusoria e peritura. Mortale.

Ricordiamoci che Gesu’ alla domanda “Com’è il Regno dei Cieli?” (Vangelo di Tommaso, 20) risponde: “È come un seme di senape, il più piccolo dei semi, ma quando cade sul terreno coltivato produce una grande pianta e diventa un riparo per gli uccelli del cielo.” Ecco, noi possediamo questo granellino e anche le sue potenzialità; noi siamo sia pianta che granello!

Grazie alle potenti forze rinnovatrici di Acquario, finita l’era dei Pesci e dopo millenarie sperimentazioni, noi uomini contemporanei ci sentiamo invasi da un malessere misterioso. Un forte disagio di natura ancestrale. E’ un malessere del cuore si,  ma non solo. In difficoltà c’è anche l’intelletto (impoverito e degenerato) che sente di non poter piu’ comprendere e la sua tendenza dominatrice risulta impotente nel tentativo di snocciolare la questione.

Perché sentiamo solo ora questo disagio?
Il merito di questo smottamento esistenziale è da attribuire all’impulso indagatore di Acquario, vi cito questo chiarissimo articolo Nel segno dell’Acquario:
“Con l’inizio dell’Era dell’Acquario, un grande periodo di liberazione ha avuto nuovamente inizio. Attraverso queste nuove forze irradianti, la razza umana è resa partecipe di tante nuove opportunità per raccogliere esperienze e conoscenza. Alla luce di questo, l’essere umano dovrebbe ora divenire cosciente del suo vero scopo. Tutti sono chiamati a fare ritorno al Campo di Vita Originale Divino, che è fuori dal tempo e dallo spazio. Questo è il fine dell’irradiamento delle forze dell’Acquario nel mondo.” (…) ” Queste forze irradianti particolari potenziano l’influsso del segno. Quello dell’Acquario è associato al pianeta Urano. Urano ha una corrispondenza speciale con il cuore. Insegna a pensare con il cuore in modo da riconoscere le nuove opportunità di quest’era.  Aiuta ad attraversare i confini e quindi porta al proprio vero destino.”
acquario
Il percorso liberatore non ha senso se non si accetta la nostra dualità, non ha senso nemmeno leggere queste parole se non si sente dentro di noi un richiamo impellente!
Con la caduta nasce l’Io perituro ed arrogante, sparisce il NOI che è Luce e Amore. Vi lascio ad una riflessione esistenziale non banale:

Noi eravamo Luce.
Noi siamo caduti.
Io son qui in Terra per esperire.
Io esperendo maturo il microcosmo che ospito.
Io, attraverso molteplici vite, mi riconosco come essere incompleto.
Io, a maturazione avvenuta, sono pronta per percorrere la strada verso Casa.
Noi, ci riconosciamo come parte del Tutto e tutti ci appaiono come fratelli.
Noi, grazie alle forze rinnovatrici e ad una grande Fede, possiamo unirci nuovamente alla Luce.
Noi a casa, che gioia!

In altre parole:
Esiste una vita in consonanza con il vero Essere dell’uomo, e consiste nello sviluppo delle sue inclinazioni spirituali più intime e profonde. Ciò che è “Spirituale” non riguarda una facoltà intellettuale, non sono “spirituali” le forme e le fantasmagorie del nostro pensiero, né gli slanci del misticismo. Quando parliamo di “spirituale” ci riferiamo a “linee di forza” creative e indistruttibili, portatrici di informazioni, forza, coscienza e che rappresentano la causa ultima di tutto ciò che è. L’essenza più intima dell’essere umano è una tale “linea di forza creativa”, ma questa reale essenza è in noi attualmente latente. Attraverso di essa ogni uomo è potenzialmente unito interiormente alle strutture analoghe degli altri esseri umani e al mondo divino.” (da Insegnamento, articolo dal sito del lectoriumrosicrucianum.it)
Dunque, ripeto: “Specchio -riflesso: buttati nel cesso!”

Amo giocare con le parole ed esprimere concetti seri con frasi ad effetto. Chi mi legge mi parla spesso di questa mia capacità coinvolgente…

Dunque specchiamoci, riconosciamoci a fondo e gettiamo tutto quello che è in surplus, che non ci appartiene e che ci lega a questa dimensione di illusione.
Diciamo a noi stessi questa frase, diciamola al nostro Io che è effimero e che ci distrae dal compito speciale che Dio ci ha donato!

Ora è il tempo giusto per agire!
Coraggio!