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Infezioni e cure alternative.. in libertà!

Eccomi con una delle mie storielle di vissuto personale. Immagino che vi mancassero, per questo vi accontento raccontandovi la storia del mio dito infetto. La storia è un pochino banale, chi di voi non ha mai avuto una scheggia nel dito? ma prometto che leggendola imparete a prendere fiducia in voi stessi e non solo! Ecco la mia disavventura (a lieto fine).

Un mese fa pulendo un mobile di legno con una spugna bagnata d’acqua sfregavo con forza sul cerchio di te lasciato dalla mia tazza. Che scema, mai farlo: bere del te e appoggiare la tazza su di una credenza di legno massello non trattato.. mai, promesso, mai piu’!
In un attimo fantozziano mi è entrata una grossa scheggia appuntita a forma di punta di freccia, l’istinto mi ha fatto urlare e strapparla velocemente dal polpastrello. Un dolore grande, un grosso sollievo. Lavo bene la ferita e continuo la mia giornata ingorando i miei sintomi.

Alla mattina mi sono ritrovata il dito infetto, caldo e duro. Spaventata sono andata in farmacia e mi hanno consigliato impacchi di acqua calda salata e una crema a base di catrame, nerissima e puzzona. Dopo 4 giorni il ditone era ancora gonfio e livido.

Terrorizzata mi son diretta al Pronto Soccorso pronta ad una piccola incisione. Che paura!
Arrivata al dunque mi hanno solo visitato e prescritto 5 giorni di antibiotico. Dubbiosa sono tornata a casa sentendo che qualcosa non mi tornava. Com’era possible che non guarisse da solo?
Ero sicura che ci fossero dentro altre scheggie invisibili all’occhio. E poi che assurdità l’antibiotico per una scheggia ne dito?!

Anche l’etimologia della parola ANTIBIOTICO mi spaventa e mi urta:
“Si definisce antibiotico una sostanza prodotta da un microrganismo, capace di ucciderne altri.
Il significato della parola (dal greco) è «contro la vita». (fonte: Wikipedia)

Nel frattempo mi sono informata e, anche il dottore antroposofico che segue la nostra famiglia, mi ha suggerito di evitare l’antibiotico e cercare vie parallele, naturali. Cosi’ ho perseverato sulla lenta via dell’autoguarigione affondando in un dolore di media portata e nell’acqua salata.

Leggendo ho scoperto che il mitico propoli ha delle notevoli propietà antibiotiche. Cosi’ ho inizato subito a prendere 7 gocce di soluzione alcolica al propoli per tre volte al giorno cercando di vincere dall’interno la mia piccola infezione. In questo periodo di vento freddo mi ha anche aiutato a prevenire il mal di gola!

Dopo circa tre settimane di impacchi in acqua calda satura di sale, di crema al catrame e dieta di propoli posso dire di aver vinto la partita contro i batteri estrenei nel mio dito. Facendo uscire l’orrendo pus ogni giorno e credendo sempre di piu’ che il mio corpo trovasse prima o poi il modo di espellere l’intruso. Ecco come l’ho fatta uscire sta scheggia: spingendola fuori con violenza!
Si, lo sapevo che c’era! Invisibile e profonda ma lunghissima e cattiva, ben 2 cm!

La scheggia e il mio dito infetto guarito con il propoli e molti bagni in acqua salata.

La scheggia e il mio dito infetto guarito con il propoli e molti bagni in acqua salata.

In effetti la mia pazienza era arrivata al suo limite e approffittando della pelle ammorbidita dal bagno – in corso – delle mie bimbe, ho indagato profondamente con un ago spingendo le spina, ormai visibile, nella direzione del foro. Mi è preso un colpo vedendola lunga e grossa…. ma vittoriosa l’ho mostrate alle bimbe (nella vasca a finire il bagno) che orgogliose del mio coraggio quasi piangevano commosse! Evviva!

La riflessione che vi voglio tramettere è questa:

Il nostro corpo è uno strumento perfetto, anche nelle sue imperfezioni o intoppi.
Lasciato in armonia con se stesso sa capirsi e autocurarsi. E’ la medicina moderna che ci vuole tutti perfetti e non ci lascia nemmeno la possibilità di un automedicamento. Antibiotico viene sempre suggerito anche quando non necessario.
La fiducia è molto importante e va riconquistata in ogni suo aspetto. Dobbiamo imparare a darla anche al nostro corpo, a riconoscere con fede che puo’, con forze ataviche, anche curarsi! Concediamogli la libertà di provarci! Ok?!

Non siamo solo esseri pensanti che devono lavorare e rendere profitti, siamo prima di tutto un corpo che, per come mi vivo e mi vedo, va curato e rispattato perchè ci deve portare alla liberazione! Un involucro da rispettare, uno strumento da amare.

Lo sforzo paziente al quale mi sono sottoposta è stata una prova psicologica non banale, che ha stimolato in me la famosa “paura di morire”. Si, lo so, è esagerato… ma nella visione del proprio dito gonfio e livido si pensa anche a questo! Come siamo istintivi! Come siamo basici in questo!
Ma la nostra famosa “coscienza” che tanto ci dovrebbe innalzare sugli animali… dove si nasconde? Che le è successo?! Perchè non si risveglia e non ci dirige verso la libertà da questi istinti primitivi!

O meglio, perchè non ci guida nella corretta interpretazione delle cose! Oggi posso ringraziare questa scheggia perchè ha svelato il mio essere istintiva (magari se non avessi strappato velocemente la scheggia piu’ grossa e avessi agito con calma…) e mi ha disarmata difronte alla paura della morte.

Si muore, a tutti capiterà! Allora decidiamo di vivere in modo attento, vigile e consapevole, ne vale la qualità della nostra esperienza di vita. Non sprechiamo gli attimi, viviamo al 100%!

Riflettete dunque sui vostri pensieri, sui vostri desideri e constatate poi le conseguenti azioni che ne derivano. Senza mai giudicarvi e senza imposizioni volitive. Controllare la qualità dei propri pensieri è la chiave della liberazione verso la conquista della Nuova Anima.

Accettare l’ineluttabilità della morte è il primo passo per evolvere in una direzione salvifica.
A proposito ringrazio Irene Sartini per il nostro recente scambio di idee su Facebook! Grazie!

Non tutti lo sanno ma questa forte fede mi è data dalla mia esperienza di vita in viaggio interiore verso la scoperta di me stessa grazie ad un orientamento (duro da conquistare e mantenere nel frastuono quotidiano) verso la Luce del Campo Gnostico della Rosacroce d’Oro.

Se ancora non conoscete il Lectorium Rosicrucianum vi invito a curiosare nella nostra Pagina Facebook Rosacroce d’Oro o nel sito ufficiale www.LectoriumRosicrucianum.it

Vi ringrazio e buona vita!
Claudia

 

Le poesie d’Amore sono le piu’ difficili!

Benigni è un grande perchè dice cose serie scherzando!
Guardate questa scena dal film La Tigre e la neve, sequenza che potremmo chiamare una Lezione sul far poesia. Che gioia, che entusiamo sincero e sentito!

“Siate felici, dovete patire! 🙂 … è da distesi che si vede il Cielo!”.

Quando guardai il film la prima volta mi venne in mente l’incisione di Hokusai in cui una vecchia tigre saltella allegramente sulla neve. Hokusai lo amo per le sue vedute del monte Fuji ma anche per la sua fanatasia unica che si esprime al massimo nei suo demoni e nei suoi fantasmi! Quando vidi la retrospettiva a Milano negli anni di studi me ne innamorai profondamente. E questa tigre la vidi per la prima volta, invece, sfogliando molto probabilmente questa edizione sulle Stampe Giapponesi della Taschen. Ecco qui sotto la tigre felice, tra l’altro ho trovato l’immagine in un blog carinissimo che vorro’ approfondire http://www.bunnychan.it/!

vecchia-tigre-nella-neve Katsushika Hokusai

vecchia-tigre-nella-neve Katsushika Hokusai

Leggete cosa scriveva di se Hokusai, sempre dal blog citato sopra:

“Già all’età di sei anni ho cominciato a disegnare ogni sorta di cose.
A cinquant’anni avevo già disegnato parecchio, ma niente di tutto quello che ho fatto prima dei miei settant’anni merita veramente che se ne parli.
E’ stato all’età di settantatre che ho cominciato a capire la vera forma degli animali, degli insetti e dei pesci e la natura delle piante e degli alberi..
E’ evidente perciò che a ottantasei anni avrò fatto via via sempre più progressi e che, a novant’anni, sarò entrato più a fondo nell’essenza dell’arte.
A cento avrò definitivamente raggiunto un livello meraviglioso e, a cento e dieci anni, ogni punto e ogni linea dei miei disegni avrà una sua propria vita.
Vorrei chiedere a coloro che mi sopravviveranno di prendere atto che non ho parlato senza ragione.
Scritto all’età di settantacinque anni da me, un tempo Hokusai, oggi Gokyorojin, il vecchio pazzo per il disegno.”

E’ davvero magico come l’essere umili sia sempre sinonimo di grande Spirito e grandi talenti!
Con l’invito di guardare sempre verso l’alto vi saluto e vi sprono ad osservare le stelle con occhi innamorati…

Luna piena, olio su tela 50x60 cm, disponibile sul mio Shop: https://www.etsy.com/ch-en/shop/ClaudiaNanniFineArt

Luna piena, olio su tela 50×60 cm, disponibile sul mio Shop: https://www.etsy.com/ch-en/shop/ClaudiaNanniFineArt

A presto.

Claudia

 

Carta moschicida

L’impegno di gestire un blog come ACQUAVIVA è per me serio e profondo. Non solo per il mio bisogno non piu’ inconscio di “esistere” ma lo è nei confronti di tutte le persone che mi seguono da anni, pazienti e teneaci… sicuri che prima o poi qualcosa di sensato offriro’ a loro. Oggi dedico questo post a Marina Marino, una mia cara amica del Lectorium Rosicrucianum, ringraziandola moltissimo per il bel libro che mi ha donato.

Il giardino delle nebbie notturne, di Tan Twan Eng è un romanzo anomalo, parla di una giovane donna e della sua storia triste, di un lutto da elaborare. Ambientato in Malesia negli anni dopo le trucidazioni giapponesi che hanno tramutato il destino di quelle terre. In ricordo della sorella morta nei campi di sterminio alla protagonista viene in mente di realizzare il sogno che allietava le giornate di sofferenza comuni: pianificare e realizzare un giardino giapponese. E’ davvero un libro da leggere…

Mizuno Toshikata - Samurai arciere, 1899

Mizuno Toshikata – Samurai arciere, 1899

Non amo riassumere i libri, meglio leggerli e rimanerne sorpresi, oggi comunque vi voglio citare un piccolo paragrafo che parla del tiro con l’arco, disciplina che per i giapponesi è una vera e propria Arte, destinata a pochi eletti, come l’Ikebana, l’arte del giardinaggio e molte altre dai nomi assurdi e difficili da ricordare. Il brano che condivido è tratto da Tao Te Ching di Lao Tzu (se non lo avete in casa compratelo, è un testo da tenere sul comodino e da leggere a caso ogni volta che subentra una crisi). Prima di questa citazione, il maestro dei giardini narra una storiellina su Lao Tzu e la sua partenza dalla corte dell’imperatore cinese 2500 anni fa….. anche questa è da leggere!!!!

La via del Cielo, quanto è simile all’atto di tendere un arco! Cio’ che alto è spinto in basso, cio’ che è in basso è tratto in alto; il sovrappiu’ è tolto, cio’ che manca è aggiunto. La via del Cielo toglie il sovrappiu’ e aggiunge cio’ che manca. La Via degli uomini, al contraio, non è cosi’: essi tolgono dove c’è mancanza per offrire dove c’è un sovrappiu'”.

Vi chiederete quando arriva la carta moschicida del titolo di questo post, vero? Ecco un’altra riflessione che il maestro di giardinaggio rivolge alla protagonista durante la meditazione prima della lezione di tiro con l’arco:

“La tua mente è come una striscia di carta moschicida appesa al soffitto. Ogni pensiero, anche il piu’ banale o il piu’ incongruo, ci resta attaccato”.

Oggi il mio intento è quello di incitarvi ad osservare i vostri pensieri. I miei sono ciclici come quelli di tutti noi e da anni mi accompagnano fedeli, alcuni sono svaniti, altri stanno maturando e forse voleranno via. Ne ho trovati anche di nuovi pronti ad attaccarsi alla corsa circolare intorno alla mia testa.

Come dice Lao Tzu noi uomini tendiamo ad aggiungere dove c’è un sovrappiu’… nella testa di noi occidentali esiste questo problema da sempre. L’incapacità di controllare il flusso dei pensieri ci prosciuga le energie, ci distrae e ci allontana dalla Via del Cielo che è leggera, semplice e ordinata.

Che tutti noi possiamo trovare la quiete per poter scoccare al meglio la freccia a noi donata! Freccia che ai miei occhi altro non è che la propria vita. Una parabola che puo’ portare al centro del bersaglio, al vero nucleo dal quale tutti noi proveniamo.

Rimanendo in tema di arcieria leggetevi anche Lo Zen e il tiro con l’arco, di Eugen Herrigel.
Qui alcuni brani letti da Riccardo Massai.

Have a nice day, dear friends 🙂

 

vietato spolverare la polvere di Dio

Blue clouds, oil painting by Claudia Nanni

Original oil painting. BLUE CLOUDS, Large painting 19X27,5” 50×70 cm by CLaudia Nanni Available on https://www.etsy.com/ch-en/shop/ClaudiaNanniFineArt

 

Buona giornata cari lettori!
Oggi, lunedi’, seguo il suggerimento del cielo. Qui splende il sole ed è tutto nitido e azzurro!
Sogno ad occhi aperti, volo perchè sono fortunata e felice.
Ascoltanto Volare di Domenico Modugno (è in loop da 25 minuti) sorrido e vi scrivo per ricordarvi che ci sono, per diffondere nel mondo un po’ di gioia e di entusiasmo.

Si puo’ gioire per mille ragioni, le mie sono interiori e vengono dal punto in cui riconosco di essere simile a Dio, originaria di una Patria che non ha bandiere.
Un battito sereno proveniente da una zona franca, dove tutti si amano e perdono quell’aspetto che li separa dagli altri.

L’Amore per il prossimo è un fondamento di ogni religione, un sentimento alto e sano se vissuto nel modo giusto.
Purtroppo solo il nostro cuore sa qual è quel modo corretto in cui includere l’altro nelle proprie azioni. Una maniera non semplicemente  “umanitarista” nè “altruista”, ma piuttosto frutto di una visione ampia, quasi induista o painteista. Tipica dell’Oriente, non nostra dell’Occidente.
Dove tutto è il frutto di Dio. Questo concetto è per noi quasi inafferrabile, lontano. Comunque sia sono sicura che ognuno di noi abbia avuto in dono un momento nel quale ha percepito questo Amore.
Onnipresente. Che è sempre nell’aria… come se fosse la polvere illuminata dal sole (fonte https://soundcloud.com/francescomargherita). L’Amore di Dio fa come la polvere: tocca tutti!

La polvere galleggia e si deposita in ogni punto in cui puo’ arrivare. Quello che siamo abituati a fare è rimuoverla all’istate. Perchè si deve, perchè in fondo abbiamo paura di chi oscura il nostro Ego.
Cosa potrebbe accadere se lasciassimo entrare questa polvere (luminosa e divina) in noi? Cosa accadrebbe?!

Potremmo venire sopraffatti dalla voglia di approfondire! Affondare in questa polvere di luce!!!! Allora scaviamo in noi stessi, insabbiamoci ancora di piu’.
Mai piu’ spolverarci di dosso questa polvere! Ma scaviamo, rigiriamoci ben bene nel fondo di noi stessi.. per poi tornare in alto consapevoli, impolverati di Luce e Amore!

Non so come mi nascono questi parallelismi con la vita quotidiana, so solo che a me non piace spolverare e forse oggi ho affiabbiato a questo gesto significato nascosto. 🙂
No, non scherzo: l’invito a tutti (non solo a chi deve spolverare in casa!) è quello di aprirsi alla polvere onnipresente. Il messaggio di Dio è continuo e pieno di Amore!

Se non lo avete ancora fatto leggetevi La vita di Pi. Un romanzo fantastico che vi illuminarà! Un viaggio spirituale in mezzo all’oceano assieme a una tigre…..

 

 

 

 

 

Nostalgia dell’anima

“Cosa posso fare per vivere secondo la mia vera natura, secondo la mia vera identità?”


crisalide-farfalla

Questa è la domanda più importante che un essere umano possa rivolgere a se stesso, e questa vera identità è l’elemento eterno nell’uomo,

di cui egli solitamente non è cosciente, ma che tuttavia preme per divenirlo e per realizzarsi.

“L’immagine a somiglianza di Dio” non è ancora manifestata in noi.

Allo stato attuale, l’essere umano è caratterizzato anche da una pseudo-identità, formata dai suoi desideri, dai suoi interessi e dai suoi compromessi egocentrici,
anche se la domanda riguardante la vera natura della vita non si occupa di come realizzare tale pseudo-identità.

Questa domanda chiede che la vita corrisponda realmente alla natura autentica dell’uomo, alle sue più reali possibilità, al suo vero Sé.

La condizione preliminare per avvicinarsi a tale principio è il riconoscimento dell’impossibilità di realizzarlo attraverso la felicità materiale, ideale o sentimentale,
o di poter compiere il momento di questa realizzazione dopo la morte, o ancora attraverso i rapporti con l’aldilà, i cosiddetti “domini superiori”.

La calma interiore è il terreno essenziale attraverso il quale il vero Sé germoglia.

Non si tratta di una tranquillità ostentata, di un ritiro nella propria interiorità abbandonando il mondo a se stesso, bensì di un’osservazione quieta e neutrale,
senza schierarsi a favore o contro qualsiasi cosa di cui facciamo esperienza. Si tratta di una “attesa consapevole”, necessaria per ascoltare e assecondare gli impulsi che provengono dall’essere interiore.

Esiste una vita in consonanza con il vero Essere dell’uomo, e consiste nello sviluppo delle sue inclinazioni spirituali più intime e profonde.
Ciò che è “Spirituale” non riguarda una facoltà intellettuale, non sono “spirituali” le forme e le fantasmagorie del nostro pensiero, né gli slanci del misticismo.
Quando parliamo di “spirituale” ci riferiamo a “linee di forza” creative e indistruttibili, portatrici di informazioni, forza, coscienza e che rappresentano la causa ultima di tutto ciò che è.

L’essenza più intima dell’essere umano è una tale “linea di forza creativa”, ma questa reale essenza è in noi attualmente latente.
Attraverso di essa ogni uomo è potenzialmente unito interiormente alle strutture analoghe degli altri esseri umani e al mondo divino.

Il mondo in cui viviamo è un mondo che non rispecchia in modo puro le linee di forza dello Spirito, anzi è in contrasto con esso. Come è possibile?
Questo accade perché le linee di forza creatrici dello Spirito generano “creature”, “onde di vita”, e data la libertà creativa a loro concordata possono “staccarsi” dalla loro origine e percorrere vie differenti.

L’onda di vita umana è una di queste. Una parte di essa si evolve in armonia, mentre un’altra parte si è distaccata dall’origine. Quest’ultima è la nostra umanità.
Ma nonostante tutto una linea di forza spirituale creativa sta alla base di ogni essere umano, nonché di ogni animale e di ogni pianta.

Nella Scuola della Rosacroce d’Oro l’essere umano è inteso come “microcosmo”. Un microcosmo umano perfetto è un essere spirituale che vive in armonia con il suo luogo d’origine,
il mondo dello Spirito, che è cosciente delle sue linee di forza e le sviluppa.
Il suo corpo, la sua personalità, è pura espressione dello Spirito, come anche la sua essenza vitale sottile, l’anima.
Non è sottoposto alle leggi karmiche e non conosce morte.

L’attuale umanità vive in un rapporto perturbato tra spirito e materia, e contribuisce a mantenere tale perturbazione. Le forze creative dello Spirito sono rese così inattive e risultano essere presenti nel micocosmo allo stato latente e inconscio.

E’ come se al seme di una pianta, che racchiude l’informazione creativa, gli fosse impedito di germogliare e finisse per produrre soltanto una caricatura, una imitazione della pianta autentica. Tuttavia, il mondo originale spirituale opera per eliminare questo ostacolo. Nel microcosmo questa attività si manifesta come una nostalgia dell’anima, che aspira a tornare a vivere dello Spirito, e ad abbandonare il proprio egocentrismo.

Per quanto grandi possano essere l’egocentricità, l’inerzia della materia che ne deriva, e la distorsione dell’immagine spirituale, alla fine le linee di forza dello Spirito dovranno svilupparsi e lo faranno. Verbo, Vita e Luce divini saranno sperimentati dall’essere umano e diventeranno pienamente attivi in lui.

Questa tendenza all’elevazione spirituale e alla rinuncia all’io è rafforzata e sostenuta nell’universo da tutti gli esseri che vivono già, o hanno iniziato a vivere, del giusto rapporto tra spirito, anima e corpo.

Il rapporto deve ora capovolgersi: il seme spirituale nell’essere umano deve svilupparsi e l’anima purificarsi dal proprio egocentrismo, in modo da edificare una personalità che dia nuovamente la possibilità alle linee di forza dello Spirito di esprimersi liberamente.

Allora l’uomo sarà in armonia con se stesso e con la sua più intima natura.

Questo processo viene chiamato trasfigurazione”.

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citazione integrale dal sito Lectoriumrosicrucinum.it
fotografia presa da questa gallery qui, autore: geis.sieg@libero.it

Buona lettura e grazie a tutti!

inadeguatezza

Sapete perché ci spaventano le montagne?

Perché proviamo un immenso senso di inadeguatezza nei confronti della bellezza della natura?

Perché ci riempiamo la vita di cose da fare?

Perché siamo frenetici e stressati?

Ecco il pensiero che vorrei condividere oggi:

Noi uomini d’oggi abbiamo dimenticato che nel far nulla risiede grande gioia e bellezza. 
A causa della nostra inadeguatezza nel reggere la realtà che il vuoto sprigiona in noi, ci ritroviamo dominati  dalla nostra difficoltà di lasciarci andare.
Andare verso il vuoto, verso il nostro centro che è il centro di tutto.

Forza dunque: scaliamo il nostro monte senza paure… lassu’ in cima troveremo un vuoto/pieno che ci attende!

In tema di realtà, natura e stupore vi consiglio di fare una ricerca di artisti iperrealisti, ce ne sono di davvero stupefacenti!
Dagli anni ’60 in poi grazie agli americani  Chuck Close, Richard EstesRalph Goings il mondo della pittura gareggia con la fotografia superando alle volte in sensazioni tattili e tridimensionalità.
Ron-Mueck-A-Girl, 2006
Qui sopra l’artista contemporaneo australiano Ron Mueck, che adoro, è un esempio struggente di quanto il reale sia lontano dalla nostra percezione e dalle nostre coscienze….

Specchio riflesso, buttati nel cesso!

Questa filastrocca ha caratterizzato la mia infanzia, quella stupidina e ludica. La si cantava per canzonare un’amichetta antipatica o il compagno troppo dispettoso.

Oggi un’intuizione me ne ha svelato il piu’ profondo significato, anzi: i suoi molteplici e profondissimi significati!
A chi mi conosce o a chi possiede uno spirito intuitivo modesto la mia direzione apparirà evidente, a tutti gli altri dedico questa libera interpretazione forse non troppo strampalata.
Donando loro questo post colgo l’occasione di spolverare in me stessa il concetto semplice per il quale dentro di noi c’è un Altro, da coltivare e liberare perché divino e non illusorio.

Il concetto chiave è semplicissimo. In noi vi è una piccola parte divina che si cela dietro mille nomi secolari: granello di senape, rosa del cuore, scintilla divina ecc.
E’ presente in noi umani dal momento in cui cadendo, tanto tempo fa da un posto chiamato Paradiso, ci siamo emancipati dal Padre di tutto. Allontanandoci in modo vertiginoso da tutto quel che era, è e sarà per sempre perfetto. Gettandoci a capofitto in una dimensione illusoria e peritura. Mortale.

Ricordiamoci che Gesu’ alla domanda “Com’è il Regno dei Cieli?” (Vangelo di Tommaso, 20) risponde: “È come un seme di senape, il più piccolo dei semi, ma quando cade sul terreno coltivato produce una grande pianta e diventa un riparo per gli uccelli del cielo.” Ecco, noi possediamo questo granellino e anche le sue potenzialità; noi siamo sia pianta che granello!

Grazie alle potenti forze rinnovatrici di Acquario, finita l’era dei Pesci e dopo millenarie sperimentazioni, noi uomini contemporanei ci sentiamo invasi da un malessere misterioso. Un forte disagio di natura ancestrale. E’ un malessere del cuore si,  ma non solo. In difficoltà c’è anche l’intelletto (impoverito e degenerato) che sente di non poter piu’ comprendere e la sua tendenza dominatrice risulta impotente nel tentativo di snocciolare la questione.

Perché sentiamo solo ora questo disagio?
Il merito di questo smottamento esistenziale è da attribuire all’impulso indagatore di Acquario, vi cito questo chiarissimo articolo Nel segno dell’Acquario:
“Con l’inizio dell’Era dell’Acquario, un grande periodo di liberazione ha avuto nuovamente inizio. Attraverso queste nuove forze irradianti, la razza umana è resa partecipe di tante nuove opportunità per raccogliere esperienze e conoscenza. Alla luce di questo, l’essere umano dovrebbe ora divenire cosciente del suo vero scopo. Tutti sono chiamati a fare ritorno al Campo di Vita Originale Divino, che è fuori dal tempo e dallo spazio. Questo è il fine dell’irradiamento delle forze dell’Acquario nel mondo.” (…) ” Queste forze irradianti particolari potenziano l’influsso del segno. Quello dell’Acquario è associato al pianeta Urano. Urano ha una corrispondenza speciale con il cuore. Insegna a pensare con il cuore in modo da riconoscere le nuove opportunità di quest’era.  Aiuta ad attraversare i confini e quindi porta al proprio vero destino.”
acquario
Il percorso liberatore non ha senso se non si accetta la nostra dualità, non ha senso nemmeno leggere queste parole se non si sente dentro di noi un richiamo impellente!
Con la caduta nasce l’Io perituro ed arrogante, sparisce il NOI che è Luce e Amore. Vi lascio ad una riflessione esistenziale non banale:

Noi eravamo Luce.
Noi siamo caduti.
Io son qui in Terra per esperire.
Io esperendo maturo il microcosmo che ospito.
Io, attraverso molteplici vite, mi riconosco come essere incompleto.
Io, a maturazione avvenuta, sono pronta per percorrere la strada verso Casa.
Noi, ci riconosciamo come parte del Tutto e tutti ci appaiono come fratelli.
Noi, grazie alle forze rinnovatrici e ad una grande Fede, possiamo unirci nuovamente alla Luce.
Noi a casa, che gioia!

In altre parole:
Esiste una vita in consonanza con il vero Essere dell’uomo, e consiste nello sviluppo delle sue inclinazioni spirituali più intime e profonde. Ciò che è “Spirituale” non riguarda una facoltà intellettuale, non sono “spirituali” le forme e le fantasmagorie del nostro pensiero, né gli slanci del misticismo. Quando parliamo di “spirituale” ci riferiamo a “linee di forza” creative e indistruttibili, portatrici di informazioni, forza, coscienza e che rappresentano la causa ultima di tutto ciò che è. L’essenza più intima dell’essere umano è una tale “linea di forza creativa”, ma questa reale essenza è in noi attualmente latente. Attraverso di essa ogni uomo è potenzialmente unito interiormente alle strutture analoghe degli altri esseri umani e al mondo divino.” (da Insegnamento, articolo dal sito del lectoriumrosicrucianum.it)
Dunque, ripeto: “Specchio -riflesso: buttati nel cesso!”

Amo giocare con le parole ed esprimere concetti seri con frasi ad effetto. Chi mi legge mi parla spesso di questa mia capacità coinvolgente…

Dunque specchiamoci, riconosciamoci a fondo e gettiamo tutto quello che è in surplus, che non ci appartiene e che ci lega a questa dimensione di illusione.
Diciamo a noi stessi questa frase, diciamola al nostro Io che è effimero e che ci distrae dal compito speciale che Dio ci ha donato!

Ora è il tempo giusto per agire!
Coraggio!

Andata e ritorno

Andata e ritorno di un microcosmo chiamato Uomo

L’essere umano è un microcosmo, un mondo in miniatura, una sintesi dell’universo. All’interno di un universo in cui tutti gli elementi hanno fondamentalmente una forma sferica, dal sistema solare alla terra fino all’atomo, l’essere umano non fa eccezione.

Il suo sistema vitale è assai complesso e consiste in una sfera di alcuni metri di diametro, al cui interno si trovano un corpo fisico racchiuso in un doppione eterico, un corpo astrale, un corpo mentale e un campo di manifestazione personale fortemente magnetico.

Questi elementi costituiscono nel loro insieme la personalità umana, la quale subisce anche l’influenza di altri elementi presenti nel microcosmo, quasi sempre inconsci, provenienti dal passato. Tutti questi aspetti contribuiscono a determinare l’essere umano nel suo complesso, che è quindi un’entità molto più articolata e multiforme di quanto il nostro sguardo ordinario possa percepire.

Uomo, conosci te stesso e conoscerai l’universo e Dio”.

Questo sintetico motto è inciso da secoli sul frontone del Tempio di Delfi, in Grecia, e indica come l’essere umano sia da un lato una sintesi dell’intero universo, dall’altro un aspetto del divino.

È con questa visione che, durante il Rinascimento, Pico della Mirandola scrisse ne La dignità dell’uomo: “Adamo, sei stato collocato al centro del mondo perché potessi così contemplare più comodamente tutto quanto è nel mondo. Non sei stato fatto del tutto né celeste né terreno, né mortale né immortale, perché tu possa plasmarti, libero artefice di te stesso, conforme a quel modello che ti sembrerà migliore. Potrai degenerare fino alle cose inferiori, i bruti, e potrai rigenerarti, se vuoi, sino alle creature superne, alle divine”.

Il microcosmo viaggia attraverso lo spazio e il tempo in cerca della sua Origine.

L’Origine lo chiama e attende di potersi prendere cura di lui. Noi siamo il pilota – quasi sempre inconsapevole – di una navicella spaziale che viaggia attraverso lo spazio e il tempo. Cosa guida questo viaggio?
Apparentemente i desideri, a volte capricciosi, del pilota, il suo essere attratto da questa o quella galassia, da questa o quella esperienza. Ma la navicella spaziale – il microcosmo – va in cerca della sua Origine, da cui è irresistibilmente attratta.
Per navigare nel cosmo dell’esistenza, il pilota – che ha perso da tempo il contatto con il cuore centrale della navicella – utilizza una centralina di memoria, dove sono registrate ed elaborate tutte le esperienze fatte sulle varie galassie. Il pilota ovviamente invecchia e un giorno muore, e la centralina viene ereditata dal pilota successivo nel momento in cui si pone alla guida della navicella.
Accade così che il microcosmo attraversa lo spazio e il tempo sotto la guida effettiva della centralina, la memoria delle esperienze … e il suo cuore pulsante non riesce a far sentire la sua voce. Ma l’Origine, il Padre-Madre di ogni cosa, va in cerca di ciò che ha creato ed emette una vibrazione, che si espande nello spazio secondo un certo ritmo.

Al centro del microcosmo brilla da sempre una scintilla divina, anche se talvolta molto debolmente.

Essa chiede senza sosta un alimento per infiammarsi e tornare a splendere come una fiaccola. Al centro della navicella vi è un cuore pulsante, il microcosmo è alimentato da una scintilla divina. Ma intorno a questa fonte di vita si è formato un bozzolo di materia, così spesso da arrivare a soffocare quasi del tutto l’attività della scintilla.
Eppure essa anela a espandersi, vuole tornare a brillare come una fiaccola, a illuminare tutto il microcosmo, l’intera navicella, e chiede senza sosta un alimento. Intanto l’Origine, il Padre-Madre di ogni cosa, va in cerca di ciò che ha creato ed emette una vibrazione, che si espande nello spazio secondo un certo ritmo. Ed ecco che il cuore pulsante della navicella entra in risonanza, la scintilla divina nel microcosmo si accende, si illumina, prende nuova vita, un battito sconosciuto e antico scuote il bozzolo di materia, la centralina di memoria subisce un piccolo black-out, il pilota perde per un breve momento il controllo della navicella …
In un attimo sospeso nel tempo, in un luogo sconosciuto della coscienza, il pilota vede una nuova rotta. Trasmette allora le nuove coordinate alla centralina, ma questa non le riconosce, poiché non fanno parte della sua memoria, della sua esperienza. Il pilota si rende conto che solo il cuore pulsante può trasmettergli le corrette coordinate per il viaggio, ma nel contempo si accorge che due energie si fronteggiano ormai all’interno della navicella: l’attrazione del microcosmo verso la sua Origine e la sete di esperienze che egli ha seguito fino a quel momento. Ed è lui che deve scegliere se cambiare rotta. Cosa farà?

Una volta accesa, ogni fiaccola chiama a raccolta altre scintille divine, come la vibrazione emanata da un diapason mette in risonanza altri diapason.

A partire dal momento in cui il pilota sceglie di cambiare rotta, la scintilla riprende vita. Il vero viaggio inizia, un viaggio fondamentalmente diverso, anche se apparentemente simile, poiché i luoghi visitati fanno sempre parte dell’universo conosciuto.
Ma ogni esperienza contribuisce ora ad alimentare la scintilla, e un bel giorno al centro del microcosmo brilla nuovamente una fiaccola, la navicella è illuminata, la sua rotta cambia definitivamente. Essa non solca più lo spazio e il tempo delle esperienze, ma segue un nuovo piano di volo. Questo piano di volo la spinge verso altre navicelle, che vagano ancora nell’universo delle esperienze senza una vera rotta. E come la vibrazione di un diapason mette in risonanza altri diapason della stessa frequenza, cioè della stessa natura, così la fiaccola che arde nella navicella microcosmica accende al suo passaggio le scintille divine che ancora giacciono, inerti e dimenticate, nei bozzoli.
Il viaggio attraverso lo spazio e il tempo assume allora un ordine ben diverso: non sono più i desideri del pilota a orientarlo, ma la vibrazione luminosa che pulsa al centro del microcosmo e che va incontro a ciò che gli è simile.

Sulla Via del Ritorno, la Pace dell’Origine accoglie il microcosmo.

Nel corso di questo nuovo viaggio un silenzio vibrante si diffonde all’interno della navicella, e il pilota può finalmente penetrare in una stanza in cui regna una pace sconosciuta. Il rumore prodotto da ciò che accade intorno alla navicella non può penetrare in quel luogo.
Lì egli sente il Suono dell’Origine, la Parola Vivente del suo Padre-Madre. Una Pace che sorpassa ogni sua comprensione lo impregna, ed egli si stende e si rilassa, finalmente.

“Dove finisce il viaggio?” è una domanda che perde progressivamente ogni significato, poiché la Pace dell’Origine cresce in lui inarrestabile a ogni istante vissuto al servizio dei suoi simili. La Via del Ritorno diviene luminosa come un’aurora.

Tratto dal sito www.rosacroce.info, un articolo dalla rivista trimestrale Pentagramma

Biancaneve liberata

IL MESSAGGIO DEL GRAAL NELLE FIABE
( Pentagramma italiano, 2° trimestre 1991 )

Cosa sono le fiabe?
Quando sono autentiche, esse provengono dalla sorgente cosmica della verità eterna. Numerose fiabe popolari sono dunque messaggi dell’anima e risvegliano nell’umanità una nostalgia: quella di dover compiere una missione interiore, segreta e creatrice.
I racconti illustrano, con l’aiuto di immagini semplici, questo processo di creazione. Ma nella nostra epoca pochi uomini sono ancora in grado di comprendere intuitivamente il loro messaggio. Ecco perché si tenta di svelare questo messaggio in vari modi.
Vi sono delle fiabe che, come gioielli scintillanti, danno una profonda conoscenza del mistero del Graal; sono quelle che provengono dalle scuole dei misteri cristiani del medioevo, fiabe destinate a trasmettere il loro contenuto gnostico ai cercatori dell’epoca, molto più abituati di noi alle immagini e ai simboli.
Questi racconti non riflettono solamente il processo di sviluppo naturale dell’anima nel mondo dialettico, ma testimoniano anche di un intervento cristico, cosmico e universale, che agisce ovunque e in tutto, dall’interiore verso l’esteriore e dall’esteriore verso l’interiore, tanto nel microcosmo come nel macrocosmo.

Poiché scaturiscono dalla Gnosi, questi racconti presentano il triplice processo universale secondo questa formula:

1. tutti i microcosmi provengono dal mondo divino, o a causa della loro caduta o per la loro offerta d’amore, Ex Deo nascimur
2. tutti i microcosmi legati al mondo dello spazio‑tempo, sia per la loro caduta che per la loro offerta d’amore, passano attraverso innumerevoli prove e purificazioni e, prima del ritorno, attraverso l’annientamento dell’io, In Jesu morimur
3. dopo la rinascita perfetta dell’anima essi si elevano dalla natura della morte e ritornano al mondo divino attraverso la forza dello Spirito vivente, Per Spiritum Sanctum Reviviscimus.
In una fiaba autentica questa triplice impronta universale è visibile anche se è solo un tenue riflesso. Questi racconti parlano di un incidente cosmico, come la caduta degli spiriti luciferini, e dell’offerta d’amore volontaria della Fraternità Cristica. Questa è una realtà superiore che penetra tutto, e alla quale tutti gli uomini sono legati più o meno consciamente.

La fiaba di BIANCANEVE dà un’immagine particolarmente bella e penetrante di questo messaggio cosmico.
La fiaba comincia nel momento in cui la regina sta cucendo davanti a una finestra incorniciata di nero: guardando il paesaggio invernale si punge un dito, e tre gocce di sangue cadono sulla neve. Questo simbolo appare anche nella storia di Parsifal:
è il simbolo del Graal che tocca direttamente il cuore.
La neve rappresenta la purezza, il silenzio, la verginità del principio ricettore dell’anima. Il sangue simbolizza la forza solare creatrice, il fuoco divino. Tre gocce di sangue sulla neve: sono l’immagine della triplice offerta del Logos solare, che si manifesta attraverso la saggezza, l’amore e l’attività della Triplice Alleanza della Luce (Graal, Catari e Rosacroce).

Tramite la loro offerta queste tre fraternità testimoniano dell’intervento cosmico cristico. Esse discendono nell’abisso della terra per purificare ed elevare di nuovo nel campo divino dello Spirito l’anima umana caduta ‑ la Pistis Sophia – prigioniera della materia.

Quando la regina vede le tre gocce di sangue sulla neve, desidera avere una bimba dalla pelle bianca come la neve, simbolo della purezza, dalle guance rosse come il sangue, simbolo della forza d’amore e della disposizione al dono di sé, e dai capelli neri come l’ebano. Quest’immagine prefigura un avvenire ancora nascosto nel quale il piano divino si compirà. Anche qui si presentano tre aspetti della Fraternità Universale.

Si può vedere la regina come la madre divina originale, o sostanza originale; la madre della saggezza, che fa nascere il principio puro e divino dell’anima, nel cuore di ognuno. Così Biancaneve, la piccola Biancaneve, nasce nel cuore del microcosmo; è il fragile germe di un’anima divina in mezzo alle forze della natura. Poi la regina muore, la sostanza originale si perde nella coscienza e al suo posto compare la matrigna, la materia cristallizzata, separata da Dio. L’apparenza prende il posto dell’essenza. Questa è l’immagine della caduta dell’anima onnisciente nell’incoscienza della materia grossolana.

L’uomo primordiale si è separato dal regno di luce della madre originale e deve dunque subire la penosa prova che lo conduce dalla nascita alla morte. Egli cade in preda all’incoscienza e al desiderio animale, e giunge nella materia oscura e mutevole che è illusione e che, come una falsa madre, si oppone all’anima divina. Il potente istinto di conservazione di questa madre lo fa continuamente tremare per la sua illusoria esistenza.

La matrigna
riveste numerosi aspetti. Essa personifica, in particolare, le forze della natura della morte, con tutti i suoi desideri, tutte le sue speculazioni e imitazioni. Sono le forze che spogliano sistematicamente la Pistis Sophia della sua luce. E ciò accade perché l’uomo, individualmente e collettivamente, è unito alla matrigna e si nutre della sua forza fondamentale, perché la sua personalità è portatrice di questa forza. Conosciamo “l’io” che vuole primeggiare, conosciamo i suoi desideri, la sua ostinata volontà, le sue speculazioni e scaltrezze al servizio del suo interesse personale. È la matrigna in noi, la nemica della piccola Biancaneve, del principio divino dell’anima, la Rosa del cuore.
In tutte le sfere del mondo dialettico l’uomo sperimenta i tentativi della matrigna di preservare la propria esistenza attaccando ciò che è immortale. L’angoscia incessante per la sua illusoria e personale esistenza e la paura d’essere smascherata devono infine portare al completo annientamento dell’io e di tutte le illusioni. Il triplice attacco all’anima è incessantemente infranto per mezzo della triplice offerta d’amore delle forze dell’Anima‑Spirito. Ma prima che il piano di salvezza del Logos si compia, ogni individuo sufficientemente maturo segue un difficile processo per divenire cosciente, processo radicale e intensamente drammatico.

Nella fiaba, Biancaneve cresce per sette anni e sviluppa le forze naturali dell’anima, fino al giorno in cui raggiunge la bellezza e la maturità. L’angoscia, la cattiveria e la gelosia della matrigna aumentano; essa sembra sospettare che in tutti i domini, esteriori ed interiori, stia per risvegliarsi un essere ben superiore a lei, più bello e potente. Nell’angoscia di dover subire una sconfitta, si volge verso lo specchio della neutralità, la coscienza cosmica che riflette la nuda realtà.
Regina, tu sei la più bella qui. Ma Biancaneve è mille volte più bella di te”, risponde lo specchio della verità. Non sorprende che la Regina sia definita “la più bella qui” cioè in questo mondo in cui è norma che si anteponga la personalità; poiché Biancaneve, il principio dell’anima divina, non è di questo mondo! La matrigna convoca il cacciatore affinché faccia morire Biancaneve; ma questi, impietosito, la lascia fuggire nella foresta e porta alla matrigna il cuore e il fegato di un animale che ha ucciso.


Il cacciatore
rappresenta l’intelletto dell’uomo, il quale deve essere condotto al silenzio dalla coscienza dell’anima che si risveglia. Ciò è simboleggiato da un cuore freddo e un fegato inerte, poiché nel processo alchemico del cambiamento dell’anima naturale in anima divina cosciente il cuore e il fegato sono i due organi essenziali per l’attrazione e l’assimilazione delle forze eteriche superiori (i quattro alimenti santi). Essi sono responsabili inoltre dell’espulsione delle sostanze nocive. Il cacciatore, cioè l’intelletto, è a questo punto già divenuto il servitore dell’anima superiore. Egli lascia scappare Biancaneve per “compassione”, e dà alla Regina, la matrigna, ciò che gli ritorna.
Il cammino di Biancaneve la conduce ora attraverso la foresta e su sette montagne. L’anima che aspira alla verità s’allontana dal mondo dialettico della matrigna e giunge nei pressi della “casetta dei sette nani” che si trova “dietro le sette montagne” dunque in un altro mondo. Quest’immagine appare anche nelle Upanishad: indica il loto del cuore, con i sette petali, le sette forze e proprietà. È anche un’allusione alle sette cavità cerebrali dove, come nella miniera, l’oro spirituale dev’essere portato alla luce. I sette nani sono i sette strumenti di cui l’organismo umano dispone; le sette forze di saggezza che collaborano alla ricreazione dell’uomo‑anima-spirito.
Biancaneve mangia nei sette piccoli piatti, beve nei sette piccoli bicchieri e dorme in uno dei sette piccoli letti dei nani. La nuova coscienza dell’anima che si risveglia si nutre di sette nuove forze, beve e mangia i santi alimenti dello Spirito Settemplice Universale; in cui trova la pace e la sicurezza.
Nelle fiabe, i nani sono spesso dotati di una saggezza presente nella coscienza dell’uomo in forma rudimentale, dunque limitata e ridotta. I sette Rishi dell’India, i sette Bodhisatva che ritornano incessantemente e i sette saggi della Grecia antica celano lo stesso simbolo. Sono le sette forze cosmiche della verità del passato originale, che hanno collaborato allo sviluppo delle sette cavità cerebrali e del focolaio della coscienza dell’essere umano. Ma vi è anche una forza settemplice di nuova saggezza che con la discesa del Cristo cosmico turba la rosa del cuore e prepara l’uomo al cammino di croce delle rose.

La casetta dei sette nani
si può anche rapportare alla manifestazione nella materia d’una scuola dei misteri. Vi si lavora con zelo affinché il processo della triplice morte e della triplice vittoria dell’anima si compia nell’aspirante ai misteri. La matrigna perviene alla coscienza dell’anima che si desta nella massima confusione. Alla sua domanda viene risposto: “Regina, tu sei la più bella qui, ma oltre le sette montagne, nella casa dei sette nani, Biancaneve è mille volte più bella di te!”.
Il nemico dell’anima, l’istinto di conservazione dialettico, è ora chiamato alla riscossa e l’io individuale e collettivo passa all’attacco dell’anima. Le forze della natura della morte elaborano tre piani omicidi: questo triplice processo d’annientamento entra in azione quando il principio dell’anima è risvegliato nel cuore del loto e collabora con le forze che estraggono l’oro dalle cavità cerebrali.
La matrigna, travestita da mercante, si reca alla casetta dei nani e offre a Biancaneve un grazioso corsetto: “Lascia che te lo allacci ben stretto!”; e Biancaneve si abbandona alle forze d’imitazione sotto la pressione della falsa morale di questo mondo. Di natura pura e divina, essa non concepisce il male e lascia che la matrigna stringa così forte il corsetto da farla cadere “come morta” al suolo. Le forze d’imitazione si nascondono sotto un aspetto di bontà, ma non sono che apparenza, armate della morale ordinaria che non è altro che una cultura senza verità essenziale. Esse promettono il cielo, il potere, la felicità e il benessere terrestre sulla base della formula: “Occhio per occhio, dente per dente”.


I corsetti della matrigna
sono noti a tutti. Il mondo dialettico ne possiede un intero arsenale. Essi determinano lo stato del sangue (con tutto il suo Karma), la moralità, la mentalità, il carattere dell’individuo e della cultura come anche le guerre tra i popoli. Attualmente opprimono l’umanità tanto interiormente che esteriormente: la contaminazione chimica e radioattiva, gli alimenti che gli umani sono costretti a consumare, ovunque delle materie nocive provocano la degenerazione e la cristallizzazione, provocando una sistematica asfissia dell’anima. L’umanità prova tutto ciò più o meno consciamente. Ma l’uomo sul cammino della liberazione se ne rende ben conto, ne è pienamente cosciente. La matrigna in lui lo afferra senza posa, con sentimenti d’angoscia e di vanità, fantasmi soffocanti che bloccano la coscienza dell’anima sul punto di svegliarsi e la privano del necessario soffio vitale. Ma se l’uomo mantiene un legame cosciente con la settemplice forza della Gnosi, questa manifesta allora la sua forza liberatrice. I sette nani liberano dal corsetto Biancaneve, e la forza della settemplice saggezza ridona alla coscienza dell’anima in germe il soffio vitale necessario.
Quando lo specchio della verità avverte la matrigna della risurrezione di Biancaneve, essa decide con rabbia di perpetrare un secondo omicidio. Nuovamente travestita, tenta di uccidere Biancaneve con un pettine avvelenato: “Lascia che ti acconci graziosamente” le dice. Biancaneve, malgrado l’avvertimento delle sette forze della saggezza, continua a non sospettare il male e si lascia pettinare dalle forze d’imitazione della falsa idealità, per cui ancora una volta, “cade come morta”.

Il primo tentativo omicida è diretto verso i centri emozionali, il cuore e gli organi della respirazione (propri della pancia – il corsetto), il secondo contro la testa, focolaio dei centri nervosi e del pensiero.

Dopo la caduta dei microcosmi e la loro unione con l’uomo animale, l’ostinata volontà arbitraria dell’uomo consuma la sua attività cerebrale. In effetti, il pensiero autentico, legato allo spirito, è scomparso; le creazioni mentali sono speculative e sperimentali. Ingovernabili, incontrollate, interamente orientate sulla conservazione dell’io, esse non sono più gli ornamenti dell’uomo, la “corona della creazione”. Come il pettine avvelenato, anch’esse uccidono l’anima.
Quando la matrigna sente dire per la terza volta che Biancaneve vive ancora, intraprende allora il suo terzo tentativo per farla morire. Questa è la prova decisiva. L’intera natura dialettica, la natura separata da Dio, è riassunta nel simbolo della mela avvelenata, che attacca l’anima che si desta, nel cuore del microcosmo. Come in una ripetizione della caduta originale, questo frutto è il simbolo di tutte le forze di seduzione e d’imitazione. Queste forze sono finalizzate alla distruzione dell’anima.

Al termine di un periodo di manifestazione, la matrigna mette mano ai materiali di costruzione cosmici, al fine di utilizzare le energie cosmiche della fissione dell’atomo per mantenersi e conservare la propria potenza. Una fase finale di questo tipo è sempre posta sotto il segno della mela avvelenata, che è lo strumento della caduta da un mondo superiore in un mondo inferiore. La volontà personale dell’uomo si impadronisce di un “frutto” che non gli appartiene, o non ancora, perché lo danneggerebbe. Le sette forze di saggezza che si sono lentamente formate nel corso dello sviluppo dell’umanità, non sono sufficienti a risvegliare il principio dell’anima di Biancaneve. Per liberare l’anima dall’impotenza in cui è stata relegata dal peccato originale, occorre che la suprema legge cosmica intervenga. È la ragione per cui il Cristo, cioè la suprema forza universale dello Spirito, si è offerto e discende fin nella natura della morte per penetrare nel cuore di tutti gli esseri che gli si aprono.
Ecco perché la coscienza‑Gesù dice “Il Padre e io siamo uno” e “Senza di me non potete nulla”. Nella fiaba Biancaneve è creduta morta dai sette nani, che la piangono. Essi la mettono in una bara di cristallo che porta il suo nome in lettere d’oro e la portano su un’alta montagna, dove Biancaneve, esposta nella sua meravigliosa bellezza, è vegliata dalle civette, dai corvi e dalle colombe. L’anima dell’uomo, che cammina attraverso le profonde tenebre della matrigna e soffre coscientemente per lo stato d’impotenza in cui è stata posta dal peccato originale, è seppellita in una tomba come Cristiano Rosacroce. Questo involucro cristallino porta le lettere d’oro della purezza ed è sigillato ermeticamente.

Questa bara di cristallo, autentico simbolo del Graal, rappresenta il nuovo corpo eterico, l’abito di luce, in cui si compie il miracolo alchemico della Trasfigurazione; il perfetto ristabilimento del microcosmo originale; in essa l’anima veglia alla realizzazione suprema dell’oro del suo nome. Sull’alta montagna ‑ simbolo del cranio ‑ il processo della Trasfigurazione continua nella bara ermetica custodita dai tre animali dei misteri, che rappresentano la Triplice Fraternità Universale.
La civetta simboleggia la saggezza, il corvo si rapporta al discernimento, al prericordo e alla comprensione d’un avvenire ancora sconosciuto; la colomba rappresenta l’offerta d’amore e l’unione dell’anima con lo Spirito. Queste tre forze proteggono il processo alchemico della Trasfigurazione e corrispondono a tre periodi, ai “tre giorni” che precedono la Risurrezione.
La fiaba racconta poi che il figlio del Re trova la bara di Biancaneve, e, colpito dalla sua bellezza immateriale, la chiede ai sette nani, i quali non gliela vogliono dare “nemmeno per tutto l’oro del mondo”. Tuttavia, poiché il principe non può più vivere senza Biancaneve e vuole venerarla come sua beneamata, i nani gliela donano. Egli fa allora portare la bara nel suo reame dai suoi servitori. Costoro inciampano lungo il cammino in una “pietra”, grazie alla quale la “mela avvelenata” esce dalla bocca di Biancaneve, che si risveglia alla nuova vita. Lo Spirito che dà la vita, il figlio del Re, si volge verso l’anima per destarla dal triplice sonno e ricondurla “a casa”, nel campo di vita originale.

Le sette forze istruttrici della coscienza, “i nani”, sono sostituite presso l’anima dal mistero più interiore, che irradia sul microcosmo come realtà suprema e assoluta a partire dal centro del macrocosmo. Questa sostituzione delle vecchie forze di saggezza ha luogo anche sul piano cosmico. I sette nani non abbandonano alla matrigna l’anima affidata alle loro cure, non lo farebbero “per tutto l’oro del mondo”. Ma si ritirano volontariamente offrendo allo Spirito cristico l’anima universale nel suo nuovo corpo eterico, la bara in cui giace Biancaneve. La forza suprema dello Spirito prende così la direzione per risvegliare l’anima divina e ricondurla a casa, nel campo di vita originale. Affinché questo piano riesca, il principio fondamentale dell’empietà, simboleggiato dalla mela avvelenata, deve uscire dall’anima rinnovata.
Ecco perché “la pietra”, l’ultima tappa da superare, si trova cristallizzata nella coscienza in sviluppo; l’uomo la percepisce solo quando inciampa su di essa. Allora l’ultimo resto d’empietà cade ed è rigettato dal sistema rinnovato. La pietra diviene “la pietra angolare” della nuova coscienza cristica, la pietra dei saggi, che fa della risurrezione dell’anima divina una realtà assoluta.

La fiaba finisce bene. Biancaneve e il figlio del Re ritornano nel regno del Padre e celebrano le loro nozze nello splendore e nella gloria. Le nozze alchemiche dell’Anima e dello Spirito, il ritorno della monade alla sua origine divina, sono finalmente compiute. L’Anima‑Spirito risuscitata trova la sua realizzazione nella coscienza cristica cosmica universale. Il triplice piano di salvezza del Logos è riuscito; esso vale per tutta l’umanità e sarà un giorno realizzato.


Ma ciascuno, preso individualmente, è chiamato a realizzarlo in se stesso, liberamente e coscientemente. Da solo l’uomo non può divenire Cristo.

Cosa avviene della “falsa madre”? Occorre rendere a Cesare ciò che è di Cesare. La personalità non cessa di mettersi in mostra, va incontro alla sua condanna danzando sui carboni ardenti e crolla sotto i colpi del proprio giudizio. È giunto il tempo in cui l’intera umanità riceve l’invito alle nozze alchemiche.


Ma chi può sottrarsi interamente all’influenza della matrigna? Sono coloro che comprendono il messaggio del Graal attraverso la storia di Biancaneve, che seguono l’appello e vi rispondono con la loro vita.

ritorna il Lectorium in Ticino!

Forse tutti voi – amici lettori – ormai sapete che la mia fede gnostica fa riferimento alla Scuola Internazionale della Rosacroce d’Oro, conosciuta nel mondo come il Lectorium Rosicrucianum.

A tutti quelli che non hanno capito bene di che cosa si tratta, a tutti gli amici ticinesi e a tutti i liberi cercatori rivolgo con piacere e gioia l’invito alla

Serata di dialogo che GIOVEDì 18 OTTOBRE si terrà a Lugano presso l’HOTEL PESTALOZZI
(dalle ore 20.30)

Il tema della lettura è l’UNICA RIVOLUZIONE.
Si parlerà apertamente e in modo semplice della possibilità che ad ogni uomo è offerta: il ritorno alla proprio Vera casa… attraverso un cammino liberatorio di autoconoscenza!

Spero di potervi conoscere o rivedere di persona!
Che la Luce interiore possa guidarvi giovedì 18, dopo cena, proprio verso Lugano!
😉